Per i dipendenti da MP3

Pratici consigli per migliorare la propria esistenza nell'affollato mondo della musica (il)legale

Plastic Evolution

“Out The Window”
(Autoproduzione, 2011)

Album numero due per Plastic Evolution, un ragazzo olandese che ha deciso di fare tutto da solo, e con la sola potenza del web e un po’ di fortuna si sta diffondendo per come può in tutto il mondo. Questo album emana una sana nostalgia, una quiete strumentale quasi ipnotica, un genere lo-fi che però sa catturare lento, questo grazie a lievi melodie di chitarra, semplice drum machine e un suono a dissolvenza, quasi spettrale. Come farne a meno?

“Lowbrow”
Una delle più versatili, un riff che sorride, e una strofa malinconica, un percorso tortuoso in cui perdersi.

“Polaroid Pony And The Unfortunate Table”
Una soffice ed armoniosa melodia, una carezza sottoforma di suono, che culla e rilassa, mette pace all’anima, fin quasi a portare in excelsis.

Alessandro Rabitti

Peach Kelli Pop

“Peach Kelli Pop”
(Going Gaga Records, 2010)

Questo disco sembra fatto per bambini, per donare gioia, per fare saltellare innocentemente. Un disco che porta l’estate nel cuore. Dal Canada Allie Hanlon esordisce da solista con canzoncine semplici, un indie pop con leggere sfumature anni ’60, ma anche soffici spunti surf/garage. La produzione di Happy Days avrebbe pagato oro per avere canzoni così.

“Do The Eggroll”
Una cantilena ripetitiva e birichina, che tra cori rosei e tamburelli impazziti fa sognare i costumi da bagno a vita alta e bif in spiaggia.

“Girls Of Summer”
Sembrano i Beach Boys, a partire dal titolo. Con la differenze di una voce e cori femminili, e di un paese di origine che più che spiagge ha ghiacci.

Alessandro Rabitti

Esben And The Witch

“Violet Cries”
(Matador, 2011)

Un dramma, una foresta, un’atmosfera oscura, un sogno mistico. Questo è quello che l’indie elettronico degli inglesissimi Esben and The Witch offre agli ascoltatori, e si è facilmente rapiti da questi suoni così circolari ed avvolgenti. Dopo aver realizzato diversi EP, finalmente il loro album di debutto che racchiude qualche brano precedente e pezzi nuovi, da non perdere e da ascoltare nei boschi possibilmente. Ok se non è possibile, quantomeno non in città! Usate la fantasia.

“Eumenides”
Un brano multiforme già uscito in un precedente EP, ma da una bellezza rara, multiforme per ambientazioni fatate, una voce docile, poi momenti effettati carichi di synth, e di nuovo quiete e caos catartico.

“Light Streams”
Una tranquilla esecuzione, un dolce suono che mischia indie e ambient, una voce soffusa ed alta, e sovrapposte voci di sottofondo che aggiungono carattere, e irradiano sensazioni di delicatezza.

Alessandro Rabitti

Palpitation

“Palpitation”
(Luxury, 2010)

Le Palpitation sono un duo femminile proveniente dalla Svezia, un paese che dell’indie ha fatto un po’ una bandiera. Della sponda più dolce, più twee le svedesine ricreano un disco molto intimo, quieto ed introspettivo, se ascoltato in situazioni malinconiche, può fare male, o meglio, può acuire le sensazioni.

“I Lost And Died”
Una ballata dalle note tristi, malinconica, con un riff di chitarra semplice ed efficace, e una voce che trasuda fragilità.

“Light Can Fix Me”
Dolci note notturne, piccole luci nella notte che si illuminano con semplci ritmi, vocalizzi, e un pathos molto sensuale illumina tutta la canzone.

