Adam Green

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Folle e colorato. Adam Green si è sempre costruito attorno melodie dolci, morbidamente folk, con una punta di pazzia che scatenava il lato più rock. Le imprese facili certo non gli si addicono, ed ecco che esce un film. Aladdin è una rilettura della favola più famosa delle Mille e una Notte. Ovviamente oltre ad essere il protagonista della pellicola, Green ne compone la colonna sonora. Diciannove brevi brani in cui il musicista delinea il mondo magico, squallido e deliberatamente fantasioso e finto dei fondali di cartapesta. Esplorando la sua immaginazione simbolica in cui la lampada è una stampante 3D, la principessa è una mondana sull’orlo della decadenza e il pianeta decide di cambiare sesso.

Con Aladino, volevo presentare la mia musica, arte e scrittura, unita in una singola esperienza – racconta Green – Durante la creazione di Aladino, ho approcciato il copione come se fosse una canzone. È stato il percorso creativo di una vita!

Elementi giocosi in “Someone else’s plan” si perdono nella atmosfera regolare e vagamente caraibica di “Time Chair”. Tutto calcolato, tutto sotto controllo. Adam Green orchestra, registra e regista. Crea sullo schermo e in musica una famiglia disfunzionale. E poi l’amore. E poi tutto il resto.

Allucinazioni visive accompagnate dall’inconfondibile voce, dallo sguardo perennemente giovane e da quell’aria sempre sconvolta. Un lavoro minuzioso, indipendente e sognante: come l’apripista “Fix my blues”. Il viaggio prosegue con il divertissement di “Nature of the Clown”. “Me from far away” concilia un mood malinconico, una svolta della narrazione che chiude con la corale “Interested in music”.

Un album piacevole che riesce a essere elegante e gioioso.

Amanda