Bullett Park di John Cheever



Bullett Park di John Cheever (8,50 euro, Feltrinelli)

Bullet Park John Cheever l’ha scritto nel 1969 e è il suo terzo romanzo. Non me lo sarei aspettato, ma mi è piaciuto davvero molto e ha confermato le mie preferenze verso lo scrittore statunitense dagli occhi azzurri.
Bullett Park è un sobborgo di Chicago di quelli conosciuti fino alla noia, le casette ordinate, i mariti che baciano le mogli prima di andare al lavoro, la placida periferia di tante fiction. Ci sono Nailles e Hammer due personaggi con nomi ironicamente legati ma dalle inclinazioni umane agli antipodi. Il primo va a pesca, nei momenti di libertà taglia la legna sul retro, ha una moglie che lo ama e un figlio a cui cerca di trasmettere dei valori; la sera si concede un bicchiere o due. Hammer, figlio non riconosciuto di un industriale e di una comunista, ha problemi psichici e ha viaggiato tra Europa e Stati Uniti per placare le sue turbe mentali. Tanto per dire sente di poter vivere bene solo in una stanza dalle pareti gialle.Si incontrano per la prima volta una domenica mattina, dopo la funzione religiosa.

Il bello di Cheever è il suo riuscire a velare la narrazione di un tono cordiale e dare all’andamento della storia un ritmo fiabesco. La voce narrante vede e sa tutto, ma non per questo si lascia contagiare dalle iniquità dei suoi personaggi e posa su tutti il suo sguardo benevolo. E racconta la storia come fosse per un gruppo di amici, la sera intorno al caminetto.
Un mattino Tony, il figlio adolescente di Nailles, amato ma non capito, sente di non potersi più alzare dal letto. Vengono consultati dei medici, luminari. Nailles ottimista da sempre e mai toccato dal dolore non si sa spiegare la cosa, cerca di reagire come può; è da questo punto che la storia si aziona davvero. Potremmo considerare (ma forse mi sbaglio) Bullet Park un romanzo che ha dato il via al genere sulle famiglie americane, tipo Rumore Bianco prima e le Correzioni poi, portando già dentro di sé tutti gli elementi psicologici e chimici che condizioneranno i personaggi dei due romanzi che ho citato.
Cheever con una capacità di sintesi derivata dall’esperienza però mette in primo piano non tanto una storia americana (come accade per Franzen) o una storia su qualche generico sentimento (come Delillo), ma la storia di un uomo che ama la sua famiglia.

Complimenti a quelli della Feltrinelli che hanno pubblicato prima i Racconti, poi i romanzi Bullet Park e gli Wapshot, e infine i Diari (con il discutibile titolo di Una Specie Di Solitudine, più adatto a un romanzo di Paolo Giordano) inediti in Italia, arricchendo l’offerta di cui già si erano fatti carico alla Fandango (giusto l’anno scorso erano usciti tredici racconti, con le prime opere narrative di Cheever).

Gregorio Enrico