Carol

Carol 3

E’ iniziata la stagione dei premi e, come spesso accade, nel nostro Paese cominciano le uscite dei pezzi da novanta che puntano ai riconoscimenti più ambiti. “Carol” è il prototipo del classico film di questo genere: grandi interpreti, tema caldo e d’attualità sono ingredienti molto appetibili per ottenere successo. Ecco, tutto ben impacchettato, forse troppo. Ma andiamo per gradi.

Protagonista del film di Todd Haynes è l’elegantissima Cate Blanchett, che è Carol Aird, una donna sulla quarantina in mezzo a un divorzio che, proprio mentre sta comprando un regalo per sua figlia, incrocia le strade di Therese Belivet (Rooney Mara). Tra le due nasce una storia che fin dall’inizio va ben oltre l’amicizia, ma che le costringerà a compiere scelte importanti.

“Carol” si presenta dunque come un film su un amore lesbo, argomento che in questo momento vediamo spesso sugli schermi, per cui è interessante vedere come un regista (e uno sceneggiatore) si approccia al tema provando a darne una sua identità. Todd Haynes ci riporta nei territori temporali e visivi con cui ci aveva presentato “Lontano dal Paradiso”, solo che questa volta si sente che manca qualcosa.

Per ¾ quest’opera sembra sempre troppo “confettosa”, tutto scorre troppo facilmente: poco credibile che nella New York del 1952 non ci si ponga problemi fino a quando c’è di mezzo un figlio. Un film fatto di primi piani, di dialoghi a due, a sottolineare la bravura e l’importanza delle interpretazioni delle due attrici. La Blanchett è veramente molto interessante come personaggio, sprezzante, ma con quelle crepe essenziali per un personaggio profondo. Da rivedere invece Rooney Mara, non mi ha convinto pienamente il suo personaggio, troppo piatto, sempre dietro a un vetro, spettatrice poco attiva di quella che accade, e la sua interpretazione.

Dove invece il film mi è piaciuto molto è nella sua attenzione registica per i particolari. Una pellicola fatta di “mani”, è un elemento che viene sottolineato continuamente, quasi a voler sottolineare che quello che noi stiamo guardando è un amore che “si può toccare”. Tutto sempre con grandissima eleganza e moderazione, senza essere mai troppo invadente.

Peccato, però, che manchi il mordente a questo “Carol”. Quando il film sembra svoltare, e darci i famosi problemi, finisce e c’è proprio la netta percezione che si sia persa almeno un’ora che poteva essere condensata in ben minor tempo. Non che ci troviamo di fronte a un brutto film, ma personalmente mi aspettavo molto di più.

Matteo Palmieri