Bianca Bagnarelli intervista


Bianca Bagnarelli e’ tra le fondatrici dell’associazione bolognese Inuit, dell’autoproduzione Delebile e ovviamente ha un blog. La sua ragnatela di esperienze è comune a molti altri fumettisti della sua generazione. Ma a differenza di tanti dilettanti lei, con un approccio alla narrazione nel solco di Adrian Tomine, è sulla buona strada per diventare un’artista. Con uno stile, al di là delle influenze estetiche, che riesce con naturalezza a privilegiare tanto la forma quanto la sostanza. E la differenza tra un artista e un amatore (o dilettante) è la stessa che corre tra uno che la domenica pomeriggio fa costruzioni con i fiammiferi e colla vinilica e Zaha Hadid.

Testo e intervista di Gregorio Enrico

Presentati: chi sei, quanti anni hai e di cosa ti occupi.

Mi chiamo Bianca Bagnarelli, ho ventiquattro anni. Sono nata a Milano ma da cinque anni vivo a Bologna, dove faccio molte cose diverse tra cui disegnare e scrivere fumetti.

Raccontaci come hai coltivato e sviluppato la tua passione per il disegno e come questa ha condizionato le tue scelte.

Ho sempre disegnato e in casa avevamo molti fumetti. Per quello che ricordo non ho mai voluto fare altro.
All’inizio del liceo ho avuto un periodo di ossessione per il fantasy: ho letto e riletto Il Signore degli Anelli, giocavo a Dungeons & Dragons, a Magic, e disegnavo molti orchi, cavalieri, scene di guerra, elfi, eccetera.
Poi in fumetteria ho scoperto Mondo Naif, la rivista pubblicata da Kappa Edizioni, che oltre a pubblicare autori italiani proponeva anche alcuni fumetti importati dall’estero. Subito dopo ho letto Ghost World di Daniel Clowes e ha cambiato tutto: la mia maniera di pensare alle storie, a quello che si poteva fare con i fumetti. Mi ha fatto capire quante cose si potevano dire combinando insieme la scrittura e il disegno e mi ha fatto intravedere il tipo di storie che avrei voluto essere capace di raccontare.
Finito il liceo mi sono iscritta all’Accademia di Belle Arti di Bologna, corso di Fumetto e Illustrazione. Lì ho conosciuto i ragazzi con cui poi ho fondato Delebile. Ho lasciato gli studi al secondo anno.

Qual è l’atmosfera che cerchi di ricreare nei tuoi lavori?

Di ansia, frustrazione, solitudine e impotenza. Nei fumetti. Per le illustrazioni dipende.

Quali sono le tecniche che usi per disegnare?

Cambia da lavoro a lavoro.Spesso china e pennello, a volte solo matite, e poi rielaborazione al computer.

Ci racconteresti il processo nei diversi passaggi con cui disegni?

Faccio diversi studi, per capire come affrontare al meglio quello che voglio rappresentare. Imboccata una strada realizzo uno schizzo molto approssimativo, veloce, poi lo scansiono e lo stampo della dimensione che deve avere il definitivo. Da lì faccio una matita leggera, in cui definisco tutte le masse, e poi china. Scannerizzo e coloro. Questo per i fumetti. Per le illustrazioni varia molto da progetto a progetto.

In questo momento che progetti o lavori hai in cantiere?

Una raccolta di racconti brevi a fumetti autoprodotta, che uscirà per Delebile tra non molto, e due storie lunghe.

Come “inventi” una storia? Parti dai personaggi, da un idea singola?

Da un’idea di solito. Spesso da un ricordo, da un’immagine. Scrivo uno scheletro della storia, di getto, dal quale so che ricaverò alcune didascalie. Partendo dal testo faccio uno storyboard, che poi spesso cambio in corso d’opera. Il testo mi serve perché leggendolo mi scorre davanti la storia per immagini, e scrivendo posso fissare l’idea e tornarci successivamente.

Che cosa secondo te rende una storia interessante o bella?

Non so rispondere. Quando invento una storia cerco di scrivere qualcosa che mi piacerebbe leggere.

Parlando dell’atmosfera che cerchi di trasmettere (ansia frustrazione solitudine come hai detto) quali pensi che siano i mezzi espressivi per comunicare quel genere di sensazioni? Attraverso i dialoghi, dando un particolare taglio allo stile di disegno o che altro ancora?

Per me l’atmosfera di una storia è la storia stessa. Io parlo di ansia e solitudine e quindi nelle mie storie si respira quello.I miei disegni sono piuttosto semplici, uso molto il colore; secondo me visivamente il mondo che ci circonda è ricchissimo e per la maggior parte del tempo è anche molto bello. Questo non significa che sia un posto in cui è semplice stare. Nelle mie storie cerco di comunicare questo.

