Bestiario, Juan Josè Arreola

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Come diceva Pier Vittorio Tondelli con estrema lungimiranza, “non c’è più tempo per dedicare giorni e giorni alla letteratura, bisogna che il testo sia digeribile in poco tempo”.

E in una contemporaneità sempre più vittima e carnefice di se stessa, grazie alla velocità che la tecnologia ha impresso ai nostri stili di vita, il bozzetto-lampo sembra essere la forma narrativa più adatta ai tempi che viviamo.

Per questo motivo il Bestiario di Juan Josè Arreola, pubblicato da Sur Edizioni, sembra proprio rispondere alle caratteristiche di immediata decodifica e “digestione” tondelliana.

Cinquanta pagine piene di microcosmi surreali, allegorie zoologiche del presente dipinte con ironia e acutezza, e dettate dal maestro Arreola a Josè Emilio Pacheco così, a voce, nell’arco di una settimana, a dimostrare come si potesse ancora fare letteratura alla maniera di aedi e rapsodi anche agli inizi degli anni Sessanta, quelli del boom economico e delle prime innovazioni tecnologiche.

In questa carrellata di animali al limite dell’irrealtà, lo scrittore messicano veste i panni di un naturalista che più che alla zoologia, mira a scandagliare e ad analizzare tutta la gamma dell’umana condizione, tratteggiando vizi e virtù in maniera rapida ed efficace.

Alberto Giusti