Big Little Lies – Season 2

Jean Marc Vallèe con la prima stagione di Big Little Lies aveva iniziato una riflessione molto interessante sul femminile, che aveva trovato il culmine in “Sharp Objects“, la serie che più di ogni altro prodotto audiovisivo ha saputo raccontare il potere della donna, anche quello distruttivo (una delle serie tv più sottovalutate del panorama contemporaneo).

In quella prima stagione ero rimasto estasiato dalla pulizia narrativa, dalla complessità di ogni singolo personaggio, era un autentico trattato sulle relazioni umane, immerso in un contesto alto borghese americano, fatto di apparenze e reputazione. Per questo motivo, la prima stagione aveva anche un preciso messaggio politico e sociale, che osservavamo nelle “interviste” svolte a tutti gli altri abitanti di Monterrey che non fossero le nostre 5 protagoniste. E ovviamente la menzogna, la bugia, come snodo delle relazioni e delle trame della storia. Insomma un capolavoro che raramente ha eguali nel panorama visivo, sia esso cinematografico o televisivo.

Con queste premesse attendevo la seconda stagione, ma con anche molti timori, perchè con un impianto narrativo così forte come quello della prima stagione era difficile tenere un livello così alto. Fin dal suo annuncio, però, la HBO si è giocata un asso di briscola: la presenza niente meno che di Meryl Streep, alla sua prima apparizione in una serie tv. Peccato che, dal mio punto di vista, sia stato uno dei problemi più grossi, ma andiamo per gradi.

Tenendo presente che il discorso sequel, prequel e nuove stagioni sono sintomo di scarse idee ha poco senso, per quanto mi riguarda quello che conta è fare una buona serie/un buon film, quello che è centrale in un’opera del genere è l’idea che ci sta dietro, quello che la storia ci vuole raccontare. Anche dopo una più attenta e calma riflessione non ho ancora ben capito dove Andrea Arnold e Liane Moriarty ci hanno voluto condurre.

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Ritroviamo le nostre cinque di Monterrey alle prese con ciò era successo proprio al termine della prima stagione (SPOILER), cioè la morte del marito di Celeste (Nicole Kidman), a causa della spinta di Bonnie (Zoe Kravitz). Tutto sembra scorrere “normalmente”, ma è chiaro che qualcosa turba da dentro il gruppo di amiche e ciascuna dovrà affrontare un preciso “problema”, che poi le metterà di fronte a quello vero.

Peccato, però, che questo percorso non sia il frutto di una riflessione o di un pensiero comune, ma sia dovuto o al caso o, ancor peggio, dal personaggio “deus ex machina” di tutta la serie: la Mary Louise di Meryl Streep, suocera di Celeste. Capisco l’importanza e la caratura dell’attrice, ma questa scelta ha snaturato completamente la natura della serie, che proprio nell’equilibrio tra i personaggi aveva costruito la sua fortuna. La Streep diventa accentratrice, proprio come il filone narrativo legato a lei e Celeste, mentre tutte le altre storie finiscono sullo sfondo.

La serie vive quindi delle grandi interpretazioni di queste super star, mentre la narrazione apre discorsi senza mai approfondirli o chiuderli: il ruolo della madre, il concetto dell’impossibilità del tempo di risolvere i problemi e lo stesso ruolo del femminile viene visto sempre in maniera più sfuocata rispetto alla prima stagione. Insomma, la seconda stagione di “Big Little Lies” è per me la più grande delusione di questa annata, un progetto che sembra aver perso la sua potenza artistica e narrativa, le cui super star da sole non possono reggere il confronto con il capolavoro firmato Jean Marc Vallèe.

Matteo Palmieri