Hai contribuito con una tua storia al #13 di Kuš! Di che cosa parla?

Di tre ragazzi che vanno al parco la mattina dopo capodanno e di un furto.

Come è nata la collaborazione con Kuš?

Mi hanno chiesto una storia e io ho detto di sì.

Rimanendo nel tema delle autoproduzioni: Delebile, di cui sei una dei fondatori, com’è nata e che cosa hai da dire sul mondo delle autoproduzioni?

Delebile è nato come gruppo di lavoro, dalla volontà di quindici studenti dell’Accademia di Belle arti di lavorare di più, e di sperimentare un po’ con il fumetto. Dopo circa due anni siamo rimasti in cinque e il progetto si è trasformato in quello che è ora: una piccola (minuscola) etichetta indipendente che pubblica storie brevi a fumetti di giovani autori italiani e stranieri. Ci divertiamo un mondo, andiamo ai festival, conosciamo tante persone nuove e guadagniamo qualcosina. Le autoproduzioni sono un’ottima palestra e ti mettono a diretto contatto con molte cose spiacevoli ma formative, come il lavoro di gruppo, le difficoltà economiche, i debiti e i lunghi viaggi in macchina.

Dovendo fare un paragone con quanto accade in Europa come valuti il sottobosco italiano di associazioni, autoproduzioni e illustratori?

A Bologna c’è una piccola primavera e stanno nascendo/sono nate tante realtà diverse negli ultimi anni. Una cosa molto bella, ma rimane comunque che ce la cantiamo e ce la suoniamo da soli:
In Italia i fumetti hanno poco pubblico, ancora meno ne hanno le autoproduzioni. Forse qualcosa sta cambiando, ma non sono sicura.
All’estero c’è più interesse per questo tipo di cose, da parte delle persone normali che non fanno lavori collegati al fumetto e all’illustrazione.

Più di un anno fa hai detto “non so se sono un’Illustratrice. Mi piace di più fumettista, ma ancora non sono nemmeno quello.” A oggi senti che sono cambiate le cose?

No. Ho ancora molta strada da fare.

Ultimo libro letto? Autore letterario preferito (o più di uno)?

Lydia Davis, due raccolte di racconti: Inventario dei desideri e Creature nel giardino.
Richard Yates, Raymond Carver, Grace Paley, Flannery O’Connor, Romain Gary, Anne Tyler, Agota Kristof e altri.

Hai detto che un libro che vorresti illustrare è Cattedrale di Carver, perché? Ce ne sono altri che vorresti illustrare?

Carver è stata un’intossicazione durata molto tempo, dalla quale sto uscendo ora, dopo aver digerito lungamente. Non so se mi piacerebbe illustrare libri. La frase che riporti viene da un’altra intervista in cui mi veniva chiesto “Un libro di cui vorresti illustrare la copertina e un film di cui vorresti fare il poster”, io ho risposto. Quello che m’interessa di più del disegno in questo momento è come può essere usato per raccontare le mie storie.

Cos’è Inuit?

Inuit è un’associazione culturale, di cui non faccio parte ma che ho contribuito a creare, che ha come obiettivo la divulgazione in Italia e all’estero di pubblicazioni autoprodotte di fumetti, illustrazioni, stampe e manufatti artigianali e si trova in Via Petroni 19/c a Bologna.

Disegnatori che ti hanno influenzata o che vorresti imitare?

Che mi hanno influenzato: AdrianTomine, Daniel Clowes, Jordan Crane, Sammy Harkham, Frederik Peeters, Cristophe Blain, Blutch, Ludovic Debeurme, Inio Asano, Anders Nilsen, Gipi e molti altri.
Che vorrei imitare: nessuno; trovare la propria voce è importante, e l’imitazione è una parte fondamentale di questo processo, ma è una parte privata, che di solito rimane chiusa in un cassetto.

Consigli che daresti a chi si affaccia al mondo dell’illustrazione per la prima volta?

Non sono un’illustratrice, non ancora, e non mi sento di dare consigli sull’illustrazione.
In generale, per quello che ho potuto sperimentare in questi pochi anni: per vivere con il disegno la strada è lunga, difficile e in pochi ce la fanno. Se si manca di convinzione all’inizio, è difficile arrivare in fondo.
E’ molto importante osservare, guardare e cercare di capire le persone. E leggere il più possibile, sia libri che fumetti.

Disegnatori/Illustratori/fumettisti che raccomandi o da scoprire?

Ugo Schiesaro, Andrea Settimo, Cristina Portolano, Paolo Cattaneo, Sam Alden, Silvia Rocchi, Fabio Tonetto.

Ti mantieni come illustratrice o fai altro?

Faccio anche altro.