Austerità

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È difficile approcciarsi a Spartiti. Oppure no. In breve Spartiti è Max Collini e Jukka Reverberi e “Austerità” è il suo album d’esordio. Inevitabilmente si riconosce l’incedere della voce, sono le trame sonore ad essere diverse, sappiamo tutti il perché. Punteggiature minimali come in “Vera”, elaborate e mistiche come in “Nuova Betlemme” o più classiche come nel brano scelto come titolo e primo singolo. Il 1973 dell’austerity visto attraverso lo sguardo diffidente di un bambino a cui è concesso di acquistare un giocattolo nel “negozio quello grande in centro bellissimo”. Una canzone con un ritornello altrettanto esasperante “Prendi quello che vuoi Oggi puoi avere quello che vuoi Scegli quello che vuoi Quello che vuoi, quello che vuoi, quello che vuoi”.

“Austerità” è soprattutto un’antologia. Una raccolta di testi letterari, caratteri femminili, l’educazione politica e la gioventù (de)politicizzata, le ripercussioni sulla nostra società, temi cari al narratore. La novità è che, come già si respirava nei live del duo, non solo Collini figura tra gli autori, infatti ben tre brani sul totale dei nove presenti sono estratti da racconti e romanzi contemporanei. Incredibile come la materia sonora acclimati le parole e le renda omogenee con quelle autografe.

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“Babbo Natale”, racconto di Simone Lenzi dei Virginia Miller, è affine per narrazione e tematiche. Ad un bambino viene svelato il segreto che Babbo Natale non esiste con “un supplemento pedagogico esagerato”. È il 1991, nella sezione del PCI, una ambientazione insolita quanto le argomentazioni e l’indottrinamento che il padre propina al figlio. Il narratore conclude con una punta di ironia: “Insomma, era come se, esattamente un anno dopo, Filippo si fosse vestito da Babbo Natale per accompagnare suo padre alla Sezione Giuseppe Di Vittorio del Partito Comunista Italiano e là davanti rivelargli che, come poteva constatare con i suoi stessi occhi, il Partito Comunista Italiano non esisteva più”. La tensione del brano di apertura “Io non ce la faccio” sfrutta l’incipit di “Bassotuba non c’è” di Paolo Nori. Contraddizioni insite nella narrazione, un personaggio inconcludente, straniato dalla propria esistenza che ci apre il cammino all’interno di Spartiti. A chiudere il cerchio delle collaborazioni e il disco arriva “Ti aspetto” una ballata a cuore aperto scritta da Simona Vinci. Le parole di una donna in bocca a Collini non stonano affatto, con estrema eleganza accompagnato dalla chitarra di Reverberi si cala e affonda in quelle stesse parole “Ti ho amato più di quanto abbia mai amato chiunque, ti ho amato più di tutto. Ho amato un uomo che non esiste”.

Un altro ritratto femminile che merita di essere nominato è quello di “Bagliore”, pochi versi in cui il narratore ricorda una amica dispersa a causa dello Tsunami che colpì nel 2006 le coste del Sud Est Asiatico. Il riflesso di quel costume argentato sembra che emerga dalle note, mentre la notte oscura e avvolge tutte le parole. Parole che hanno trovato un equilibrio, si sono adattate al suono, hanno saputo insidiarsi all’interno dei vuoti e crearne di altri con le pause. Spartiti non vuole sostituire una realtà che continuerà ad esistere idealmente, ma si pone come una realtà in divenire, da esplorare e da cui farsi abbracciare.

Amanda Sirtori