Chiamami col tuo nome

Era dal lontano 1998 che un film italiano non respirava l’aria di Oscar, in particolare per quanto riguarda la categoria “Miglior Film”. Era da un’eternità che una pellicola italiana non riceveva un così ampio consenso e apprezzamento internazionale anche a livello di premi. Con questa grande aspettativa e desiderio di vedere un grande film mi sono approcciato all’ultimo lavoro di Luca Guadagnino.

Siamo in Italia, nel 1983, in Lombardia, nelle zone di Crema. Un ragazzo di nome Elio (Timothée Chalamet) sta vivendo la “noia” dell’ennesima estate italiana degli anni ’80, quando, come di consuetudine, arriva uno studente ospite del padre professore. Quest’ospite, Oliver (Armie Hammer), però non è come tutti gli altri e in Elio scatta qualcosa, che renderà quell’estate per lui davvero unica.

Riuscire a districarsi nel turbinio di emozioni e pensieri che questo gioiello di Luca Guadagnino genera è molto difficile. E’ uno di quei film che ti lascia qualcosa dentro e che devi “decantare” per poi rifletterci sopra nella maniera migliore. Un film adolescenziale, d’amore, erotico e politico al tempo stesso, che nella sua semplicità e linearità colpisce per i grandi momenti di cinema “vissuto”.

Chiamami col tuo nome” è un film che non solo si guarda, ma si assapora, si odora e si tocca. Senza mai valicare i limiti del manifesto, soprattutto da un punto di vista sessuale, il lavoro del regista italiano sa essere erotico, intenso e poco perbenista, lasciando molto all’immaginazione dello spettatore per alcuni degli “atti” più concreti.

Un film adolescenziale, d’amore, erotico e politico al tempo stesso…

La bravura di Guadagnino è stata quella di creare un film che sa molto di nostalgia, non melodrammatica, ma dai forti connotati riflessivi e, come già detto, politici. Siamo, infatti, in un’Italia reduce dagli anni di piombo, un paese in cui c’era ancora il tempo per annoiarsi, una dimensione che nel 2018 abbiamo completamente perso. Ecco ho trovato assolutamente geniale questo “elogio alla noia“, questa idea di potersi fermare per poi ripartire, esattamente come è l’adolescenza.

Timothée Chalmet infatti incarna perfettamente questa idea: un ragazzo in divenire, che non sa bene dove andrà, ma che non ha paura di percorrere strade. Qui emerge anche un’idea, molto filo americana, dell’adolescente come persona dalle infinite possibilità, quindi non solo come un momento della vita fatto di sofferenze e difficoltà (che comunque il film ci presenta).

Encomiabile e straordinario il lavoro in sceneggiatura, con dialoghi mai banali e con una profondità nella caratterizzazione di ciascuno dei personaggi in scena veramente rara. Proprio per questo motivo, credo che ci siano concrete possibilità di un Oscar che avrebbe veramente dello storico e che questo film secondo me merita assolutamente.

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“Chiamami col tuo Nome” è uno dei film più interessanti di questo inizio 2018 e un omaggio al grande cinema italiano, in primis al maestro Bertolucci, vero punto di riferimento di Luca Guadagnino. Per la notte degli Academy il 4 marzo farò grande tifo per il lavoro di questo regista bistrattato nel nostro Paese, che per fortuna ha trovato grandissima fortuna all’estero. Sono veramente curioso di vedere il suo “Suspiria“…momentaneamente godiamoci questo autentico gioiello di cinema.

Matteo Palmieri