Dear Data, infografiche e mail art

di Sabrina Ramacci

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Non ho mai pensato che i numeri potessero trasformarsi in qualcosa di stimolante, soprattutto da un punto di vista estetico, interessandomi al progetto Dear Data ho radicalmente cambiato opinione. Diciamo che per anni ho fatto mia la famosa dichiarazione di Audrey Horne in Twin Peaks: “In real life, there’s no algebra”. Niente di più sbagliato. Siamo chiaramente sommersi di numeri e questi, nonostante tutto, ci vogliono bene.

Giorgia Lupi e Stefanie Posavec lavorano nel campo dell’information design, in estrema sintesi, sono due graphic designer che si occupano di trasformare in infografiche una enorme quantità di statistiche, informazioni e analisi. In pratica ci aiutano, con grande capacità progettuale, a visualizzare dati che per molti di noi sarebbero altrimenti impossibili da decifrare ma di cui siamo letteralmente circondati. Un paio di anni fa Giorgia e Stefanie hanno dato vita a Dear Data e lo hanno fatto andando a ripescare gli insegnamenti di un movimento poco conosciuto ma ancora ricco di potenzialità: la mail art. Ma facciamo un passo indietro, Giorgia è italiana e vive a New York, Stefanie è americana e vive a Londra, si sono incontrate, si sono piaciute e hanno deciso di intraprendere un progetto artistico per conoscersi meglio, per applicare il loro lavoro a qualcosa che avesse a che fare con le loro vite. Un affascinante rituale che si è ripetuto per 52 settimane in cui si sono scambiate cartoline, spedendole da un capo all’altro dell’oceano, per raccontarsi la loro vita quotidiana attraverso l’analisi e la condivisione di dati su temi diversi.

 

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Le cartoline riportano sul fronte infografiche disegnate a mano e sul retro l’indirizzo del destinatario, l’argomento e la legenda per leggere i dati relativi al tema scelto. A prima vista i disegni potrebbero sembrare delle semplici illustrazioni, in cui prevalgono forme geometriche e colori, ma contengono la sintesi di un anno di vita delle due artiste. In questo affascinante ritorno all’analogico scopriamo, prima di tutto, che quello di Giorgia e Stephanie è stato un modo per conoscersi meglio, per raccontarsi, poiché attraverso l’analisi di eventi e poi nella realizzazione grafica dei dati hanno scoperto non solo parte della personalità dell’altra, ma anche di loro stesse. Ed è così si sviluppa Dear Data, un progetto lineare – a tratti meravigliosamente ossessivo – che prevede un tema diverso ogni settimana: quante volte guardiamo l’orologio, quanti mezzi pubblici prendiamo e quali porte attraversiamo, quante volte diciamo grazie e a chi, come è organizzato il nostro armadio, quando ci siamo lagnate o abbiamo avuto pensieri positivi, o negativi, come procedono le nostre relazioni sentimentali e quale rapporto abbiamo con il cibo, se sorridiamo a uno sconosciuto, cosa accade? E così via.

Dear Data è un progetto analogico che fa della lentezza un’arte e in cui la spedizione postale ha un valore, ed è – come sostengono Giorgia e Stephanie –, il terzo collaboratore, poiché sulle cartoline restano le tracce del passaggio nelle macchine, dei timbri postali o di una goccia d’acqua finita chissà come a “rovinare” il disegno, o meglio, a renderlo ancora più unico e irriproducibile.

Queste cartoline sono belle nelle loro imperfezioni, in quelle provocate dal caso o dalle autrici, una sbavatura d’inchiostro o un refuso, mai così amato. Scopriamo così che abbiamo a che fare con due designer, provenienti da studi e professionalità affini ma con personalità molto diverse, scopriamo che i dati, con cui tutti ci confrontiamo ogni giorno, possono essere molto più delicati e umani di quanto avremmo mai immaginato. Certo, ipotizzando di applicare questa esperienza alle nostre vite, potremmo persino spaventarci all’idea di scoprire parti di noi oscure, eppure prestare maggiore attenzione alla propria vita quotidiana, ai propri comportamenti, emozioni e abitudini è impagabile nei risultati. Ma questo è esattamente il messaggio che Giorgia e Stephanie affidano al loro progetto: “Usare i dati per diventare più umani e connetterci con noi stessi e con gli altri a un livello più profondo”. Quindi sì, nella vita c’è parecchia algebra e tutto sommato ci vuole più bene di quanto non gliene vogliamo noi.

A settembre dello scorso anno Dear Data è diventato un libro di 300 pagine – pubblicato in Nord America da Princeton Architectural Press e in Gran Bretagna da Penguin Random House – in cui sono contenute tutte le cartoline realizzate dalle due designer, la storia del progetto e di cosa ha significato per Giorgia e Stephanie.

 

@Courtesy Photo. Dear Data 

 

Paper Archive è una rubrica periodica in cui la passione per la scrittura, quella calda con carta e penna, ha la meglio sul freddo premere i tasti di una tastiera. Si scriverà di parole ritrovate su lettere, diari, biglietti e cartoline, tra i banchi dei mercatini dell’usato, dentro i libri, per strada o nelle soffitte. E di tutto ciò che è in qualche modo connesso con la carta e la grafia. Per approfondire potete consultare anche la pagina FB del progetto RAMI

 

 

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