“Early work” 1966-1972: la sfida alla gravità del primo Richard Serra



“Serra suggests we train ourselves to look at works in terms of “procedural time”, which is “the time of the film in its making” così si esprime il critico d’arte di origini greche Nicolas Calas suggerendo la modalità più opportuna con cui avvicinarsi all’opera di Richard Serra, uno dei rappresentanti più noti del Minimalismo grazie alle sue colossali creazioni scultoree in acciaio e alle opere site-specific di Land Art.

In realtà, molto più oscura e meno conosciuta anche agli estimatori più appassionati, è la prima stagione creativa del grande man of steel : gli anni dal 1966 al 1972 generano straordinari cortocircuiti creativi impiegando materiali non convenzionali per il mood dell’epoca quali la gomma, il neon e il piombo. Se elementari e quasi primitive sono le tecniche di costruzione e lavorazione, non si può dire altrettanto delle pretese dello scultore americano nei confronti dei suoi materiali, specialmente nel caso del piombo. Quest’ultimo, infatti, è scelto proprio in virtù di alcuni “difetti di fabbrica” che vengono però letti come inesauribile potenziale creativo: ineleganza, inerzia, inelasticità, bruttezza e grevità. La pesantezza degli assemblaggi, la sfida alla gravità tramite precari equilibri strutturali e la percezione destabilizzante dello spettatore sono le specificità di tutte le creazioni dell’artista da ora agli anni a seguire: così, se il peso è il fattore principale della sua ricerca, non poteva che essere scelta obbligata l’utilizzare il piombo.

Il ricorso ossessivo ai materiali industriali, in parte anche fattore “genetico” (sia il giovane Richard negli anni del college sia il padre sono stati impiegati lungo tempo nell’industria cantieristica), si sposa con l’apertura alla sperimentazione attraverso il neon e il linguaggio video, sempre però finalizzata ad indagare la varietà delle reazioni dei materiali rispetto al suo intervento. Non a caso i primi film erano dei brevi close-ups sulla mano come unico mezzo chiamato a misurarsi, pur nella sua inadeguatezza, con le potenzialità dei materiali: dita sporche che cercano a fatica di trascinare fuori dalla cornice fogli colorati per sovrapporli tra di loro (“Color Aid“), mani che tentano inutilmente di afferrare pezzi di piombo mentre cadono (“Hand catching lead“). Negli anni successivi compaiono video in cui viene coinvolta la presenza umana nella sua totalità corporea, tramite il ricorso sensoriale alla vista, l’udito e il tatto.

Richard Serra nel suo studio, 1968 (tratta da “Early Work”)


1966-72: neon, video, gomma e piombo (“Early Work”)

Questi sei anni di attività del beginner Richard Serra, nella loro eterogeneità e anticipazione delle ricerche successive che l’hanno consacrato a maestro della process e land art, sono l’oggetto della prima monografia ufficiale promossa in riferimento alla mostra “Richard Serra: Early work” tenutasi presso la galleria di David Zwirner a New York tra l’aprile e il giugno 2013. E’ di pochi giorni fa, inoltre, l’evento di promozione della monografia presso la libreria Strand (NY) a cui ha preso parte lo stesso Serra, svelando altri retroscena di questa sua fase creativa.

Francesca Asti & Federica Manfredini