Ciarlatani



(Blonk Editore, 2013)

E’ uscito a giugno “Ciarlatani” nuovo libro di Mattia Filippini, in formato ebook, per la casa editrice Blonk.
Abbiamo già conosciuto Filippini nel 2011, al suo esordio, con “Qualcuno era un po’ Grasso” romanzo incentrato sulle dietrologie. Con questa prova Filippini torna nella medesima atmosfera surreale in una storia che prende le prime mosse quando, una notte, al protagonista viene chiesto di ripetere l’esame di maturità, in un sinistro centro commerciale. Si troverà in un edificio dove succede di tutto, i dipendenti sono quasi tutti privi di motivazione, a fare la guardia scorrazzano pericolosi cani sovietici, ed è impossibile conoscere le vere intenzioni del dirigente-dittatore, tale Tupolev. Per far ciò dovrà proporre una nuova tesi. Raccoglie allora in fretta e furia materiale interviste immaginarie e storie di pseudo scienziati, allegando il saggio sull’origine della parola Ciarlatano. Così il libro diventa anche l’occasione per offrire una galleria di personaggi fallimentari, trasformando il romanzo in enciclopedia della ciarlataneria, con un’atmosfera cara ai lettori di Ermanno Cavazzoni.

La prima vera novità è nella scrittura: se in “Qualcuno era un po’ Grasso” si sentiva forte l’influenza di Paolo Nori, questa volta Filippini scrive utilizzando una voce versatile e personale dotata di una particolare sintesi. E qui passiamo alla seconda novità: servendosi proprio di una lingua personale ma sintetica riesce a giostrare una storia picaresca con molti personaggi e molte situazioni diverse. E grazie a tutto ciò riesce a definire ulteriormente e a dare forma al proprio senso dell’umorismo.
L’unico vero difetto che gli si può incolpare è di non aver esaurito al massimo tutte le possibilità della sua storia. Mi sarebbe piaciuto leggere qualche digressione di più, sul protagonista, o sui personaggi secondari. Visto che sicuramente, con le premesse sopra descritte, sarebbe stata una lettura ancora più godibile.
“Ciarlatani” segna un cambio di marcia e una crescita nel percorso del suo autore, e rappresenta un aggiornato mix della scuola emiliana (Benati, Nori) e l’umorismo surreale russo (Gogol e Dovlatlov).

“A quel punto avevo creato una cartella rinominata -Balle- sul dekstop del mio portatile, nella quale mettevo tutti gli articoli più improbabili che mi venivano in mente e che proponevo periodicamente alla redazione del giornale. Che, da parte sua, aveva sul dekstop una cartella simile, chiamata -Cazzate-, nella quale metteva i miei articoli e dalla quale andava a pescare all’occorrenza per tappare i buchi nelle pagine.”

Gregorio Enrico