Charles Bukowski, Pulp

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“Entrò. Ora, voglio dire, era sleale. Il vestito le era così stretto che le cuciture scoppiavano. Troppe cioccolate al malto. E portava tacchi così alti da sembrare trampoli. Camminava come una storpia ubriaca, barcollava per la stanza. Gloriosa vertigine di carni.”

Charles Bukowski, Pulp.

All’investigatore Nick Belane, depresso e pingue avventore dei peggiori bar di Los Angeles, viene affidato un caso alquanto singolare: la ricerca dello scrittore francese Céline, scomparso nel 1961 (a ventiquattrore di distanza da Ernest Hemingway) e misteriosamente riavvistato nei locali di Hollywood. Come singolare è del resto il cliente che ne ha ordinato la ricerca: la Morte, una debordante signora dal fascino prorompente, che sedurrà Belane incastrandolo in un’ allucinante trappola tra risse, truffatori da quattro soldi e un misterioso uccello la cui allegoria verrà svelata solo nel finale. Quest’ultimo romanzo, uscito postumo nel 1994, è un addio alla vita in puro stile Bukowski, dove la degradazione umana assume le colorazioni vivissime di un personaggio ironico, conscio di essere vittima del destino, ma col quale decide di giocare un’ultima mano di poker, godendosi ogni singola goccia di quel distillato d’emozioni e che è la vita.

Alberto Giusti

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