La solitudine dei segni e la pazzia del mondo: De Chirico torna a Ferrara

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Le pozzanghere che si allargano tra i ciottoli di corso Ercole I d’Este, sprazzi d’azzurro tra i nuvoloni grigi, l’aria fredda dei primi dell’anno: è “bella e malinconica” Ferrara, proprio come era apparsa a Giorgio De Chirico al suo primo inverno in città, cento anni fa.
E’ proprio il centenario del soggiorno del padre della metafisica nel capoluogo emiliano, tra il 1915 e il 1918, che viene celebrato con la grande retrospettiva “De Chirico a Ferrara: Metafisica & Avanguardie“, allestita nella sempre splendida cornice del Palazzo dei Diamanti.

Il pittore italo-greco arriva in Emilia da Parigi, assieme al fratello Alberto Savino – con lui condivide la passione per l’arte: con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, entrambi sono destinati al servizio militare a Ferrara. Qui si innamora del Castello che sovrasta la piazza con la sua torre, della pietra bianca del Duomo, dei palazzi rinascimentali, dei vicoli tortuosi del ghetto ebraico.

Per la prima volta De Chirico proietta il “mondo di fuori” nelle atmosfere sospese, nelle stanze segrete, nelle prospettive vertiginose dei suoi quadri: Ferrara diviene il palcoscenico irreale su cui recitano manichini da sartoria e personaggi muti, senza volto, tra oggetti di scena enigmatici ed esoterici.

Proprio durante il soggiorno in città, De Chirico ha modo di tornare a parlare della propria pittura come “metafisica”, riprendendo in mano gli studi ed i progetti lasciati in sospeso una volta costretto a lasciare Parigi.
In questi anni dipinge opere che divengono paradigma di modernità, esercitando una profonda influenza sia sull’arte italiana, sia su movimenti internazionali come dadaismo, surrealismo e Nuova Oggettività.

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Ai 28 capolavori ferraresi di De Chirico, qui fanno eco svariate opere di Giorgio Morandi, di Filippo de Pisis, e del futurista Carlo Carrà – che ha occasione di incontrarlo e conoscerlo, rimanendo profondamente influenzato sul piano artistico e personale.
Non mancano alcune tele dei più grandi artisti delle avanguardie europee, tra cui René Magritte, Salvador Dalí e Max Ernst – tutti ugualmente affascinati dal tratto misterioso e malinconico della pittura metafisica.

L’esposizione “De Chirico a Ferrara: Metafisica & Avanguardie”, inaugurata lo scorso 14 novembre, rimane aperta al pubblico fino al prossimo 28 febbraio.
Visitarla è fare una passeggiata silenziosa tra le inquietudini dell’inconscio, in una foresta di segni e simbologie. E’ guardare Ferrara e il mondo dalla prospettiva sghemba di una finestra aperta su una delle menti più geniali del XX secolo.

Laura Sarti