Brooklyn

“Welcome to the United States of America”. Parole che hanno racchiuso le paure e i sogni di milioni di persone che sono nel corso della storia emigrati negli USA. Tali parole sono ben mostrate e sottolineate dal regista John Crowley quando Eilis Lacey (Saoirse Ronan) giunge a New York da quella Irlanda che vedeva troppo stretta per i suoi sogni e la sua vita. Questo viaggio della speranza le regalerà una nuova vita e un nuovo amore (lo splendido Antonio di Emory Cohen), ma un evento inaspettato potrebbe rimettere tutto in discussione.

Arrivato in colpevole ritardo nel nostro paese, “Brooklyn” è l’ultimo dei film nominati all’Oscar, che è stato molto apprezzato dalla critica americana, forse troppo, ma è anche facile capirne i motivi. La pellicola si costruisce intorno al sogno e alle speranze che gli Stati Uniti d’America hanno donato a molti, se a questo aggiungiamo che i due protagonisti sono irlandesi e italiani (due dei popoli migratori più importanti della storia statunitense), è facile capire tanto successo.

Sarebbe, però, ingiusto inquadrare il film semplicemente lungo queste coordinate. Pur non avendo momenti particolarmente forti e un tono forse un po’ troppo patinato, il lavoro di John Crowley ci regala scene di ottimo cinema, di grande sensibilità e di rara dolcezza, focalizzandosi su un tema fondamentale: la ricerca di una casa.

Mi viene immediatamente alla mente la scena della prima cena tra Eilis e Antonio, una in cerca della sua strada e l’altro ben radicato, entrambi però ricchi di sogni. In questo particolare momento Antonio mangia senza problemi, mentre lei, dopo mesi tanto difficili, ha bisogno di altro: parlare. E vediamo scorrere tutta la cena in questo modo, lui che mangia e ascolta, lei che parla e si apre ad Antonio. Molto interessante che nella seconda parte del film vedremo una scena analoga, ma con prospettive leggermente diverse.

…il lavoro di John Crowley ci regala scene di ottimo cinema, di grande sensibilità e di rara dolcezza…

Molto classico, elegante e ben girato, “Brooklyn” è un buon film, che non fa dell’originalità la sua caratteristica più importante, ma che nella sua lettura ed esposizione di temi già visti si distingue per un’ottima sensibilità. Non ci si innamorerà probabilmente del film in sé, ma non si potrà non adorare i suoi due meravigliosi protagonisti.

Matteo Palmieri