Ancóra, Hakan Günday

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La televisione e i mass media ci hanno abituato a vivere la tragedia delle moderne migrazioni attraverso gli occhi di migliaia di disperati, stipati su carrette del mare, in fuga da guerra o da condizioni di vita precarie. Ma quel che fino ad ora nessuno aveva mai fatto, è stato raccontarci la vicenda dal punto di vista di chi questi uomini li ammassa dentro un furgone, per intraprendere un lungo viaggio verso la costa turca dell’Egeo. E quel che più stupisce, è che chi racconta questa storia di quotidiana barbarie ha la voce di un bambino.

La storia di Gazâ, figlio di un trafficante di uomini e orfano di madre, ha il sapore dolceamaro di chi ha da subito aggredito la vita, consapevole che ciò che conta, in un mondo sempre più spietato, è sopravvivere.

Ma nonostante l’innocenza perduta, il suo cuore non si è ancora del tutto impietrito: ciò che infatti gli ricorda il lato fragile dell’esistenza, è la voce Ciuma, amico perduto durante l’ennesimo viaggio della speranza, che con una semplice rana di carta gli farà intraprendere un altro tipo di viaggio, altrettanto duro e difficile, verso il riscatto da quella vita sospesa tra sogni di bambino e dura realtà schiavile.

In uscita a partire da domani per Marcos Y Marcos, il romanzo di Hakan Günday ha conquistato il premio Prix Médicis 2015, suscitando l’interesse della critica per la forza con cui affronta un tema delicato come quello dei migranti.