As the gods will – Sangue, violenza e grasse risate

Tornano le mirabolanti (e poco convenzionali) recensioni di Flavia Guarino dei film in concorso (e non) al Festival internazionale del Film di Roma.
#5 “As the gods will” – Sangue, violenza e grasse risate. Il re dello splatter del Sol levante non sbaglia un colpo (e ci fa pure riflettere)

C’è un film che nella mia formazione cinematografica (e forse anche umana) che credo mi abbia influenzato in maniera violenta e devastante, facendomi avvicinare tantissimo alla cultura del cinema orientale.
Un film in cui tra scene violentissime, a volte raccapriccianti, a volte totalmente non sense, sono riuscita a ritrovare una sorta di morale atavica seppur inconsistente, come se quegli 84 minuti di film avessero riacceso qualcosa di tremendamente primitivo e inconscio, un istinto primario.
Quel film era “Visitor Q” di Takashi Miike.

Dall’uscita di “Visitor Q” sono passati quasi 15 anni ma il cineasta giapponese non sbaglia un colpo e torna quest’anno al Festival Internazionale del film di Roma con un’altra controversa pellicola ispirata ad una serie di manga giapponesi e intitolata “Kamisama no iutoori – As the gods will”.
Da Miike dobbiamo sempre aspettarci di tutto, dal sangue ai momenti di introspezione e soprattutto (caratteristica principale di buona parte dei suoi lavori e cosa che da apprezzare maggiormente di lui) per tutta la durata di ogni sua pellicola non si riesce mai e dico MAI a carpirne il vero e proprio genere. Miike lo definirei un regista totale e senza paraocchi. Insomma: un genio.

Ma ritorniamo a “As the gods will”. Come vi dicevo, da Miike non sapete mai cosa aspettarvi, neanche dalla prima mezz’ora di film riuscite ad evincere se si tratti di un semplice splatter, di un’opera drammatica o di un horror nudo e crudo ed è così anche per questa sua ultima fatica cinematografica: fin da subito partono teste mozzate e ammazzamenti cruenti uniti a una grossa dose di humour nero.
E poi in crescendo, piano piano, tra i vari flashback riguardanti le vite dei personaggi entra maestosa quella che poi sarà la colonna portante di tutto il film: il rapporto tra uomo e divinità in un’era in cui tutto ci dà noia, non ci soddisfa; un’era nella quale siamo talmente assuefatti dalla normalità e dalla banalità delle nostre azioni che inconsicamente desideriamo quasi una “punizione divina” per smuovere un po’ le cose.

Questa è stata quindi la personalissima (ma neanche tanto) maledizione di Shun Takata, il protagonista, che si ritrova dopo aver chiesto a Dio di “far cessare la sua noia”, a dover fronteggiare una serie di macabre e sanguinarie prove sotto forma di “giochi per bambini” tipici della tradizione giapponese come la tipica Daruma head o un enorme ed inquietantissimo Maneki neko.

Credo che definire “As the gods will” un horror sia riduttivo.
Va bene, la moltitudine di corpi sventrati, decapitati o brutalmente mutilati probabilmente potrebbe far pensare il contrario, però quante risate ragazzi e soprattutto… Che finale.
Miike ha la capacità di fondere il sangue, con l’ironia e la riflessione in maniera naturale e scorrevole, quasi come se fosse normale, dopo 80 minuti di adolescenti morti ammazzati in maniera assurda, fermarsi un momento, voltarsi verso la carneficina appena avvenuta e fare una riflessione su quanto probabilmente Dio non esista e che tutto il male del mondo sotto sotto un po’ ce lo meritiamo perchè abbiamo commesso il peccato di desiderarlo.

Spettacolare.

Purtroppo in Italia, come per la maggior parte dei film di Miike, la pellicola ancora non ha trovato distribuzione.
Ma non potete assolutamente perdere questa piccola perla del Sol levante, fosse solo per l’enorme quantitativo di sangue finto utilizzato durante le riprese o per la presenza di un orso polare gigante fatto di legno (che a me, sinceramente ha ricordato un po’ la mascotte del “Winner Taco”) che schiaccia degli adolescenti come fossero formiche (e qui le metafore si sprecano, ragazzi).

Prossimo appuntamento con le mirabolanti recensioni di Flavia Guarino con “Time out of mind” di Oren Moverman con Richard Gere che (per la prima volta in vita sua) fa il clochard. Da non perdere.