Bud Spencer Blues Explosion
Tornano i Bud Spencer Blues Explosion da Roma.
Dopo il live (“Fuoco Lento”) pubblicato quest’estate sempre per Yorpikus, che raccoglieva cover di Hendrix, degli Area e di Alex Britti; restituendo in una manciata di brani le esibizioni pirotecniche dei nostri.
Il loro secondo lavoro, “Do It ”, in uscita il quattro novembre si ripresenta con le medesime caratteristiche che li hanno fatti amare al pubblico.
Sto parlando di quel chitarrismo energico e heavy infuocato di blues.
La seconda traccia (“Più Del Minimo”) e autentica apertura del disco, dato che la prima è un breve intro slide da sedici secondi, ne è la dimostrazione, che vola con un ibrido di Zep d’annata e spaghetti grunge facendo sembrare nulla cinque minuti.
Lungo le tredici tracce i nostri ti conquistano proprio con la loro energia alternando stomp roventi e cavalcate furiose, con testi in italiano e in un caso in inglese. La nota dolente sta proprio nel cantato, che suona sempre un po’ di maniera, in particolare in inglese. Con “Jesus On The Mainline” abbiamo un slide perfetto e appuntito non fosse che il cantato sembra fatto apposta per assomigliare agli originali standard blues. Oppure la voce effettata che fa “uuuh” all’inizio di “Hamburger”.
Quello che manca un po’ (e “L’Onda” è l’eccezione) è la capacità uscire da certi schemi datati e comporre canzoni usando un po’ più di innovazione. Il genere di cose che rendono grande Jack White. Cioè fare blues senza prendere di peso il blues degli Zep o altri gruppi simili e cantarci sopra in italiano. Ma la mia è una precisazione pignola, perché i BSBE sono prima di tutto musicisti, e si sente.
“Giocattoli” , “Rottami”, “L’onda” o la già citata “Più Del Minimo” sono schegge infiammate da sentire assolutamente. Così la chitarra si incide nelle casse di “Hamburger”. Come anche “Come Un Mare”, che è sicuramente il pezzo più originale e bello del disco: un mix riuscito di ricami magmatici per chitarra con crescendo finale.
Alla fine tutte le tracce sono interessanti, ma per lungo l’intero disco i BSBE sembrano essere sospesi tra una via più personale con una scrittura efficace, e soluzioni ancorate a una tradizione più retrò.
Nonostante qualche piccolo difetto siamo davanti a un bel disco, bello ora come lo sarà ancora tra vent’anni perché la forza dei BSBE non sta nello scrivere bei ritornelli o testi particolari ma nel far rivivere un genere, l’hard blues, e richiamarlo sulla terra come sciamani ogni volta che la magia si ripete sul palco.
Gregorio Enrico
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