Do It Yourself: la grafica ai tempi del punk


Foto e report di Fabiana ‘Electra’ Giovanetti
Partiamo dal presupposto che io la viabililità bolognese non l’ho mai interiorizzata completamente, e che quindi ogni volta che mi ritrovo in macchina verso Bologna iniziano a sudarmi le mani. Oltretutto il navigatore ha deciso di fare il brillante ed impazzire nel bel mezzo del centro, a ridotto della zona a traffico limitato, facendoci finire in un parcheggio sotterraneo con un custode che neanche Dario Argento avrebbe scritturato.

Reduce dal lungo viaggio, dopo una serie di indicazioni confuse del pensionato in pausa bianchino, arrivo a destinazione, nel piccolo centro ONO Arte contemporanea, situato in Via Margherita. Ad accogliermi una vera e propria distesa di manifesti, poster, fanzine che illuminati da faretti alogeni si mostrano in tutta la loro regalità, testimonianze tangibili di una realtà che, dopottutto, non è così lontana alla nostra: “C’è una fanzine molto bella che si chiama Autopsy (con Mickey Mouse in copertina). Ecco, quella è veramente particolare: l’ho sfogliata prima e quello che mi ha stupito oltre alla qualità delle immagini e della ricerca che facevano; e tu devi pensare a questi lavori come auto-produzioni. Ragazzi che si mettevano lì e cercavano di intervistare le band, piuttosto che il fonico, arrivare da qualsiasi parte pur di raccontare una storia del tutto personale; mettevano le classifiche preferite, i loro posti più cool. Nelle prime pagine, sfogliando, c’erano come degli editoriali, come posso definirli…dei pensieri loro…di una attualità impressionante. Li ho sfogliati dieci minuti poi ho detto: no li devo leggere bene perchè potrebbero essere stati scritti oggi. Parlavano di politica, società, di come la crisi economica stesse facendo andare alla deriva la cultura e mi son detta: ‘forse dovremmo sfogliarla con più calma’.” Così Vittoria Mainoldi, curatrice della mostra, i descrive quello che ha potuto toccare con mano durante la preparazione di questa prima serata.

Inizio a zompettare affascinata, aggirandomi tra curiosi che come me si trovano all’interno di questo singolare Paese dei balocchi, tra poster e flyers la cui fattura ha resistito egregiamente ai segni del tempo, cosa di cui anche Vittoria in un primo momento si è stupita: “Una cosa che ci ha fatto davvero impressione è come la qualità si sia mantenuta veramente alta. Sono opere che hanno quarant’anni e sono fotocopie. Se tu fai una fotocopia oggi tra sei mesi è già morta. In realtà è veramente singolare questo, che dietro la manifattura e il prodotto lo-fi c’è comunque una qualità e una cura. E poi tutta la spola del fai da te, de costruire, della band che è pari al suo pubblico, che come il suo pubblico si cuce da sola i vestiti, fa da sola il volantino.”
In poco più di tre stanze (non perdetevi il sottoscala, con la locandina dei Cardboards Brains che vede il papa come ospite d’eccezione) ci si sente come se si avesse attraversato una porta spazio temporale, approdando in un mondo fatto di colori accesi e ritagli di giornale, in cui accanto a Clash e Sex Pistols svettano tra gli altri Anti Flag, Devo e Germs. Parlando di Rotten e soci, uno dei pezzi che sembra aver attirato l’attenzione della folla è la locandina dell’Anarchy in the UK Tour, che troneggia in tutto il suo splendore davanti al sottoscala.

Sempre nel corso della mia esplorazione sotterranea sono incappata in un numero di Sniffin Glue, il quale, sebbene protetto da una cornice di vetro, in breve tempo è diventato mecca di venerazione di un nutrito gruppo di fan adoranti (me inclusa). È stata la stessa Vittoria a farmi notare infatti come “sotto abbiamo anche sei o sette fanzine, che sono veramente particolari. Abbiamo uno Sniffin Glue che è la fanzine inglese più famosa, abbiamo una fanzine anche bolognese, Svacco…e abbiamo un paio di fanzine australiane e americane.

Ogni pezzo che ammirete in esposizione fino al prossimo 4 agosto viene dalla collezione personale di Fabrizio Barile, collezionista genovese e protagonista dei fermenti della subcultura punk, skin e Oi! degli anni ’80, tanto da catturare lo spirito del tempo nei memorabilia da lui raccolti e le sue fotografie. Figura di spicco della scena indipendente sia con la sua etichetta “Lanterna Records” sia con testimonianze e tangibili documenti protagonisti di diverse mostre, tra cui “No Beatles , Elvis or Rolling Stones In The Years of Anarchy and Chaos“ , organizzata in occasione del trentennale della nascita del punk nel giugno 2007. Un vero paladino del Do It Youself e figura di riferimento per gli amanti del genere: “Questi pezzi provengono tutte dalla la collezione privata di Fabrizio Barile, che ha inoltre messo in piedi un progetto molto bello che si chiama Sonic Reducer, una catalogazione di fanzine poster ma anche vinili punk e post-punk. Siamo molto contenti di averla perchè queste sono opere originali tra l’altro molto rare, che veramente documentano la storia del punk attraverso quello che è più reale, cioè i gig, i concerti, che partono come veramente brevi eventi nella bettola più squallida in vero stile punk fino a diventare concerti di gruppi come i Clash o i Sex Pistols con rinomanza del tutto diversa. Devo dire che anche i gruppi minori, magari quelli meno conosciuti, in questa mostra sono documentati e soprattutto sono documentati in vero spirito punk, con da una parte il do it yourself, cioè quindi anche tutte le grafiche, tutte tagliate e appiccicate.

E per finire, rubando le parole al caro Malcolm McLarenRock and roll non è necessariamente una ‘band’. Non è un cantante, non sono i testi. Sta tutto in quella ricerca di immortalità”. Beh Malcolm, sembra proprio che ci siate riusciti.



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