Drink To Me

“S” (Unhip records, 2012)

I Drink To Me sono riusciti dell’impresa impossibile di spodestare l’album d’esordio di Washed Out dal mio stereo, che lo aveva monopolizzato da otto mesi ormai. “S” viene pubblicato per la Unhip Records di Bologna a due anni da “Brazil” che aveva svelato ambizioni e talenti del gruppo di Ivrea.

Carlo Casalegno, Franesco Serasso, Marco Bianchi e il nuovo Roberto Grosso Sategna (sull’album è registrato come “backing vocals” ma dal vivo suona anche una batteria elettronica) proseguono la loro personale ricerca sonora e arrivano a lidi ancora più sintetici. Abbandonate definitivamente le chitarre in favore delle tastiere per alimentare il fuoco della sperimentazione, tastiere distorte, effettate sempre, e che suonano quasi come quella di Cale in “Sister Ray”.
La forma canzone rimane inalterata, la composizione è densa, senza eccessive dilatazioni o trascinamenti, cambiano gli arrangiamenti e si lascia più spazio alle melodie. Attenzione al beat e ai suoni con tanto di sampling; quando i Subsonica andavano alla grande si sarebbe usata la parola “danzereccio”. Io però preferisco ipnotici, così sono i loro ritmi.
I Drink To Me cantano in inglese e suonano una psichedelia elettronica che unisce le melodie Lennoxiane degli Animal Collective con le epilessie ritmiche (e ripetitive) di gente come gli Oneida. Brani anarchici dalle nenie infantili (“Picture of The Sun”), perfezione pop (pop così come lo intendono i Battles) in “Future Days”. Tastiere che suonano come chitarre in “Airport Song”.

Una sorpresa che non è saltata fuori dal nulla (già “Brazil” era un signor album) che riesce a far parlare di sé solo con la musica senza ammiccamenti estetici o revialismi da quattro soldi.
E alla Unhip continuano a produrre ottima musica, io di mio continuo a esser loro grato per aver diffuso un album bellissimo come “New Liberalistic Pleasure”. Ci metterò anche questo in lista.

Gregorio Enrico