A proposito di Susan Sontag

RegardingSusanSontag

Il documentario Regarding Susan Sontag, mostrato al Festival della Letteratura a Mantova, si apre con una dichiarazione semplice e diretta della stessa Sontag indirizzata alla vita, ovvero il desiderio inequivocabile di viverla fino in fondo, senza riserve di nessun tipo e ad ogni costo. Prenderla di petto, tuffarcisi dentro, soffrendo, sentendosi felici, affrontarla ad armi pari anche quando le cose non vanno come sperato. E così ha fatto Susan durante l’arco della sua esistenza, fin dal primo momento in cui si è ritrovata da sola a leggere libri all’età di sette anni. Bambina precoce e genio sregolato: all’università a quindici anni, sposata a diciassette e madre a diciannove. L’impazienza di vivere e crescere proprio come voleva fare e come sentiva necessario fare.

Gli anni all’Università di Berkley, quelli della rivoluzione sessuale anche, dove una giovane, naif e innocente Susan Sontag si affaccia al mondo, curiosa e felice di essere in mezzo ai suoi simili, senza conoscere la corretta pronuncia del nome “Proust” chiamato fino ad allora per sua stessa ammissione “Praust” e proprio in questa affermazione c’è tutta la bellezza della scoperta che non la abbandonerà mai. E poi la conoscenza del mondo gay grazie ad Harriet Sohmers Zwerling, la prima di molte amanti. Donne e uomini. E sperimentare diventa vitale per Susan, ancora e ancora, per vivere le sensazioni che desiderava da sempre nel suo inconscio. Si lascia alle spalle per un po’ i doveri coniugali e si trasferisce per un anno a Parigi, in piena Nouvelle Vague, con Harriet, cercando semplicemente di essere felice.

Sontag

In lei c’era quello che definiva il “genio-spregevole”, due facce della stessa medaglia. Insaziabili e voraci, quasi un duplice aspetto della sua stessa persona che non poteva controllare. Scrittrice di romanzi e saggi, regista di film e documentari, giornalista, appassionata di fotografia e delle arti in tutte le forme. Intellettuale completa, come richiesto a uno scrittore di essere.

Il femminismo vissuto non come condizione o scelta ideologica, e senza voler essere portatrice di nessuna bandiera o verità per altre donne, ma vivere quello che per lei era giusto, come essere umano. In prima linea anche nella politica, dal Vietnam al terrorismo post undici settembre, sempre pensando che l’intelletto può combattere allo stesso livello delle bombe, come a Sarajevo dove mette in scena uno spettacolo teatrale sotto i bombardamenti per via di quella romantica idea che tutto può servire per cambiare la condizione dell’animo umano.

Sempre in  discussione aperta con il mondo, fonte inesauribile di sogni e speranze, perchè come dice Susan: “Non sono stata ovunque, ma è sulla mia lista.”

Enrico Rossi