Biennale di Venezia

Delude profondamente questa tredicesima Biennale di Venezia dedicata all’architettura, dal titolo “Common Ground”. Già dall’anno scorso si erano sentiti gli echi della “crisi”, che forse non riguarda solamente il budget necessario all’allestimento della mostra ma anche le idee dei realizzatori delle varie nazioni coinvolte. Ci sono due (terribili) elementi fondamentali che si tende a proporre, a mio avviso, quando non si ha il tempo o il cash necessario per costruire un’esposizione degna di interesse: video proiettati e cartine appese ai muri.

Si spende del tempo (e un sacco di soldi, diciamocelo) per arrivare a Venezia ed entrare alla famosa Biennale, per poi ritrovarsi davanti a fotografie e piantine di edifici e gente che (rigorosamente da un video) ti spiega come “sarebbe tanto bello ed ecologico realizzarli”.
Se la Biennale d’arte l’anno precedente si reggeva in piedi a fatica, traballava e già puzzava di recessione, quest’anno abbiamo proprio toccato il fondo. Con una piccola nota tecnica: stavolta l’Arsenale ha battuto i Giardini 10 a 1.
Per non fare proprio di tutta l’erba un fascio vi segnaliamo comunque le nazioni che si sono distinte dall’amebità totale che ha caratterizzato questa Biennale.
In primis il padiglione della Russia con il progetto “i-city” che a prima vista si presenta come uno spazio buio costellato da apparenti stelle che illuminano lo spazio dedicato ai visitatori. Se ci si avvicina alle costellazioni scopriamo che in realtà ognuna di esse è una lente di ingrandimento che dà su una fotografia di ex città sovietiche.

Geniale l’approccio di Cypro nell’invogliare il pubblico a stendersi su comode sdraio circondati da sabbia dorata, per poi mostrare (grazie a proiezioni private attraverso un finto cannocchiale posizionato su ogni sdraio) l’altra faccia della nazione, al di là degli stereotipi turistici.
Ho apprezzato tantissimo il padiglione del Venezuela, trasformato in un vero e proprio ristorante a tema, secondo il principio che la condivisione di un pasto sia la soluzione migliore per stabilire un terreno comune per una discussione.

La 13° Biennale di Architettura sta (grazie al cielo) volgendo al termine. Per l’anno prossimo vorremmo vedere qualcosa di più coinvolgente per il pubblico, qualcosa di più concreto ed appassionante. Non mostrateci solamente come dovrebbe essere costruito un bel palazzo, ma fatecelo toccare con mano. Fatecelo vedere, provare. Stupiteci con qualcosa di reale. Ricordo ancora quando due anni fa ho let-te-ral-men-te camminato in mezzo alle nuvole. Riuscivo a sentire il peso del vapore acqueo sulla mia pelle. Tutto questo in un piccolo padiglione dell’Arsenale. Ok l’arte astratta, ok l’essere concettuali, ma avete, seppure elegantemente, rotto le scatole.

Renee Moorà Ferri
www.ireneferri.com