L’avanguardia femminista di Francesca Woodman e Birgit Jürgenssen

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Al Kunst Meran, il museo d’arte di Merano (Bz), si accede da un’entrata sotto i portici nascosta tra pasticcerie, gastronomie e botteghe d’artigianato in legno. Una volta varcata la soglia, ci si lascia indietro il colorato via vai altoatesino per immergersi nella luce totale di tre piani di bianco e acciaio.
Le pareti, dal 26 di giugno scorso, ospitano gli scatti di due delle più importanti esponenti femminili dell’arte contemporanea: la fotografa italoamericana Francesca Woodman (1958–1981) e l’artista austriaca Birgit Jürgenssen (1949–2003).

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Non si sono mai incontrate, Francesca e Birgit, ma i punti in comune nella loro poetica sono davvero tanti ed entrambe possono essere considerate due delle massime esponenti di quell’Avanguardia Femminista che ha caratterizzato gli anni 70 in fotografia e in tutte le arti figurative.

Entrambe affrontano i demoni della società del tempo e i propri privatissimi turbamenti, ci raccontano della fragilità dell’esistenza umana e del confronto critico con la tematica del corpo femminile – sia nell’urgenza dell’espressione artistica che ha caratterizzato le loro esistenze, sia nel vivere quotidiano.

Le fotografie di Francesca e Birgit sono prevalentemente autoscatti in cui le autrici-soggetto interagiscono col proprio corpo e con l’ambiente dell’atelier, dando vita a vere e proprie performances, fissate su pellicola mediante l’uso di tempi di scatto lunghi e doppie esposizioni.
Ed è quasi sempre il corpo al centro degli scatti, un corpo concepito tutt’altro che come “natura” o “oggetto sessuale”, ma come opera d’arte in sé.
Ci si perde così in una foresta di gambe e braccia che sembrano uscire dalla carta da parati strappata, occhi sgranati che ci fissano interrogativi, ciuffi di pelo come nidi tra le cosce dipinte di vernice, mani protese, ombre in movimento sui muri scrostati.

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Della più politicizzata Jürgenssen – che si mise alla prova anche con disegno, collage e scultura – è esposta all’interno della mostra anche una brillante serie di illustrazioni che criticano ferocemente la società maschilista degli anni 50 e 60.

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Laura Sarti