Daisy Chains + Nostalgics


“Donors+Longing”
(RocketMan Records, 2012)


Caos. C’è così tanta roba in giro che brulica confusione e spaesamento. Etichette, generi, gruppi probabili e improbabili, pseudo-famosi, amanti, separati, modaioli, mondani, con stivaletto country e occhiale tondo, giacca e camicetta a quadrettini (e pensare che un tempo le grungissime camicie a scacchi se le mangiavano i tarli nei cassetti) ciuffo folto. Non mancano papillon e occhi bassi da vero shoegazer. Come si fa a mettere un po’ d’ordine?
Una fomentata scena musicale italiana: i meticolosi Baustelle, i Cani, Il cane, il baffo di Brunori, Dente, gli A Toys Orchestra e non sto qui ad elencare.

I cervelli sono abbastanza omologati perché tutti possano condividere su facebook la stessa canzone e considerarsi alternativamente alternativi, veri intenditori, o magari cultori affetti da paralisi sottocutanea per spugne alcolizzate di red bull e mojito. Ma è più facile arrendersi involontariamente che volontariamente. Guardiamoci intorno, come siamo? Uguali. Le proposte sono diverse ma tutte uguali e mediocri.
Eppure c’è chi propone qualcosa di nuovo seppur nella sua non-novità. L’etichetta indipendente RocketMan Records, nata nel 2010 dalla collaborazione tra Roberto Gramegna(fondatore e cantante del duo new wave “Coin Privè” e proprietario del Real Sound Studio di Milano) e Ettore Gilardoni (produttore, fonico del Real Sound Studio e anima dei Crooks, storico gruppo punk-rock milanese), presenta uno split tra Daisy Chains e The Nostalgics.
Due gruppi, un LP diviso e condiviso dai Daisy Chains e i The Nostalgics, un disco con due volti e risvolti, uno più aggressivo e l’altro più malinconico, che collimano con la stessa agro-dolce melodia inglese nelle nere notti di un’Italia tanto grande quanto piccola. La doppiezza e l’unicità.
I Daisy Chains dopo l’album autoprodotto “Monster&Pills e “A Story has no beginning or End” (ROCKET MAN RECORDS/SELF) elaborano “Donors” che scivola dolcemente attraverso ruvide vibrazioni, contaminato dalla musica dei Sonic Youth, tra distorsioni e passaggi intrisi di pop energico.
Le chitarre noise richiamano l’indie rock britannico: “Donors” è solo apparentemente superficiale perché svela una particolare intensità emotiva. “Shame”, in particolare, tesse una ragnatela sonora tipicamente new wave e sembra interrompere la scia pungente della altre cinque tracce. Più che nel rock duro ci si immerge corpo e anima dentro ad un ibrido mondo colorato pop-rock.
Le influenze di “Longing”, nuovo EP dopo “Time is a Luxury” e prima produzione ufficiale dei Nostalgics, si possono ricondurre a quell’indie di fine anni ’80 primi anni ’90 e al britpop di bands quali Blur, Gene, Sleeper. Un approccio malinconico alla materia indie pop, rivisitata in chiave new wave. I Nostalgics si muovono su melodie delicate, come dimostra la prima traccia “Amanda, by the marble stairs”, assemblano chitarre e distorsioni che si trascinano spumose sull’onda dei The Cure, come testimonia l’intro di “Diagrams of love” e di “A different light”. Una voce femminile trasognata e ammaliante corona arcobaleni sonori assorti.
Il contrasto c’è ma non crea ossimori, piuttosto un file rouge che fa di queste due composizioni differenti un motivo organico assolutamente coinvolgente e lineare. Un viaggio attraverso tracce ammiccanti di gruppi che sembrerebbero estemporanei, eppure sublimi, nella loro dimestichezza con il pop-rock, a sedurre e convincere.

Silvana Farina



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