Faccia da hamburger

Hamburger Face

Avvertenze: articolo non adatto a vegetariani, animalisti e vegani.

Si fa un gran parlare dei prodotti a kilometri zero, per ridurre il problema dell’inquinamento e per conoscere nel dettaglio ciò che si sta mangiando e di conseguenza provare ad aiutare l’economia locale. Poi una bella mattina, quasi me lo vedo Jimmy Nacey che decide di prendere alla lettera questo pensiero.
Lo riesco a immaginare Jimmy che si alza, si fa la doccia, si rade, magari gli scappa il rasoio troppo a fondo sulla pelle del viso che gli disegna un taglietto e poi, svogliatamente, si veste e va in cucina per la colazione. Apre lo sportello del frigo, che cigola (non so perché, ma deve cigolare), scruta incattivito il contenuto al suo interno e, insoddisfatto senza saperne la ragione esatta, finisce con estrarre il cartone del latte. Poi richiude.

Prima di versarlo nella tazza grande per farci nevicare sopra i cereali, lo annusa per sentire se è ancora buono, storce il naso ma tant’è, pensa e procede col rito mattutino. Vuota lentamente quel denso liquido biancastro come fosse una cascata che s’infrange sulla ceramica della scodella, vede annegare le piccole frattaglie di cereali e poi ci dà dentro a mangiare.

In quella melma ci ficca dentro con forza il cucchiaio, come una pala nella terra, ne tira su un bel po’ di quei cosi ai cereali ormai diventati una poltiglia posticcia e poi giù in gola. Ancora e ancora, per più volte consecutive senza sosta, quasi in apnea. Ed è probabilmente in quel momento esatto che ha realizzato il suo progetto Kickstarter: “quanto vorrei farmi un bell’hamburger, cazzo sono un americano in fin dei conti. E’ un mio diritto, come avere una pistola e ammazzare qualcuno per difendermi.”

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Ma Jimmy non vuole andare al fast food più vicino a trangugiare chissà quale carne di cui non conosce la provenienza. Vuole partire da zero, come un cowboy d’altri tempi e procurarsi da solo il suo cibo, perché pensa che avrà un sapore unico e speciale, un modo per decretare la sua vittoria contro madre natura. Vuole raccogliere soldi sufficienti per comprarsi una mucca intera, il suo sacrificio agli dei a stelle strisce da mettere tra due fette di pane.

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Jimmy vuole anche filmare l’intero processo di realizzazione di un hamburger, anzi del “suo”, l’intera filiera di Jimmy “faccia-da-hamburger”.
Magari inizia anche a fantasticare sull’apertura di un bel ristorantino e chiamarlo “Da Jimmy’s. Solo veri hamburger americani” o altre pacchianate del genere. Sì, Jimmy si vede davvero bene nei panni del nuovo Masterchef supremo della carne DIY.
Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare. E Jimmy non si ferma davanti alla carne, vuole di più, perché le cose o le fai bene o non le fai proprio.

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THE SHOW MUST GO ON
Con soli cinquecento dollari Jimmy ci dice che oltre a un bell’hamburger ci potremo gustare uno spettacolino di una danzatrice del ventre; se vogliamo avere un ricordo dello spettacolino, per la modica cifra di milleduecento dollari avremo anche un video e poi, il gran finale, quello per veri intenditori:

cinquantamila mila dollari per un mega party con spettacolo tribale di danzatrici e ovviamente gli immancabili hamburger per tutti. Una festa come si deve, non c’è che dire.

Enrico Rossi

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