Better Call Saul – Stagione 3

Vince Gilligan e Peter Gould sono stati le menti dietro a quello che reputo il più grande prodotto audiovisivo degli ultimi 25 anni: “Breaking Bad”. L’epopea del professore di chimica Walter White e la sua “trasformazione” in Heisenberg è di diritto entrata nella storia dell’intrattenimento. Quando è stato annunciato lo spin – off “Better Call Saul” sul famoso avvocato interpretato da Bob Odenkirk molti avevano sospettato aria di prodotto fan service/idea per far soldi su un universo che aveva generato un consenso incredibile.

Con uno stile narrativo molto diverso e con una sua precisa impronta autoriale, invece, “Better Call Saul” è diventata una serie di grandissima qualità (tendente al sublime), che in comune con la madre “Breaking Bad” ha solo il racconto del percorso di un uomo che tra le sue contraddizioni e debolezze rivelerà piano piano la sua vera natura, che nel caso di Jimmy McGill (il personaggio di Odenkirk, il suo vero nome) è Saul Goodman.

Questa terza stagione è l’ideale proseguimento di quel climax che porterà effettivamente Jimmy a diventare Saul. Lo scorrere delle tre serie finora è stato un continuo crescendo di qualità e caratterizzazione di personaggi sublimi, palesemente i personaggi meglio scritti nel panorama televisivo secondo me. In più, questa stagione, mette finalmente uno di fronte all’altro i due fratelli: il nostro Jimmy e il superlativo Chuck.

Il personaggio di Michael McKean è senza dubbio il motore principale delle migliori puntate di questo “Better Call Saul”.

“Chicanery” e “Lantern” sono episodi che potrebbero benissimo essere studiati in una scuola di cinema e hanno al centro proprio le dinamiche tra Chuck e Jimmy: è dal loro incontro/scontro che vediamo emergere il vero Jimmy (cioè Saul). La quarta serie in quest’ottica si annuncia come quella del “botto”.

E Mike? Beh che dire. Il suo filone narrativo è quello che più “fa eco” a “Breaking Bad” ed un atteso ritorno non fa altro che far saltare sulla sedia i fan: sì è tornato Gus Fring. Non che Gilligan e compagni si soffermino troppo sulla sua storia (il rischio di scimmiottare la saga di Walter White è troppo forte), ma si delineano perfettamente i contorni e le dinamiche che ci aiutano ad inquadrare quello che poi abbiamo visto in “Breaking Bad”.

Better Call Saul

Il viaggio verso il “male” di Jimmy, proprio come il Walter White di Bryan Cranston, prosegue quindi inesorabile, come inesorabile è il suo rendersi conto di quello che veramente è: nonostante tutti i suoi tentativi di fare del bene, il suo animo è molto più grigio, se non nero, di quello che credeva inizialmente. Abbiamo avuto un assaggio di Saul Goodman, ma credo che nella quarta stagione lo troveremo più presente che mai. Complimenti a Gilligan e Gould per aver creato dalla costola di quella che reputo la miglior serie televisiva di sempre un autentico capolavoro.

Matteo Palmieri