Sir Alfred Joseph Hitchcock – Mostra



Sir Alfred Joseph Hitchcock

“Noi che guardiamo siamo tutti criminali, siamo dei guardoni. Eseguiamo l’undicesimo comandamento: non farti scoprire” questa è una delle tante frasi pronunciate dal re del brivido: Alfred Hitchcock.

Le sale del Palazzo Reale di Milano ospitano una mostra dedicata a lui fino al 22 settembre ALFRED HITCHCOCK nei film della Universal Pictures, iniziativa promossa dal Comune di Milano con la collaborazione della Universal Pictures Italia.
Alle settanta fotografie che ritraggono momenti dei backstages durante le riprese dei suoi film e il percorso fotografico si alterna la visione e l’ascolto di video che accompagnano il visitatore alla scoperta di curiosità e aneddoti dell’arte di Hitchcock. Gianni Canova, critico cinematografico, è il cicerone virtuale che racconta con grande eleganza la maestria del regista ma anche la sua vita privata.

La mostra racconta alcuni dei suoi film più famosi, come La finestra sul cortile (1954), Vertigo –La donna che visse due volte- (1958), Psyco (1960), Gli uccelli (1963) e altri.

Il filo che lega tutte queste pellicole sono sentimenti primari come sospetto, rancore, paura e angoscia; Hitchcock muove i suoi personaggi in luoghi apparentemente lontani dall’orrore in una cornice di surreale tranquillità, li coinvolge in storie che non riguardano loro, solo perché scambiati per altri.
È capitato a tutti di sbirciare da una finestra o da dietro una tenda, diventare Voyeur, come il protagonista de “La finestra sul cortile”, dove Jeff (James Stewart) bloccato per un infortunio su una sedia a rotelle, assiste inconsapevolmente ad un omicidio spiando dalla finestra il suo vicinato che per l’occasione Hitchcock ricrea in un set con 31 appartamenti di cui 12 ammobiliati interamente. Alfred durante le riprese era dietro il protagonista, voyeur insieme a lui e a noi spettatori: sua intenzione allenarci a “vedere”, riflettere su ciò che accade quando e come vediamo. In questo film c’è un grande uso delle immagini, il pensare visivamente e non parlando, l’occhio della camera da presa diventa il prolungamento del nostro occhio, riuscendo a farci vivere sentimenti come impotenza e voyeurismo, gli stessi che sente il protagonista Jeff.

E chi non ha provato, almeno una volta, angoscia nel vedere “Psycho” ritenuto una pietra miliare del cinema del brivido? La scena dell’assassinio sotto la doccia, accompagnato da una musica inquietante di soli violini, ha certamente turbato la spensieratezza delle nostre docce mattiniere. Nel 1960 Psycho riuscì a battere tutti gli incassi e fece fuggire il pubblico dalle sale in preda al panico. Il padre di una ragazza scrisse ad H. una lettera lamentandosi che la figlia, dopo aver visto Psycho, si rifiutava di fare la doccia. Egli rispose “la mandi al lavasecco”. In questo film la protagonista muore dopo 20 minuti creando allo spettatore ancora più ansia e suspense, incollando lo stesso al teleschermo per conoscere la verità e la conclusione. Per gioco o per superstizione Hitchcock appariva in tutti i suoi film lasciando il suo marchio di fabbrica, l’Hitchcock touch. I cammei, cioè le sue brevi apparizioni fisiche, divennero delle vere gag ma poi Hitchcock si preoccupò di farsi vedere nei primi 5 minuti, per permettere alla gente di vedere il film con tranquillità.

Non solo immagini, cast eccellenti, primi effetti speciali innovativi, il risultato di un buon film è anche nella scelta della musica. Nei suoi film la musica diventa protagonista, accompagnando l’andamento della trama, le tensioni dei protagonisti e di chi osserva. Così si odono suoni meccanici nel film “Gli uccelli”, musica jazz ne “La finestra sul cortile” e la musica del compositore statunitense Bernard Hermann in “Psycho” e “L’uomo che sapeva troppo” dove lo stesso compositore appare in una scena del film mentre dirige la London Symphony Orchestra. Registi come Spielberg per il film Lo squalo e altri si ispirarono ai suoi capolavori divenendo fonte di ispirazione e di curiosità.

Dopo aver visitato la mostra, la voglia di rivedere tutti i film del genio del brivido è tanta e anche se non si conosce molto dell’arte del regista, il percorso espositivo è ben strutturato e ti coinvolge in ogni stanza grazie ai suoni che richiamano la tua attenzione da una sala all’altra. Sembra di far parte di un set hichcockiano provi brivido e ansia, un pò per le luci, un pò per i violini che ti ricordano la scena di Psycho e per tutta la giornata anche quando esci fuori da lì, nelle tue orecchie continui ad udire quel suono graffiante. In più negli occhi avrai impressa la faccia di Norman Bates (Anthony Perkins) l’assassino protagonista di Psycho che campeggia su un grande schermo fissandoti con uno sguardo da perfetto folle in un sorriso inquietante e dentro la sala, nonostante tu voglia guardare le altre immagini alle pareti, senti questa presenza alle tue spalle. Attenzione alle forme spirali della sala dedicata al film Vertigo, potreste avere un lieve capogiro.

Maria Teresa Pagnotta