Alessandro Rabitti

Killing Joke

“Absolute Dissent”
(Svart Records, 2010)

I Killing Joke non si possono riassumere in poche righe, proviamo a dire che in trent’anni di musica, sunano dal post punk subendo influenze metal, passando per la new wave e subendo altre influenze dub, cambiando diverse formazione ad esclusione del nucleo principale. A trentun’anni dal primo EP, e a quattro dall’ultimo disco e a ventotto dalla stessa formazione originaria se ne escono con un Absolute Dissent, disco che non accusa il tempo, mantenendo un legame con un passato aggressivo e violento, da tinte decisamente imponenti.

“Absolute Dissent”
La traccia che apre l’album ha un ruolo fondamentale, grida la rabbia, il dissenso più totale per la direzione che la terra sta prendendo, per palati intelligenti.

“The Raven King”
Il pezzo dedicato a Raven, un ex componente del gruppo scomparso qualche anno fa, brano solenne, dal suono duro e toccante, i Killing Joke, con lo sguardo verso il compagno dicono “All connected, all as one”.

Alessandro Rabitti

Los Campesinos!

“Romance is Boring”
(Wichita, 2010)

Al terzo lavoro i numerosissimi Los Campesinos! ritornano con un album del tutto molto simile alle opere già realizzate in precendeza. Un allegro indie che sprizza la solita energia, dalle sfumature punkereccie. Si ripete la storia, i campagnoli forse sono chiusi e non puntano a nuove orecchie. Adatto ai soliti ascoltatori, pochi ma buoni?

“Plan A”
Un giro di chitarra vorticoso, un cantato schizofrenico, e un ritornello che riporta ad un senso di quiete, che sotto sotto un po’ malsana lo è. Da provare.

“These Are Listed Buildings”
Un pezzo allegro, alterna sezioni più ritmate a parti più con meno strumenti, una cosa che piace ai Campesinos!, il tutto decorato con corettini freschi qua e là, decisamente carino.

Alessandro Rabitti

A Sunny Day In Glasgow

“Autumn, Again”
(Autoproduzione, 2010)

Questi americani suonano un dreampop spaziale, raccontano la loro musica con suoni soavi e la mente si predispone ad uno stato mentale di pace. Autumn, again in realtà di autunnale non ha nulla, forse si avvicina più ad una stagione paradisiaca, che non c’è.

“100/0 (Snowdays forever)”
Ricercata quiete, un ricordo, un sogno, un viaggio mentale che dura per sempre, dal quale non ci si sveglia, ma senza averne paura, perchè questa musica sa di eterno.

“Sigh, inhibitionist (Come all day with me)”
Se i The Jesus and Mary Chain fossero state due sorelle, sarebbe esistita una copia degli A Sunny Day in Glasgow già da metà anni ottanta.

Alessandro Rabitti

A Brand

“Judas”
(62 TV Records / Bang! Music, 2008)

Band belga dalle mille sfaccettature, di base suonano un rock puro, contaminato da sonorità che spaziano dal glam all’indie, con giri di chitarra talvolta figli dell’hard-rock. Una particolarità è che spesso cantano quasi tutti e cinque, e il loro ultimo Judas è una conferma delle loro potenzialità.

“Can’t Help It”
Un riff potente, cori che spingono a battere in alto le mani per seguirne il ritmo, e sudore.

“Where’s Your Heart”
La prova del fuoco, il brano più serio, il diverso dagli altri, un giro di chitarra solenne accompagnato da un beat costante, e una delicata voce, da compilation di canzoni d’amore.

Alessandro Rabitti

Go Back To The Zoo

“Benny Blisto”
(Universal Music, 2010)

Giovane band indierock che, nata un po’ per caso, ora fa parte di quella scena indipendente olandese, e con questo album d’esordio intitolato Benny Blisto inizia a farsi conoscere di qua e di là in giro per l’Europa, grazie soprattutto a queste sonorità seppur semplici ma efficaci.

“Electric”
Singolone da macchina scappottata direzione mare e da limonata clandestina in un angolo buio dell’hanabì a Marina di Ravenna.

“I’m The Night (See You Later)”
Un motivetto che non va via dalla testa, frivolo, leggero, solare, e che fa presa come un collante di marca.

Alessandro Rabitti