Black Mass

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La pellicola di Scott Cooper, presentata alla 72esima Mostra del Cinema di Venezia, rischiava di essere surclassata dalla “polemica” sull’aspetto di Johnny Depp (per una volta che affronta seriamente una parte…). In quanto amante del genere gangster movie, invece, ero molto curioso di vedere la prova di Deep e, soprattutto, come Cooper fosse stato in grado di unire l’autoralità (tipica dei suoi film) con il cinema di ampio respiro.

La trama e la struttura di “Black Mass” sono molto lineari: ripercorre dal 1975 agli anni 2000 la “carriera” del gangster Jimmy Bulger (Johnny Depp), che tenne in pugno la malavita di Boston attraverso un clima di terrore e ricatti. Il tutto grazie ad un’inaspettata e sorprendente alleanza con un suo concittadino, agente dell’FBI, John Connelly (Joel Edgerton).

Vengono in mente “The Goodfellas” e “The Departed”, senza però l’epicità e la tragicità di questi due capolavori.

Cooper, come accaduto anche per le altre sue pellicole, adotta uno stile registico molto classico, attingendo a piene mani da mostri sacri come Scorsese (viene in mente “The Goodfellas” e “The Departed”, senza però l’epicità e la tragicità di questi due capolavori) ed “I Soprano”. Peccato, però, che questo stile non sia quasi mai supportato da una sceneggiatura di livello.

Il regista è abile nel creare un clima di tensione e terrore quasi, accompagnato da un comparto audio veramente eccellente per il genere. Il vero artefice, però, di questa paura diffusa è il Jimmy Budger di Johnny Depp, finalmente protagonista di una parte che possa dare giustizia alle sue capacità. Resta da vedere se questa occasione sarà una mosca bianca (e tornerà a “burtonizzarsi”) o se la sua carriera prenderà una strada “più seria”.

Dove il film non funziona è tutto ciò che gira intorno a Budger. Se escludiamo il fratello (un monumentale Benedict Cumberbatch), di cui però avremmo voluto sapere un po’ di più, tutti i personaggi secondari (a partire dal caricaturale Joel Edgerton) e Boston sembrano fermi, immobili, senza un minimo di evoluzione e coinvolgimento. Quest’uomo manipola e controlla un’intera area cittadina e quello che vediamo sono solo delle esecuzioni? Veramente troppo poco.

“Black Mass” si inserisce insomma in quella categoria di film che non possono essere definiti brutti, ma che nemmeno possono entusiasmare, e come spesso accade questo può essere controproducente per un giovane regista che non sembra essere pienamente in grado di osare,nonostante le basi siano ottime.

Matteo Palmieri