Animali Notturni

Era il lontano 1974 e Tobe Hooper scriveva la storia del cinema indipendente raccontandoci le orribili gesta di una famiglia cannibale del Texas, creando l’iconica figura di Leatherface. Ma cosa c’entra “The Texas Chainsaw Massacre” con il secondo film prodotto e scritto dallo stilista Tom Ford? Molto di più di quello che si potrebbe pensare.

Il regista di Austin, infatti, ambienta la parte chiave di questo film proprio nel Texas, quel Texas arido, desolante, selvaggio e, soprattutto, marcio. Anche in questo caso è il simbolo dello sporco che pervade l’animo umano e la società americana stessa, proprio come il geniale Hooper aveva fatto (si sente la mancanza dell’horror di spessore). Le vicende ambientate in Texas riguardano il romanzo, intitolato appunto “Animali Notturni”, che la protagonista Susan (Amy Adams) riceve dal suo ex marito Tony (Jake Gyllenhaal) e che inizia a leggere nelle sue notti insonni.

Questo romanzo narra la storia di Edward (Jake Gyllenhaal sempre), un uomo che in viaggio con la figlia e la moglie rimane vittima di un’aggressione da parte di un gruppo di ragazzi, tra cui lo spietato Ray (Aaron Taylor-Johnson). Cosa accadrà? Ma soprattutto cosa sta succedendo alla vita di Susan per essere così presa da questo romanzo?
In questo 2016 è già la seconda volta che mi capita di vedere una pellicola con un uso dell’estetica a scopo di inquietare e terrorizzare: fantastica operazione cinematografica. Il primo caso, molto più estremo dell’opera di Ford, è stato quello di “The Neon Demon”: Refn in questo sublime horror usa proprio il concetto di bellezza per giustificare l’omicidio, una rincorsa all’effimero di rara potenza cinematografica.

Ford rappresenta la freddezza e l’anonimato dell’esistenza della protagonista proprio attraverso l’immagine. La luce statica, il dominio del bianco – grigio e nero, interrotto da quel rosso che ricorre di frequente nel film, negli sfondi, nei dettagli e…nei capelli. Nel romanzo appare invece la sofferenza fisica, il sangue e lo sporco del mondo reale.

Da questo punto di vista Ford già all’inizio del film ci introduce uno dei temi chiave: ma è reale il mondo che sta vivendo Susan? E’ quella la sua vera vita, la sua vera lei? Sovente nello scorrere dei minuti vediamo come sia molto più tangibile e “vivo” il racconto di “Animali Notturni”, tanto che Susan sembra voler smettere di vivere la sua di realtà per sprofondare in quella del romanzo.

Ford rappresenta la freddezza e l’anonimato dell’esistenza della protagonista proprio attraverso l’immagine…

A questo stile molto interessante si unisce un cast fantastico e in grande spolvero. Amy Adams si conferma una delle migliori attrici in circolazione e tra le parti maschili, oltre alle consuete ottime interpretazioni di Shannon e Gyllenhaal, stupefacente è il Quicksilver di casa Marvel Studios, Aaron Taylor-Johnson, che ha una presenza fisica dominante su tutto il film.

Si sarà intuito che questa opera di Tom Ford mi è piaciuta parecchio. Uno di quei film che sprigiona classe e interesse dal primo all’ultimo minuto. Non c’è dubbio, per quanto mi riguarda: l’esame di maturità per questo stilista/regista è ampiamente superato!

Matteo Palmieri