Black Panther

Wakanda per sempre! Questo è il grido che più volte si leva durante il corso del bellissimo film di Ryan Coogler e che io stesso avrei urlato alla fine della pellicola. “Black Panther” è un film di supereroi che segue per certi versi il canone imposto dai Marvel Studios, ma sfrutta alcune peculiarità per distinguersi in maniera ben precisa, risultando uno dei più efficaci stand alone di tutto il Marvel Universe.

Il film ci proietta immediatamente alla fine di “Captain America: Civil War“, con T’Challa (Chadwick Boseman) pronto a succedere al padre morto per colpa di Helmut Zemo. Quando tutto sembra pronto per celebrare il nuovo re e le tradizioni del Wakanda, dal passato riemerge un nemico conosciuto, Ulysses Klaue (Andy Serkis), ed una nuova minaccia che riguarda il passato non solo del Wakanda, ma anche di T’Challa: Killmonger (Micheal B. Jordan).

…un vero e proprio fenomeno senza precedenti…

“Black Panther” si è imposto alla sua uscita come un vero e proprio fenomeno senza precedenti, tanto che in 11 giorni ha incassato la bellezza di 700 milioni di dollari. Primo grande blockbuster girato da un regista nero di soli 31 anni (sì leggete bene), con un cast praticamente all black e un personaggio principale decisamente meno conosciuto rispetto agli altri Avengers. Il risultato? Ennesimo successo della Marvel e di quel genio di nome Kevin Feige.

A costo di sembrare noioso, bisogna guardare con ammirazione al lavoro che stanno facendo i Marvel Studios, che hanno creato un universo perfettamente coerente, con un suo linguaggio cinematografico, in cui stanno inserendo sempre di più certe peculiarità e novità senza per questo stravolgere l’impianto più che collaudato, che gli ha consentito negli anni di realizzare 18 film e la bellezza di 14 miliardi di dollari. Solo nel nostro Paese ci si può fare la domanda se è lecito fare questi film…dall’altra parte dell’Oceano pensano invece a come farli sempre diversi.

La diversità è il mantra di questo film. Quando parliamo di fantascienza è fondamentale la capacità di creare dei mondi credibili (chiedetelo a James Gunn che ha realizzato lo Star Wars moderno, cioè i “Guardiani della Galassia”). Coogler riesce nell’impresa di realizzare un Wakanda meraviglioso, vivo e con una sua identità (vi prego soffermatevi sugli edifici per capire che lavoro c’è dietro questo prodotto) in cui interagiscono comunità e individualità ben precise.

Marvel Studios' BLACK PANTHER..L to R: Erik Killmonger (Michael B. Jordan) and T'Challa/Black Panther (Chadwick Boseman)..Ph: Film Frame..©Marvel Studios 2018

Marvel Studios’ BLACK PANTHER..L to R: Erik Killmonger (Michael B. Jordan) and T’Challa/Black Panther (Chadwick Boseman)..Ph: Film Frame..©Marvel Studios 2018

Il film, come i grandi blockbuster della tradizione hollywoodiana, veicola messaggi potentissimi in modo molto immediato, per raggiungere il grande pubblico. Così, attraverso citazioni palesi da “Il Re Leone“, Coogler compie un viaggio politico e sociale sul significato dell’identità, sul significato del riformismo e del conservatorismo, mostrandoci non solo il supereroismo, ma anche il ruolo che una potenza DEVE avere all’interno di una società.

Probabilmente in Italia “Black Panther” non farà la presa che ha prodotto negli Stati Uniti, in cui c’è una maggiore sensibilità politica per questo argomento (come la loro storia recente dimostra), ma credo che sia un’occasione per vedere qualcosa di autentico e anche un po’ originale nel panorama dei cinecomics. Si dovrà soprassedere su qualche momento imbarazzante di CGI e delle scene d’azione decisamente normali, ma Coogler ha dimostrato ancora una volta come sia un regista per grandi storie.

Matteo Palmieri