Come se avessi le ali, Chet Baker

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Un’autobiografia che racconta in maniera spietatamente realistica l’ambiente cool jazz degli anni Cinquanta, quello frequentato da artisti del calibro di Charlie Parker, Stan Kenton e Dizzy Gillespie: così il Los Angeles Times ha descritto “Come se avessi le ali”, il libro che narra gli episodi salienti della vita di Chet Baker attraverso la sua viva e schietta testimonianza.

Un viaggio tra i vortici della droga, le moltissime relazioni intrattenute da una parte all’altra dell’America, la dura esperienza del carcere, e soprattutto tra la musica della sua tromba, che lo ha reso celebre in tutto il mondo. Una musica che lo ha accolto sempre a braccia aperte, come una moglie fedele che aspetta il ritorno del marito fedifrago col sorriso sornione sulle labbra.

A ventisette anni dalla sua scomparsa, Minimum Fax torna a pubblicare le memorie perdute del genio dell’Oklahoma, regalandoci ancora una volta una splendida monografia dedicata a uno dei mostri sacri più controversi e introversi della musica mondiale.

Alberto Giusti