Bruno Belissimo in concerto a MPIE – intervista

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Incominciamo a conoscere gli artisti che prenderanno parte alla nona edizione di Meeting People Is Easy #mpie9 domenica 10 settembre al parco di Fiorano Modenese, all’interno della tre giorni dedicata a Radio Antenna 1.

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Festival, mpie, che dal 2007 ha portato sul proprio palco i migliori nomi della scena indipendente italiana e straniera – ed etichette discografiche quali SUB POP (Seattle), TOUCH’N’GO (Chicago) e ACUARELA (Spagna)- tra cui: GANG OF FOUR (unica data italiana), THE SOFT MOON, MARK GARDNER (RIDE), JAN (USA), BLAKE SCHWARZENBACH (Jawbreaker) (USA), THE SECRET SOCIETY (SPAGNA), OFFLAGA DISCO PAX, JULIE’S HAIRCUT, GIARDINI DI MIRO’ GAZEBO PENGUINS, MASSIMO VOLUME, DIAFRAMMA, DRINK TO ME, A TOYS ORCHESTRA, JENNIFER GENTLE + Luca (VERDENA), THE GIORNALISTI, THE DEATH OF ANNA KARINA, WOW, CUT, MARIA ANTONIETTA, BE FOREST, A CLASSIC EDUCATION, HIS CLANCYNESS, SAMUEL KATARRO, HEIKE HAS THE GIGGLES, BEATRICE ANTOLINI, STOP THE WHEEL, LES FAUVES, TREES OF MINT, COMANECI, FATHER MURPHY, SCHONWALD, MOVIE STAR JUNKIES, MY AWESOME MIXTAPE, ALTRE DI B, KING OF THE OPERA, REDWORM’S FARM, FELPA, STOOP, DUMBO GETS MAD, WELCOME BACK SAILORS, M?, MICROMOUSE, MY SPEAKING SHOES.

Il sound di Bruno Belissimo è un insieme di funk, Italo Disco, Masters At Work, Deep House, French Touch, Brassica, Soul Clap, Dan Lissvik, Todd Terje e lo Space scandinavo, atmosfere lounge e baleariche, B- movie, synth vintage, sax, 909, bassline, beat minimali, ironia tutta italiana e perfezionismo tutto canadese.

Intervista di Enrico Rossi

Ciao Bruno, puoi raccontaci il tuo background musicale e il primo approccio che hai avuto con il basso e anche con il computer?
L’approccio con il basso è avvenuto abbastanza presto. Mio padre, chitarrista, aveva una miriade di strumenti tra i quali anche un Cort 4 corde, bruttino per la verità. Lo teneva in un armadio dietro dei vestiti forse per nasconderlo da mia madre che sempre si incazzava quando comparivano strumenti nuovi a casa. L’ho preso e ho iniziato a suonarlo. Nello stesso periodo mio fratello si fece prestare una vecchia batteria da un amico di famiglia musicista e cosi ebbe inizio il grande fardello della musica nella mia esistenza. Scherzo..

Il computer arrivò dopo, fu una necessità imparare a usarlo come strumento divenendo, col passare del tempo, un elemento sempre più centrale del mio fare musica. E’ stato naturale, poi, combinare l’approccio prettamente strumentale del Bruno bassista allo stile del Bruno produttore, farne un disco e portarlo in giro.

Vivere a Toronto cosa ti ha dato in termini di esperienza? Ed ora, essere qui in Italia, cosa ti ha permesso di sviluppare per la tua musica?

Mi ha dato la consapevolezza che l’importante è sentirsi cittadino del mondo e non di un paese in particolare. Per questo nella mia musica non mi pongo limiti sulla lingua da utilizzare o su particolari stili o influenze. Il processo è libero: ciò che mi piace per me funziona.

Ho letto che a Toronto tuo padre si dilettava come regista di film scifi. Componevi tu le colonne sonore? Ricordi le trame di alcuni di questi?
No ero molto piccolo al tempo, mio padre è molto appassionato di cinema e in gioventù si è dilettato a girare dei film più che altro per hobby. Purtroppo credo non sia rimasto niente di tutto quello che ha fatto, gli ho chiesto mille volte di darmi il materiale perché mi sarebbe piaciuto moltissimo utilizzarlo per farci dei video di qualche mio pezzo ma nada.

