Detroit

Un campo di battaglia. Dopo quelli in Iraq e Afghanistan, Kathryn Bigelow ci porta in quello di Detroit, 1967. Nessun altro regista nel panorama americano è riuscito a ritrarre la problematicità e criticità degli USA nelle sue guerre, che questa volta è pure intestina.

Guidato dalla sapiente penna di Mark Boal, “Detroit” ci racconta la storia degli incidenti occorsi nell’omonima città americana durante il 1967, precisamente al Algiers Motel. Senza dare troppi dettagli, perchè la vicenda è veramente avvincente ed inquietante, i protagonisti della vicenda sono una serie di giovani ragazzi neri (e non solo) e un gruppo di poliziotti che si troveranno in una situazione specchio delle grandi contraddizioni americane.

Nel suo incedere quasi documentaristico, “Detroit” è il crudissimo racconto di questo campo di battaglia che tanto ossessiona la Bigelow. Non c’è tanto spazio per riflessioni o dialoghi. E’ un film di sguardi, di sudore, di terrore e di ansia, che si può quasi toccare, specialmente nei momenti ambientati nel motel. Una delle mezzore più intense e crude di questo 2017 cinematografico.

Recentemente mi è capitato di recuperare “The Birth of a Nation” di Nate Parker, vincitore del Sundance Film Festival nel 2016, che racconta la rivolta di un gruppo di schiavi neri nel 1831. 1831-1967-2017. Tre secoli diversi, quasi 3 mondi diversi ma una costante che rimane: la sofferenza di un popolo, quello afroamericano.

Non c’è dubbio che gli Stati Uniti d’America siano dilaniati al loro interno da enormi contraddizioni e il cinema ce lo racconta ogni anno, in particolare per quanto riguarda il problema del razzismo. Una nazione nata nel nome della multiculturalità e della libertà, da più di 3 secoli non è riuscita ancora a risolvere questo enorme problema.

hero_Detroit-2017

Emblematica è infatti la sequenza finale di “The Birth of a Nation”: il sangue e il dolore hanno macchiato indelebilmente i colori della bandiera americana. Ugualmente “Detroit” non ci parla del 1967 e basta, ma ci parla di oggi, di quei poliziotti che tutt’ora hanno la mano e la pistola troppo facile nei confronti dei neri. Ecco se vogliamo, la Bigelow in questa pellicola compie una decisa scelta politica, in cui è netta la sua opinione tra chi siano i buoni e i cattivi, che forse ai più “problematici” per natura non andrà tanto a genio.

Una delle perle di questo 2017, non ci sono altri modi per definire la potenza di questo “Detroit”. Un film moderno, politico, crudo e che prende una posizione netta nei confronti di un’America che in questo momento non va molto a genio a tanti americani. Bigelow e Boal hanno fatto ancora centro, confermandosi come uno dei punti di vista più critici e interessanti del cinema americano.

Matteo Palmieri