Andarsene, Rodrigo Hasbùn

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La famiglia Ertl si trasferisce in Bolivia per sfuggire alle persecuzioni naziste postbelliche. Il Padre Hans, cineasta che a suo tempo magnificò le gesta del Reich sotto la guida di Leni Riefenstahl, decide di reinventarsi come archeologo, lasciando la moglie e le tre figlie a fare i conti con la sua perenne assenza.

Anche se Monika, la maggiore delle tre, in qualche modo eredita il suo spirito ribelle e anticonformista, dimostrando che il seme paterno ha attecchito da qualche parte, anche se in una maniera del tutto originale e “diversa”. Infatti Monika diverrà nota come “La vendicatrice di Che Guevara”, aderendo ai movimenti rivoluzionari degli anni Sessanta.

Lo sapevano tutti e noi meglio di
chiunque altro, non per niente eravamo stati costretti
a cambiare vita e continente. Materialmente siamo
preparati, insistette lui in giardino, mettendosi in
spalla il sacco di juta, ma a livello logistico ancora no,
né a livello fisico né mentale, e men che meno spirituale.
Mamma lo sapeva? Ne avevano già discusso?
Saremmo partite senza il suo permesso? Non sarà facile,
disse lui, nessuno ha detto che lo sarà, né per voi
né per me, ma troveremo Paitití. Paitití ci aspetta da
secoli, disse, ci arriveremo costi quel che costi.

Sullo sfondo delle dinamiche familiari, le due figure di padre e figlia delineano un racconto storico a tinte forti, capace di creare un’atmosfera quasi epica.

Rodrigo Hasbùn, boliviano di origini palestinesi, classe 1981, crea una vicenda appassionante, capace di dialogare sia con la storia dei grandi uomini che con la piccola e fragile epopea di persone apparentemente normali.

Annoverato dalla rivista Granta tra i 22 migliori giovani scrittori spagnoli, Hasbùn esce in Italia con Sur Edizioni a partire dal 14 Aprile prossimo.