13 Reasons Why

Hannah Baker è una ragazza di 17 anni che decide di suicidarsi. Prima di compiere questo gesto, però, registra 13 audiocassette che contengono le motivazioni che l’hanno condotta al gesto estremo. A chi sono rivolte queste cassette però? Che nascondano risposte che nessuno si aspetta? Con gli occhi e le orecchie di Clay Jensen pian piano capiremo quali sono le risposte a tutte queste domande.

Parlando brevemente e sommariamente di una serie come questa si corre il rischio di apparire banali come, per altro, riguardo al tema centrale della stessa: il bullismo. “13 Reasons Why” si propone come un prodotto audiovisivo di natura estremamente commerciale che ha l’ambizione di “parlare” a un pubblico molto ampio di un argomento molto spinoso e che riguarda sempre più adolescenti della nostra contemporaneità.

La serie è costruita in maniera molto accattivante, attraverso l’ascolto lungo 13 puntate delle 12 cassette che Hanna ha lasciato a tutti i suoi amici/nemici. Questo stratagemma invoglia molto lo spettatore a proseguire, aiutato anche dalla costruzione dinamica della storia, che alterna continuamente il tempo passato e quello presente, senza però ingannare mai lo spettatore, grazie ad una cicatrice del protagonista.

Quando si entra nell’analisi dei contenuti, tendo a prendere le distanze sia dai trionfalismi che dalle nette stroncature che mi è capitato di leggere in varie testate/siti internet. Credo che la serie proponga elementi stimolanti e accattivanti, ma al tempo stesso, soprattutto nella sua parte finale, commetta delle ingenuità e tenda a divagare, abbracciando scelte narrative troppo facili (non entro nei dettagli perchè sono elementi direttamente collegati al finale di stagione).

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Al tempo stesso non trovo la stessa cura nella caratterizzazione dei personaggi, il che contribuisce ad aumentare le perplessità in merito alle relazioni tra questi e la protagonista Hanna. La sua figura è quella che ancora adesso faccio molta fatica ad inquadrare: accattivante per certi versi, ma da altri punti di vista troppo “scritta” e “guidata” per far sì che la storia prenda una certa direzione: credo che il suo personaggio incarni perfettamente tutte le contraddizioni della serie stessa.

Ciò che ho apprezzato molto, oltre alla recitazione, è stato finalmente il piacere di assistere ad una serie dal forte taglio teen in cui gli adolescenti (FINALMENTE) parlano come tali e non come 35-40enni con alle spalle due divorzi e 4 figli da mantenere con uno stipendio da mille dollari. Sono ambivalenti, antipatici ma al tempo stesso suscitano compassione. Mi ha fatto storcere decisamente il naso, però, il casting di Hanna e Clay: è poco credibile che due ragazzi così di bell’aspetto e con un certo stile siano davvero così isolati da tutto il resto del contesto scolastico.

“13 Reasons Why” promosso allora? Se devo essere sincero la mia risposta è NI. Le connaturate ambiguità e contraddizioni della serie non mi fanno propendere troppo per un giudizio o l’altro. Sicuramente è una serie interessante, ma non esente da pesanti critiche. Quello che non volevo assolutamente vedere? Una seconda stagione…annunciata in maniera imbarazzante nell’ultima puntata. Sono curioso (in negativo) di vedere cosa ci racconteranno questa volta.

Matteo Palmieri