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Quindi appassionato di B movie… omaggio che ritroviamo anche nel disco in “La Violenza”. Su quali colonne sonore avresti voluto metter mano e perché?
Una su tutte: I guerrieri dell’anno 2027 di Lucio Fulci.

Nel tuo disco ci sono molte influenze. Un tuo brano è intitolato French Riviera che, almeno come concetto, porta con sé una sterminata iconografia: yacht, piscina, divertimento, feste. Era questo l’intento musicale che volevi trasmettere con i pezzi? Possiamo parlare di ispirazione/istigazione al divertimento?
Lo stereotipo di riferimento è gigantesco vero, però la mera emulazione di quel mondo non è stato il punto di partenza per scrivere French Riviera. Diciamo che chi mi conosce sa che io sono un po’ cosi…

In quale periodo della tua vita hai scritto il disco e quanto tempo ti è servito?
Ho scritto il disco più o meno in sei mesi in un periodo molto felice subito dopo essermi trasferito a Bologna con la mia ragazza.

Com’è avvenuto il processo creativo? C’è un iter che segui di solito per comporre un brano? – non so, parti dal groove del basso, una base in loop, un film, un colore…
Parto quasi sempre creando un loop batteria-basso avendo come spunto il titolo del pezzo, oppure una frase, fotografie o qualcosa che mi ha entusiasmato/fatto ridere. Per scelta non campiono altri pezzi (taglio vocals, loop di percussioni al massimo, ma non prendo un pezzo di una canzone per
farci un altra canzone) quindi parto sempre da una bella schermata blank e se non mi esce qualcosa convincente dopo 15 min cestino tutto.

Invece, tecnicamente parlando, che tipo di basso usi e come utilizzi i software nel pratico? Ho letto che hai studiato al conservatorio, cosa che viene fuori anche con l’esercizio 21…
Uso il mio fedelissimo Fender Marcus Miller 4 corde e Ableton Live come DAW sia in studio che sul palco. Ho studiato basso e continuo a farlo ovviamente mentre per il resto sono completamente autodidatta; ho passato tante tante ore davanti al computer come facciamo tutti noi nerd della musica.

E, invece, come sei finito in India? Cosa ti ha lasciato questa esperienza?
La mia agenzia (BPM concerti) mi ha chiesto se ero interessato a fare un tour in India e io ho risposto che sarei partito anche il giorno stesso. Tutto qui. É’ stata un’esperienza incredibile, non ero mai stato in India e non sapevo bene che aspettarmi. Il tour è andato alla grande e la gente davvero super ricettiva, non vedo l’ora di tornarci!

Stai già lavorando al prossimo disco? C’è una qualche direzione musicale in cui ti stai cimentando?
Il disco è quasi pronto. La direzione musicale credo di averla già presa facendo il primo album, il nuovo lavoro è il naturale successore scritto da un Bruno più consapevole con un centinaio di concerti alle spalle.

Mi sono sempre immaginato i producer/dj passami il termine come dei feticisti/puristi dei vinili, ma la tua età è diversa. Mi chiedevo se il vinile rimane un oggetto sacro o se vai di musica in streaming senza problemi?
I vinili mi piacciono, li compro, li ascolto ma non sono un feticista e vado di musica in streaming senza problemi.

Quest’anno la nona edizione del nostro festival è ospitata all’interno dei tre giorni festeggiamenti per i quarant’anni di Radio antenna 1, storica radio emiliana… ci fai una personale playlist, come se fossi uno speaker della radio durante un programma, magari motivandola…?

Cosa metteresti su se:

– dovessi tornare a Toronto per le vacanze di Natale
“Christmas” di Michael Bublé, non amo il Natale quindi questo renderebbe tutto un
magnifico orrore

– dovessi stare in tour per un anno intero (un brano che non ti annoierebbe mai)
Qualsiasi cosa dei Talking Heads

– dovessi cucinare (a proposito sai cucinare?)
so cucinare e metterei “He Barrido El sol” dei Los Tres

– se dovessi aspettare qualcosa o qualcuno che non arriva mai
“Digging The Grave” Faith no More

– se dovessi correre al parco
“Inspector Norse” Todd Terje

– dovessi salutare qualcuno a cui tieni
“Best to You” Blood Orange

PARCO MPIE9