50 sfumature di grigio

Cinquanta sfumature di grigio
di EL James (Monadori)

Tanto grigio, nessuna sfumatura.
“Cinquanta sfumature di grigio” è quella cosa di cui tutti parlano, un po’ come lo spread e la farfallina di Belen.
“Cinquanta sfumature di grigio” è il primo volume di una trilogia che in poco tempo ha battuto Twilight ed è riuscita persino a superare Harry Potter in copie vendute, accaparrandosi il titolo di libro più venduto di sempre in Inghilterra.
“Cinquanta sfumature di grigio” è un porno per signore, uno scadente romanzo erotico dalle tinte rosa che vorrebbe essere aggressivo ma ha la forza letteraria di un Harmony.

Il bestseller sfrutta una formula già rodata e abusata in passato e di cui si è servita anche la Meyer, creatrice della temutissima saga di Twilight, la cui fine ha sancito anche il termine di un’agonia cinematografica di sguardi languidi e melensi tra Pattinson e la Stewart. La formula, insomma, è la seguente: prendete una donna timida, un po’ schiva, generalmente poco piacente e restia ad avere contatti con l’altro sesso, fatela incontrare casualmente con una specie di superuomo algido e strafottente, dal fisico prestante, alta carica erotica e possibilmente un passato travagliato, e les jeux sont faits. La donna finirà per innamorarsi perdutamente del maschio in questione, cadendo vergognosamente ai suoi piedi e dichiarandosi disposta a farsi frustare e capovolgere come un calzino pur di sentirsi amata (avete capito bene). Ed è esattamente questo che succede alla protagonista Anastasia Steele quando incontra l’affascinante Christian Grey. Fin qui niente di male: dopotutto la letteratura è piena di cliché.

Ma andando avanti con la lettura di “Cinquanta sfumature di grigio” mi viene da chiedermi come sia possibile che a qualsiasi categoria di persone possa piacere un libro del genere. Una donna media non può apprezzare l’idea di una cerbiatta sottomessa ad uno stallone che sfoga le sue turbe esistenziali seviziandola e trattandola come il sex toy di turno. L’uomo medio non può che essere annoiato all’idea di avere davanti una specie di ameba pronto a scodinzolare e fare le fusa persino quando lui è in procinto di darle una sonora frustata.
Quello che si professa un romanzo scandaloso in realtà non è altro che mediocrità. Nulla di quello che succede tra le pagine di “Cinquanta sfumature di grigio” è scandaloso o sensuale. La carica erotica manca completamente, svilita da una scrittura scialba e insipida e da un susseguirsi di eventi improbabile, inappetibile e assolutamente estraniante.
Si tratta di uno stereotipo cartaceo, un libro di impressioni e topos pseudoletterari che se letti ad alta voce evaporano come acqua sotto il sole. Il romanzo della James è offensivo nei confronti di donne, uomini e del sesso in generale, sadomasochismo incluso, perché banalizza la dimensione sessuale trasmettendo dei messaggi di potere totalmente alienanti.

Eppure “Cinquanta sfumature di grigio” è un bestseller che ha venduto milioni di copie in tutto il mondo. Ma la mia fiducia nel genere umano è immensa, e mi sento di imputare la colpa di questo successo esclusivamente al pudore puritano: se youporn non fosse additato come il male, forse Anastasia Steele a quest’ora agonizzerebbe in un cestino pronto al macero, invece di giacere perennemente sul petto martoriato del suo carnefice personale.

Eugenia Durante