VITA DA PAZ

di Franco Giubilei (Black Velvet, 2011)

ANDREA PAZIENZA non se n’è mai andato veramente. E’ sempre rimasto qui con noi nonostante siano passati 23 anni da quel maledetto 15 giugno 1988.
Se è vero che per diventare immortali bisogna avvalersi di un registro universale in grado di toccare il cuore delle persone a cui ci si rivolge, Paz ha fatto quello che doveva fare.
E non sto parlando di scrivere in inglese o in esperanto, mi sto riferendo a quelle “cose” indefinibili come l’amore, la gelosia, il desiderio, la rabbia e quel vuoto che c’è lì da qualche parte dentro ognuno di noi. E poi l’autodistruzione come rinnovamento e cambiamento.

Questo mix di emozioni lo si può trovare disseminato in gran parte delle tavole di APaz: dal suo alterego Pentothal, sempre alle prese con un sé stesso troppo distante da quello che il mondo vuole che lui sia, dal cinismo violento e nichilista di Zanardi e soci, fino a Pompeo con la sua perdita di controllo che lo farà vacillare come il suo autore, quasi fosse un presagio funereo di quello che sarebbe accaduto poi.
Quei disegni Andrea se li è sudati sulla propria pelle, sfidando la sorte con l’eroina, tentando di evitarla, di giocarci, di viverla traendone spunto per nuove storie, come un bambino con un accendino tra le mani. Ma alla fine ci è rimasto in mezzo. E’ questa la verità, e lui lo sapeva. Era un rischio da correre.

In questa biografia si affrontano gli inizi di quel bambino precoce a San Severo, sempre con una matita in mano intento a emulare il padre – un rapporto conflittuale sull’arte “alta” come la pittura e quella inferiore del fumetto che lo tormenterà fino alla fine – e i primi amori, il sud, la scuola e il trasferimento a Pescara dove la personalità prorompente e il fisco atletico lo faranno diventare un personaggio unico, da fumetto se vogliamo.
Poi c’è la Bologna del DAMS, quella della rivoluzione artistica e musicale, quella di Tondelli, di Freak Antoni e degli Skiantos. Una Bologna simile a una Berlino dei giorni nostri.
E lì ci trova Isabella Damiani, il suo primo grande amore che lo segnerà per sempre, e che lui tenterà di dimenticare invano, anche attraverso un matrimonio improvviso con Marina Comandini a Montepulciano dove si trasferì negli ultimi anni per trovare nuova pace interiore.

Pazienza era amato da tanti per quella sua capacità di vedere il mondo attraverso gli occhi di un bambino adulto e carpirne l’essenza per le sue tavole, e odiato, perché se n’è andato troppo presto e gli interrogativi su quello che avrebbe potuto realizzare sono infiniti. Ma è andata così.

Da questo libro ne esce un affresco umano e pieno di sensibilità sulla persona che era Andrea Pazienza, con i suoi pregi e i suoi difetti, un ragazzo/uomo innamorato della vita e del suo lavoro, ma allo stesso tempo sopraffatto da qualcosa di oscuro che lo tormentava fino a soffocarlo.

Pentothal