Anton Newcombe (TBJM)

E’ il cantante dei TBJM, spesso conosciuto dalla stampa per il suo atteggiamento aggressivo e ribelle, Anton rivela in questa intervista il suo lato razionale e profondo.
Intervista di Belladonna
“Turn off your mind, relax
And float downstream,
It is not dying,
It is not dying”
-Non vorrei parlare dei Beatles ma devo per diversi motivi… tutti sanno che John ha preso questa citazione (per usarla in “Tomorrow never knows”) dal libro di un uomo che ha influenzato il movimento psichedelico, “L’esperienza psichedelica” di Timothy Leary… L’hai letto? Ci hai trovato niente di illuminante?
Penso che quel verso, o l’idea, venga dal Libro tibetano dei morti, o da quello egizio… uno dei due… penso che quei libri, e il modo in cui le persone negli anni ‘60 li leggevano fossero importanti per i giovani come metafora – un cambio di prospettiva sull’occidente del dopo-guerra… interessante ma alla fine insignificante. Ho visto gli hippy vendere i loro furgoncini Volkswagen per prendere delle Volvo e le Volvo per dei Range Rover e Hummer… praticamente la svendita di tutto quell’idealismo anticonformista ignorando che il mondo stava diventando sempre più conservatore e sfruttatore, violento e corrotto… guasto… perciò questo sguardo buddhista passivo della vita dal Tibet… cosa ti dà? La Cina? (non che me ne freghi qualcosa di come la Cina governi la Cina… )
-Allora citiamo Huxley e le sue “Porte della percezione”?
C’è una cosa che voglio dire su libri come “Le porte della percezione” o “1984”… sono libri che ti danno da leggere a scuola, per niente rivoluzionari, gli autori facevano parte del sistema, un sistema spaventato dalla plebe. Erano soliti parlare di ingegneria sociale e su cosa fare con il popolo e l’esplosione demografica, eccetera… esperti come quelli del Tavistock Institute, gruppi di bianchi, ingegneri sociali di Oxford e di altre scuole o ONG e via dicendo… penso che li facciano leggere per preparare i giovani a pensare e formulare idee in un certo modo… formare il pensiero come un ideale plutocratico di rassegnazione e quindi non li appoggio per niente. Preferisco la saggistica, ma è facile capire che quelli non fossero proprio romanzi ma piuttosto possibili scenari da studiare.
-Quello che mi ha colpito di Leary l’ho letto in un’intervista che fece nel 1990 in cui diceva che l’uomo diventerà sempre più solo in futuro. Voglio dire, in passato c’era un senso di comunione, qualcosa di cui far parte, ora siamo solo uomini e donne soli di fronte ad un computer… Qual è il tuo rapporto coi computer? Secondo te è un buon mezzo per condividere e inviare i tuoi pensieri ai fan?
Sono utili per comunicare con la gente di tutto il mondo, per condividere le mie idee, la mia creatività… prima di tutto sono un artista, vado in giro per il mondo… voglio che le mie idee vengano condivise, godute… non è proprio come uno che fa collezione di amici/fan o che perde tempo su facebook… uso internet come uno strumento e lo uso per creare e condividere dei contenuti.
-Ti interessa davvero avere dei fan?
Beh… sì e no. Mi piacerebbe pensare che i miei fan siano in realtà fan della musica e basta più che fan miei…
-Molti artisti dicono di no, ma non so se crederci. Non trovi che l’arte esista per essere condivisa?
Io scelgo di fare arte, non chi può apprezzarla. Il rifiuto dell’arte è parte del processo e nelle mie creazioni devo decidere quando qualcosa è finito e quando andarmene… questo è il processo… penso che parte della lotta dell’artista sia portare allo scoperto i propri lavori – questa è una bella sfida per qualcuno… così è stato per me e ancora lo è… avere a che fare col rifiuto e via dicendo… si impossessa della tua mente e ti spinge a guardare al significato della tua arte. Questo è molto importante, credo… anche se doloroso. Non mi fido di niente che sia amato da tutti… aria e acqua escluse…
-Torniamo ai Beatles. Siamo praticamente obbligati a farlo dato che il tuo ultimo album si intitola “Who killed Stg. Pepper”. C’è qualcosa che li unisce, una specie di linea rossa che parte dal Stg. Pepper dei Beatles e arriva al tuo?
