Drink To Me – intervista



Il 14 ottobre è uscito il loro quarto disco e si chiama “Bright White Light”. Sto parlando di un gruppo dal sound internazionale, uno dei più innovativi del panorama indie italiano, i Drink To Me, che hanno definito questo nuovo lavoro come un lungo viaggio. Ho voluto saperne di più e li ho intervistati. Siete pronti per il decollo?

Intervista di Jane Davanzati
Foto di Jacopo Farina

“Bright White Light” vede la collaborazione, nelle vesti di produttore, di Alessio Natalizia, che aveva già lavorato con voi per “Brazil”. Come siete tornati a questa scelta?
Ero un po’ in crisi, nel senso che sentivo che avremmo fatto un disco troppo simile ad S se non avessimo trovato una svolta un po’ più decisa. Mi fido di Alessio, della sua visione. E allora ho pensato di contattarlo nuovamente. Lui ha accettato subito.

Su Youtube circolano i video di “Bright” e di “Twenty-two”, ma non sono propriamente dei videoclip. A quando una vera rappresentazione visiva di una canzone del nuovo disco? Sapete già con chi lavorare eventualmente e avete già qualche idea sul da farsi?
Per ora non mi sbilancio troppo, ma è probabile che se ne occuperà Jacopo Farina. Sul concept ancora non diciamo nulla. Ma poi siamo stati (e fino a quando non parte il tour lo saremo) così presi dal risolvere aspetti tecnico-musicali che non abbiamo ancora dedicato alla cosa il tempo che merita.

In “Bright” c’è anche la voce di Clod degli Iori’s eyes. È lui che canta “Baby I’m in love” nel ritornello?
Si. Lo aveva campionato Carlo, e lo aveva suonato mentre improvvisavamo. Nel tour di S abbiamo suonato insieme diverse volte, e ci vogliamo bene. Clod è davvero un gran cantante e performer, tra l’altro.

In “Wild” c’è un momento in cui la musica si ferma e si sente solo una voce che canta il ritornello. È sempre la voce di Marco? Mi sembra diversa. Bello anche quel “ho capito tutto” che si sente, messo un po’ così, a caso. Mi ha ricordato i Verdena che iniziano “Wow” con un “forse”.
Si sono io a cantare. Agosto 2012. Ero con Carlo a guardare le stelle e la vallata dalla montagna, ridendo. Francesco suonava da solo in baita, Roberto dormiva in furgone. Eravamo un po’ fuori di testa. Dopo che siamo rientrati nella baita, trovando Francesco che stava per andare a dormire, gli abbiamo proposto di suonare e siamo andati avanti fino alle cinque del mattino. Una delle cose che abbiamo fatto quella notte è questa:

In “No Treasures” cantate: “What we make is even worse like the end of the world”. Sta per finire il mondo, scegliete l’ultima canzone da ascoltare.
In realtà è “what remained…”. Li si parla di una storia di amore e sesso che finisce nel vuoto. Se dovessi scegliere vorrei sentire Music for 18 Musicians di Steve Reich.

Una band o un artista, italiano o straniero, che vi piacerebbe intervistare non solo perché vi attrae artisticamente, ma che vorreste conoscere meglio dal punto di vista umano.
Vorrei intervistare Brian Eno, perchè è uno dei musicisti/produttori/compositori più importanti dal secondo dopoguerra. Senza di lui molte cose non ci sarebbero state, almeno non sarebbero così come sono. Mi ispira anche umanamente.

Ho letto in delle interviste passate che durante il tour di “S” Marco, il cantante, aveva spesso voglia di piangere quando era sul palco. A cosa era dovuto questo malessere?
Cazzi miei.

Il più grande pregio e il più grande difetto dei Drink To Me.
Il pregio è sicuramente la creatività, la voglia di rimettersi in gioco, di non adagiarsi su formule già testate e consolidate. Il difetto è che non siamo musicisti molto capaci, sebbene il nostro sporco lavoro l’abbiamo sempre fatto.

Avete mai pensato di scrivere una colonna sonora per un film? Quale genere di spettacolo cinematografico potrebbe rappresentare al meglio la vostra musica?
Mi piacerebbe farlo per docufilm, magari di Herzog! Ovviamente avrebbe poco a che vedere con gran parte delle cose che abbiamo prodotto fino a qui.

C’è una parola che ricorre molto spesso nei vostri testi. La parola in questione è “secret”, mi sembra che vi piaccia molto. I Jesus and Mary Chain affermavano che ci sono delle parole chiave fatte apposta per creare una canzone di successo, che suonano meglio di altre. Quali sono le vostre?
Secret.