A casa di Almodovar

All About My MotherTodo Sobre Mi Madre (1999) Pedro Almodovar

Pedro Almodovar ci ha abituati sempre bene, le sue storie mandano i frantumi i cuori di tutte le signore radical chic, assecondano il sottobosco dei gayfriendly e deliziano tutti quei feticisti cinematografici che non si accontentano mai.

Facendo parte della terza categoria (e sono sicura che ahimè apparterrò un giorno alla prima) Almodovar ha soddisfatto quasi sempre quella parte interiore in cui l’estetica fa da padrona.
Le vicende melodrammatiche con rimembranze di Douglas Sirk, Bette Davis e colli di visone hanno sempre portato Almodovar all’eccellenza del cinema europeo. Le donne nei suoi film, a partire da Carmen Maura fino a Penelope Cruz si muovono in un mondo in cui gli uomini sono quasi sempre dei vigliacchi (Pedro li vede così) tra equivoci e casi del destino a cui non si può fuggire proprio come in una tragedia greca condita però da gazpacho e tacchi a spillo. L’immaginario di Almodovar è sempre stato così, come volesse aggiungere una salsa piccante ma amara sopra quel piatto chiamato vita.

Tutte queste lacrime, Caetano Veloso, sangue e vendetta, vengono contenuti da spazi ben definiti. Almodovar ha una predilezione abbastanza chiara verso lo stile mid-century, ovvero quella tendenza architettonica che ha avuto il suo apice tra gli anni 40 e gli anni 70. Quando cioè i designer danno un calcio agli austeri mobili di rovere per prediligere plastica e colore. L’eredità lasciata dall’avanguardia del Bauhaus, e il modernismo di Gropius, le forme morbide di Le Corbusier fino ad arrivare alla Egg Chair di Arne Jacobsen sono sono dei piccoli esempi di quanto questo stile ha influenzato Almodovar. L’uso dei colori accentuainoltre i sentimenti provati come fossero dei potenziatori di emozioni.

Un esempio? Osserviamo il salotto di Penelope Cruz in Gli abbracci spezzati. Una stampa di Enzo Mari, incredibile designer italiano, parete gialla, un divano del 1935 firmato Gerrit Rietveld, classiche lampade sospese tipiche degli anni ’60, i cuscini Missoni, un avvolgente trittico di colori primari che scaldano e accompagnano la storia. Talmente forte come immaginario che la stessa Cruz viene citata a sua volta nella carta da parati di qualche lovers trovato nel web.

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Inquadrando la terrazza non si possono non notare altri pezzi storici come il tavolo Eero Saarinen,  la sedia bianca di Harry Bertoia e  Tropicalia, lo sdraio colorato di Patricia Urquiola. In un’altra scena  il floreale anni ’70 torna prepotentemente con tutte le inclinazioni dell’arancione in contrapposizione all’azzurro carta da zucchero alle spalle dei due protagonisti.

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In Tutto su mia madre, questo stile caratterizzato da pieni e vuoti che si compensano grazie all’accostamento di colori vivaci e forme morbide diventa parte integrante della storia stessa. La casa a Barcellona della povera Cecilia Roth è un esplosione di dettagli cromatici e i destini delle quattro donne vengono amalgamati carte da parati color ocra con forme optical, lampade color carminio, sofa’ in broccato arancione. E tutta la tristezza che le amiche si trascinano viene improvvisamente spazzata via da tutto questo.
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Nel 2010 il colosso nell’editoria fashion Harper’s Bazar omaggia il regista proprio con una serie di scatti di Jason Shmidt che riprendono l’atmosfera melò che profuma tutta la cinematografia del regista spagnolo. Possiamo riconoscere Karl Lagerfield come un giovane Javier Bardem in Carne Tremula (1997), oppure scorgere la famosa carta da parati floreale di Legami (1990) tra la modella Maria Carla Boscono e lo stesso Almodovar, oppure Angela Missoni che impugna lo stesso coltello in una cucina molto simile a quella di Volver (2006).

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In un mondo dove un autore fonda la sua estetica traendo spunto da tutto ciò che l’arte può offrire, anche noi mortali possiamo sfruttare questa esplosione di stili e citazioni, dando un’occhiata a come potremmo pensare di arredare casa senza cadere nell’inganno della grigia serialità che la Svezia ci ha imposto. Una semplice inquadratura tratta da Legami! o  Tutto su mia madre può ispirare alla scelta cromatica per muro e poltrona o per arricchire una cucina come ci suggerisce Interior Addict e Design You Trust.

Vedere per credere.

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Una semplice inquadratura potrebbe aiutarci ad arredare casa senza cadere nell’inganno della grigia serialità che la Svezia ci ha imposto.

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Francesca Mazzucato