No… niente di tutto questo. Ma come pietra miliare della cultura, simbolo o quello che ti pare… è soffocante… il mito, lo sfruttamento… la gente parla di quanto sia figa questa merda. Secondo me Ennio Morricone dovrebbe essere considerato di più, se me lo chiedi… 450-500 colonne sonore, voglio dire, c’è da rispettarlo e meravigliarsi.
-Chi ha ucciso Stg. Pepper?
Ho sentito dire che sia stato Massimo Tartaglia con una statuetta di gesso.
-Perché hai messo Gesù con la corona di spine in copertina?
Sono interessato nel potere che quell’immagine racchiude come metafora, cosa rappresenta la crocifissione?
Voglio che la gente mi faccia questa domanda.
-Se Gesù è il Stg. Pepper dov’è Giuda?
Forse avrei dovuto mettere uno specchio in copertina.
-Un’altra cosa che condividi con i Fab4 (e molti altri musicisti) è l’amore e l’attenzione verso la musica esotica e gli strumenti indiani come Sitar, Tambura, etc…
È vero, ma il mio amore per la musica indiana si basa sul mio amore per il drone…
-Ti affascina la spiritualità indiana (quella che non riusciamo a trovare in occidente)?
Penso che la gente possa attingere a certe verità, come la comprensione sciamanica della natura, anche in occidente… penso di averne riconosciute diverse nei miei viaggi interiori ed esplorazioni… questo porta a una conferma anche nelle altre culture…
-Dove hai registrato l’album nuovo? Hai collaborato con un sacco di musicisti… Chi ha cercato chi?
Questo disco è stato registrato tra l’Islanda e Berlino. Ho chiesto io a queste persone di collaborare… ci vuole parecchio per convincere ogni persona a fare qualcosa … o per lo meno mi ci vuole parecchio. Mi piacerebbe se contattassi Felix e Unnur e Nonni dei Dead e farti dare la loro versione dei fatti… forse anche Will Carruthers… potrebbero avere qualcosa di interessante da aggiungere. Credo che quando inizierò a registrare il prossimo gruppo di canzoni in francese, in Francia, farò un filmato per spiegare visivamente come funziona, perché è abbastanza interessante… è come guardare la magia… magia vera.
Scusa se le risposte non sono un granché ma sono distratto. Vedi, ho ricevuto un bel po’ di reazioni negative all’album… e ci possono stare, ma un sacco di critiche – se si possono chiamare così – attaccano le cose che non sono presenti invece di descrivere quello che c’è… tentativi scarsi di capire l’arte… è una prospettiva miope che tenta di trascinare il mondo giù nel buco dove si trovano… prospettive di fama – è una cazzata se un giornale locale scrive cose tipo “artista incasinato”… cosa significa per una persona che gira tutto il mondo, che vende un casino di dischi con la libertà di fare ciò che vuole e dare lavoro ad altre persone? Se lo dice un giornalista di un paesino dell’Ohio o qualche altro buco cagoso di cui non sentirai mai e poi mai parlare, a meno che non ci uccidano qualche bambino o succeda un disastro ambientale. Che bello scherzo…
-Perché hai aperto un’etichetta tua (A records)?
