Cronache Marxiane – Odp pt.2

EVOLUZIONISMO
Seconda puntata del diario di bordo del tour degli Offaga Disco Pax

di Il Salotto Marcio

“C’era tra noi il legame del mare. E questo, oltre a tenere uniti i nostri cuori durante i lunghi periodi di separazione, faceva sì che tollerassimo a vicenda le nostre chiacchere – e persino le nostre convinzioni” Joseph Conrad, Cuore di tenebra

È con una partita a Tetris che comincia ogni viaggio degli OfflagaDiscoPax.
Un Tetris tridimensionale che consiste nell’incastrare pezzi, nemmeno tutti di forma squadrata, nel bagagliaio del furgone. Pezzi che sono gli strumenti musicali, ma anche due vecchi televisori usati come scenografia e caricati così, senza nessun imballo, e che miracolosamente non si sono ancora rotti (ma prima o poi arriverà il momento in cui mi toccherà di narrare dell’esplosione di un tubo catodico).
Le leggi della geometria solida vengono continuamente sfidate da Daniele e dalla sua non comune abilità nei giochi d’incastri, grazie alla quale riesce a stipare montagne di strumenti in bagagliai tremendamente angusti, realizzando punteggi virtuali che lo vedrebbe sicuramente in testa alla graduatoria mondiale dei giocatori di Tetris.

Da li in poi è tutta autostrada fino al luogo del concerto, un viaggio nel quale i momenti di sonnacchioso silenzio sono interrotti dallo scattare improvviso di qualcosa che ridesta la nostra attenzione e riesce a garantirci grasse dosi l’ilarità per giorni e giorni. Come quando – nessuno sa perché – ad un certo punto abbiamo cominciato a parlare con accento romagnolo e siamo andati avanti così per un paio di settimane, convinti come eravamo di essere in Romagna anche se ci trovavamo in Umbria o nel Veneto (“una volta qui era tutta Romagna”).
C’è infatti una propensione a sparare meravigliose stupidaggini che è insospettabile per un gruppo che si è sempre distinto per la sobrietà sovietica delle proprie esibizioni.
Ma d’altronde, più che il romantico legame del mare a cui accennava Conrad, è la capacità di scherzare l’elemento necessario per uscire sani dai giorni nei quali, proprio come se ci si trovasse su una barca, si sta gomito a gomito 24 ore su 24.
Sei persone che sovrappongono per giorni le loro esigenze diverse, sei facce che ti ritrovi sempre di fianco in furgone, in camere d’albergo, a colazione, a pranzo, a cena, a montare, a smontare, a smadonnare, nel riuscire a perdere la strada anche usando tre navigatori satellitari, nell’eseguire incessantemente inversioni a U, nel rispondere pazientemente alle domande sempre uguali delle interviste, nel passare la serata inchiodati al banchetto del merchandise, nel fronteggiare ladri di talpe, problemi tecnici e avversità meteorologiche.
A ben pensarci, è proprio l’umorismo ad essere uno dei tratti evolutivi vincenti della nostra specie, e a giudicare dalle cose fantastiche che si leggono sulle pareti dei camerini dei locali, non siamo i soli primati a credere che l’umorismo possa salvarti la vita.

Da parte mia ce la metto tutta – a sparar stupidaggini intendo.
C’è ad esempio il testo di Robespierre che continua ad ossessionarmi. Se nel bagagliaio del furgone gli strumenti sembrano ormai aver trovato un loro posto definitivo, nella mia testa le singole parole si muovono incessantemente come molecole di gas in cerca della combinazione più stabile, quella più adatta a descrivere quel piccolo mondo antico fogazzaro:

– la Prinz da trecento punti di Space Invaders
– Enrico Berlinguer a Sanremo conciato come una punk londinese
– le vittorie olimpiche di Che Guevara in nome della Rivoluzione Cubana
– i catechisti al potere in Nicaragua
– il Sandinista che votava Pannella
– gli amici del campetto passati dalla prima sega direttamente all’eroina alla faccia del Maresciallo Tito
– i fumetti di Dolores la vampira porno e il divorzio senza ritorno
– il referendum sull’universo e non capivamo perché se vinceva il No l’universo c’era e se vinceva il Sì non c’era
– la vicina di casa, un travestito ai più noto come Lenin che mia madre chiamava Toblerone con nostro sommo sbigottimento
– la maestra, qualcuno sa perché
– una scritta degli ultras della Reggiana dopo il raid aereo americano su Stalingrado nel 1975.
Diceva: “Grazie Antonio, bombardaci Parma”
– e poi la nostra meravigliosa toponomastica:
via Anna Oxa
via Astronave
via Marlboro
via Democrazia Cristiana
via Seconda Elementare
via Droghe Leggere
Piazza Reagan a Cavriago
e la grande banca non più locale con sede in via Rivoluzione Francese
– e infine il mio quartiere, dove il Partito Comunista prendeva il 74% e i Van Halen il 6%