Colapesce

“Un Meraviglioso Declino” (42 records)

Il debutto di Colapesce è un disco di cui si è iniziato a parlare a febbraio, quando la neve imbiancava una Italia rassegnata ai disagi tardo-invernali, diventando pertanto una ottima rappresentazione di una desolata malinconia, la stessa impotenza latente che si ritrova nei testi del primo disco del giovane cantautore, all’anagrafe Lorenzo Urciullo .

Io mi sono approcciata ad “ Un Meraviglioso declino ” a marzo inoltrato, quando ormai il sole splendeva, le temperature si alzavano ed i gelatai si beavano della nuova stagione. Questa rinascita che mi circondava strideva con la amara malinconia Tiromanciniana presentata nella quotidianità dipinta da Colapesce. La forza musicale-espressiva di “Un Meraviglioso declino” crea un bozzo empatico in grado di intaccare anche il più solare benvenuto alla primavera. Una scrittura che và da poesia urbana alla disillusione di Massimo Volume (“Oasi”) a strofe agrodolci che strizzano gli occhi alla composizione de I Cani: “Come un gruppo metal in un locale vuoto, con due vecchie al bancone” (“La distruzione di un amore”). Chitarra spesso abbozzata, alle volte spiccatamente elettrica e persino folkeggiante (“Bogotà”), un gioco di riverberi, sussurri e ritmi quasi folkloristici (“Satellite”) che accompagnano i testi, veri protagonisti brani quasi prosaici.

Se i testi sono i protagonisti, sta proprio all’accompagnamento enfatizzare questa delicata malinconia attraverso un pop malinconico di stampo italiano come quello di Tricarico e Paolo Cattaneo (“Foglie Appese”). Non mancano brani più corposi nel piano musicale, sia attraverso l’uso degli archi che accentuano il lirismo dei testi “Quando Tutto diventò Blu”, che con una impostazione più elettrica (“La Zona Rossa”, “Sottotitoli”), che arriva a toccare punte lounge-jazz con la tromba di “Barbari”.
“Un Meraviglioso Declino” è un album che guarda alle sconfitte della vita con la consapevolezza che la nostra quotidianità ne è costellata, dipingendo una realtà tormentata che stringe il cuore, tanto nelle parole quanto nella musica. Un album dal retrogusto invernale nella sua delicata anima pop, in grado di scalfire la spensieratezza primaverile. Da maneggiare con cura.

Fabiana Giovanetti