Perché non mi faccio illusioni su come funziona il business discografico. Guarda Meatloaf, ha venduto 35 milioni di dischi e non ci ha mai guadagnato una lira. Perché? La mia musica mi appartiene… semplice. Tutta. Posso regalarla, venderla, quello che mi pare. Facciamo i soldi e decidiamo quando dove e come usarli… il fatto è che riusciamo molto di più dei nostri amici. Per certe persone è difficile da notare, perché un’etichetta grande usa tutti i tuoi soldi e mette la tua faccia dappertutto, ma dopo si prende la sua parte e lascia le band a vivere e morire per conto loro. Il business discografico… queste persone l’hanno distrutto e ancora una volta per le persone comuni che vogliono far conoscere la propria musica, vogliono scambiare idee… queste persone cosa ne sanno? Cosa sanno di buona musica? Non molto. Sanno solo di contratti che li fanno diventare giganti dei media… tipo Berlusconi… questo tipo di controllo migliora la televisione? Denuncia i giornali? E la Fox News? Non credo lo faccia… io sono indipendente, perciò…
-Cosa ne pensi delle dipendenze? Non parlo solo di droga, possiamo dipendere da tutto. Credi siano positive o finiranno per distruggerci tutti prima o poi?
Credo che siamo ancora qui… e questa forse è la sfida: trovare un modo di liberarsi o distruggere tutto una volta per tutte.
-Sei uno degli artisti più prolifici degli anni ‘90, raccontami il tuo segreto, se ce n’è uno.
Amo creare piccoli mondi e non ho paura di essere giudicato, di stare nudo, indifeso, aperto… posso prendere sentimenti come il sentirsi ferito o la solitudine e metterli nell’arte… questo è magia, la maggior parte della gente non se ne accorge quando ascolta, sentono altre cose. È come il riciclaggio in un certo modo… ed è anche terapeutico, forse… è uno specchio nella mia anima, o forse è come mettersi in contatto con uno spirito.
-Il talento musicale finisce con il prosciugarsi come un pozzo prima o poi? Ti spaventa questo?
Non lo so, non vedo perché dovrebbe, capita spesso… ma penso anche che le persone giudichino l’arte e gli artisti in termini moderni invece che storici… mi interessa la visione globale, non il particolare. In questo senso quindi non vedo perché dovrebbe capitare a me…
-Molti musicisti esauriscono la loro arte in 5 album, tu sei al decimo (senza contare i vari EP…). Come te lo spieghi?
Ci sono molti fattori, ma lasciami citare un’altra volta una persona che stimo: Morricone. Oltre 450 colonne sonore e ha ancora così tanto da offrire, prendi J. S. Bach… questi sono gli artisti che rispetto. Frank Sinatra era un interprete e ha cantato fin quando ha potuto… essere un idolo per i ragazzini è ok, un’icona, ma è una cosa che non ho mai voluto, nemmeno da piccolo. Non ho mai avuto idoli come quelli, solo la musica e fantasticare… viaggiare attraverso il tempo e via dicendo: questo mi interessava. Non me ne frega niente di cosa accade o accadeva agli altri. Voglio lavorare alle colonne sonore anche io… spero che qualche regista mi contatti in futuro… penso di avere parecchio da dire.
-“Let’s go fucking mental” è la dimostrazione che hai ancora qualcosa da dire… e il titolo è stato cambiato in “Lego fucking mental” per via del video. Chi l’ha fatto?
È stato girato da due gemelli delle Midlands in Inghilterra. Hanno 14 anni e sono un sacco creativi. Sono i Tomjoetwins, cercali su Youtube. Ho visto il video perché me l’ha postato un mio amico sul blog. Ci ho suonato sopra per farmi una risata. Poi ci ho parlato, ho chiesto se potevo usarlo e ci siamo messi d’accordo. Tipetti in gamba!
-Collabori anche con Jon Carling, artista e illustratore (come il video di Tempo 116.7, la prima traccia del nuovo album). Come vi siete incontrati?
È un grande. Adoro il suo lavoro e a un certo punto ci siamo conosciuti. Mi pare che aveva dei disegni o un poster. Gli ho chiesto di provare a fare un video… una cosa che avevo sempre voluto per la nostra musica… più di una cosa da MTV, prima ancora di Youtube ho sempre voluto partecipare a un corto con la musica ma sembrava che non fossimo proprio bravi e nessuno studente d’arte era interessato. Ora credo sia un gran bel modo di far circolare la musica. Molto meglio dei semplici mp3. Sono sicuro che in futuro la maggior parte delle canzoni avranno un contenuto visivo. Metto a disposizione la nostra musica alle persone che vogliono crearci un video. È una figata, uno dei migliori modi per usare Youtube.
