Cronache Marxiane – Odp


Lasciate che i bambini vengano a noi

Diario di bordo del tour degli Offaga Disco Pax

di Il Salotto Marcio

Reggiseno.
Questo è il significato in inglese di Bra, il paese in cui sostiamo per il pranzo nel tragitto che ci porta da Torino a Saluzzo, le prime due date extrareggiane del nuovo tour degli Offlaga Disco Pax. Meta della nostra sosta è l’antico ristorante Battaglino, ben conosciuto in zona perché fin dal 1919 propone la specialità culinaria più tipica del socialismo reale: i bambini.
Nel ristorante è predisposto un kindergarten ove pasciuti pargoletti giocano felici, ignari del destino che li attende. Come avviene nei ristoranti che propongono aragoste, i clienti possono scegliere quale esemplare diventerà il loro pasto in modo che gli venga cucinato ancora fresco.

Ecco i nostri eroi che mostrano soddisfatti il pargolo che hanno scelto come pranzo e che divoreranno di lì a poco.

Se avessero saputo delle nostre abitudini alimentari, i bambini indemoniati che di lì a poco avremmo incontrato si sarebbero ben guardati dall’importunarci.
Dopo il soundcheck in un locale che aveva un palco grande come il banco mixer, prima del concerto ci siamo concessi una sosta in albergo. Il nostro arrivo è stato salutato in modo alquanto rumoroso, ma a provocare tutto quel baccano non erano orde di fans scatenati: era uno stormo di bambini urlanti che correva senza sosta su e giù per i corridoi. Era una banda di mocciosi che faceva casino, sobillava, contestava, stancava. Era un branco di fuorilegge posseduti dal demonio. Erano dei monelli insolenti con la faccia come il culo che hanno avuto la sola fortuna di incontrarci a stomaco già pieno.

Non ci mettiamo molto a capire che contro questo branco di lupi non si può nulla e prudentemente optiamo per una ritirata strategica nelle nostre camere. Ma è tutto inutile: la furia omicida delle antipatiche canaglie non si placa. Come dei veri e propri agent provocateur, questi stronzetti tentano di farci perdere la calma per arrivare allo scontro fisico. Il corridoio di un anonimo albergo di periferia si trasforma così nel teatro di una vera e propria guerriglia. Le porte delle nostre stanze diventano il bersaglio di una fitta sassaiola di giocattoli di plastica e grucce appendiabito, fino a ché la violenza raggiunge il suo apice quando i piccoli demoni scagliano contro di noi l’oggetto più grande che avevano a disposizione: un triciclo.

Noi rimaniamo barricati dentro le nostre stanze attendendo che la furia distruttiva dei bimbi di satana si plachi. Quando finalmente la tempesta è passata, con molta prudenza metto il naso fuori dalla stanza. Davanti ai miei occhi c’è la devastazione. Il pavimento del corridoio è disseminato di giocattoli e grucce e sulla porta della camera c’è uno squarcio di un paio di centimetri provocato dal lancio del triciclo.

Come sempre, se c’è un lavoro sporco da fare, questo tocca al tour manager, mestiere che da sempre ritengo essere la sintesi perfetta tra il camionista e la baby sitter.
Dopo esser riuscito a convincere Collini a desistere dal suo intento di compiere uno sterminio a suon di Zyclon B, do fondo a tutte le mie doti pedago-diplomatiche per levarmi di torno le piccole pesti senza che queste si rivolgano al Telefono Azzurro o, peggio ancora, ai propri genitori. Come insegna Sun Tzu nel suo fondamentale L’arte della guerra, il trionfo massimo è quello di vincere il nemico senza bisogno di combattere.
E, trattandosi di bambini, senza farsi prendere in giro.