-Come scegli con chi collaborare e suonare?
Dipende da cosa devo farci… se devo scrivere qualcosa come “Detka” in russo lo chiedo a a qualche russo o a qualcuno che lo parla. Altrimenti, come un chitarrista, cerco tra gli amici. Guarda, suono con gente con la quale lavoro da un sacco, alcuni da 10 anni, 20 per Matt e Ricky e Joel da 17… quindi…
-The Brian Jonstown Massacre è “TU con dei musicisti coi quali suoni” o “Una band con membri allo stesso livello?
Funziona in più di un modo. C’è la band che suona ai concerti e poi le registrazioni. L’unica cosa in comune è la mia partecipazione.
-Stai per partire per un tour da 50 tappe in giro per il mondo. Non credo che salterai la tua città natale, no? Dove vivi ora?
Sono nato a Newport Beach in California (andate su wikipedia: http://en.wikipedia.org/wiki/Newport_Beach,_California#Notable_natives_and.2For_residents) e no, non mi manca. A parte bere il té con mia nonna.
Quando non lavoro vivo a Berlino che amo per le ragioni più ovvie. È molto avanti, grandiosa per l’arte, sicura e ben governata, con persone meravigliose da tutto il mondo, economicamente stabile e conveniente… gran vita notturna e cultura e così via…
-Sei “fuggito” dagli Stati Uniti? Cosa ti piace di più e cosa odi del tuo paese?
Non so se “fuggito” sia la parola adatta. So che l’Europa in generale è molto aperta verso i tipi artistici e io sono uno di quelli più che una rock star o una cavolata del genere. L’America sta cambiando (come il resto del mondo) e mi sembra diretta verso una nuova forma di fascismo cooperativo dal quale non m’interessa essere bombardato. Nei media, e anche l’effetto che ha sulla popolazione, anche se lo ignori o scegli da che parte stare, influenza il tuo modo di agire e importi. Qui invece mi faccio gli affari miei e questo mi mette in uno stato naturale, come se avessi potuto vivere 1000 anni fa. Ignoro la cronaca locale, mi rilasso e penso alle mie idee…
-Hai qualche consiglio per i gruppi?
Fate ciò che credete e andate avanti in ogni caso. Queste cose richiedono tempo. Le grosse quantità determinano il valore delle cose, quindi scrivete tante canzoni, provate tante cose, passate tanto tempo a farvi delle idee e condividetele. Non concentratevi su come suonano quelli famosi, costruite la vostra versione, la vostra visione e il vostro stile. Cercate di non chiedere alla gente di ascoltare la vostra musica su Myspace e cose del genere, è fastidioso venire bombardati da centinaia di questi messaggi tutti i giorni. Create il vostro canale su Youtube e cose con il vostro stile e fatene tante, la gente vi scoprirà. Formate dei collettivi con altra gente e fate video o musica per loro. Aprite un blog e riempitelo di cose che vi piacciono e dei vostri lavori. Date alle persone una ragione per leggerlo: non esisterà mai un negozio di dischi o un canale tv solo su di voi, parlate di tante cose.
Ma se è la fama che cercate, mandate a fanculo suonare e l’arte. Fate qualcosa di davvero stupido o pagate per essere sui giornali come Paris Hilton o una di quelli lì. Ma lasciate l’arte agli artisti. Se tutti sono artisti nessuno lo è. È irrilevante se non ha contenuti.
-“Quello che voglio è entrare nel lessico popolare. Come Jimi Hendrix. È il mio obiettivo. Non vendere sapone. Non dire ‘Siate come me, vestite come me, suonate come suono io’. Non avere una fidanzata supermodel. Nessuna di queste stronzate. Voglio che la gente pensi alle cose che faccio e le consideri come un dono”. Ci confermi che queste sono parole tue?
Sì, l’ho detto io e lo ribadisco.
Mi scuso se sono stato lungo, mi sento scemo a parlare della mia arte. Forse è solo una fase che non conosco e non me ne frega. Voglio solo fare di più.
Tanti auguri,
Anton
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