Felpa intervista



Quando si ascolta il disco solista di un artista con uno storico musicale di gruppo già di un certo livello alle spalle non ci si aspetterebbe di trovare qualcosa di così originale, pur restando fedele alle basi del suo modus operandi compositivo. Ma ovviamente il mercato italiano presenta, per fortuna, le sue rare eccezioni. E’ questo il caso del primo disco solista di Daniele Carretti degli Offlaga Disco Pax che, con la genesi di “Abbandono“, si trasforma in Felpa e si racconta in un disco che è un po’ una summa di tutto il suo personalissimo estro creativo, tra un cantautorato sui generis e atmosfere wave. Noi di Youthless Fanzine lo abbiamo intervistato per farci raccontare a parole sue questa scelta e la neonata esperienza di un uomo che con la sua band ha fatto e sta facendo un po’ la storia della musica italiana underground ma che ha ancora qualcosa di personale e intimo da condividere e raccontare al mondo.

Testo e intervista di Flavia Guarino

Sembra strano ma anche meritevole che proprio nel pieno di un tour pieno di soddisfazioni per gli Offlaga Disco Pax dopo l’uscita di “Gioco di Società”, uno dei loro membri più attivi, decida di creare dal nulla, nel giro di un anno così ricco, un nuovo (e primogenito) progetto discografico. Da dove nasce l’esigenza di Daniele Carretti di trasformarsi in Felpa e di esprimere sè stesso in un album così profondo come “Abbandono”?
Il disco in realtà è pronto da un paio d’anni, forse pure un po’ di più…
Quando avevo iniziato a scrivere e registrare queste canzoni lo avevo fatto perchè ne sentivo il bisogno, era una cosa necessaria. Ma era necessaria per me, il suonarle, registrarle, riascoltarle, quindi non avevo minimamente pensato di farle sentirle ad altri, se non a una ristretta cerchia di persone che mi conoscono. Con il tempo però ho visto che passando i brani ad amici alcune cose erano piaciute e allora ho fatto un paio di concerti, visto che mi andava di suonarle pure quelle canzoni, erano piaciute altre cose e così, appena ho avuto un attimo di tempo e concentrazione all’interno del tour con gli Offlaga ho ripreso in mano tutto il materiale che avevo registrato, ho messo assieme una scaletta di dieci brani tralasciando una manciata di cose che ritenevo meno adatte all’interno del filone che il disco seguiva, e comunque non credo abbia più senso fare dischi con più 10 brani, e mi sono deciso a farlo uscire ufficialmente.

Quando si parla di “abbandono”, quasi tutti tendono a collegarlo ad un fenomeno triste, nostalgico. Il tuo disco ha dentro di sè questa sorta di trascinata malinconia ma la rende piacevole e non pesante. Qual è il concetto che hai voluto affidare all’idea stessa di abbandono, nella realizzazione di questo disco?
L’abbandonare, o l’essere abbandonati, non sempre è sinonimo di tristezza e solitudine, chiaramente lascia una malinconia interiore in quanto in entrambi i casi c’è un ricordo più o meno piacevole di un passato che non ci sarà più, ma in realtà non ho voluto esprimere nessun concetto preciso, ci tenevo a prendere atto della cosa e fermarla sotto forma di canzone. Era appunto, come già detto sopra, una necessità. Molte delle canzoni del disco mi riportano a momenti precisi della mia vita con una certa violenza e intensità, ma questo fa si che ritornino anche i momenti migliori legati a quegli episodi. E’ una sorta di diario che mi piace sfogliare per ricordare meglio le sensazioni che provavo e che non voglio dimenticare, che siano più o meno dolorose non importa, fanno sempre parte di me.

Dalla tua biografia sembra quasi di intravedere un animo (musicalmente e intimamente) irrequieto che scrive di notte e per istinto. Parlaci un po’ di questo tuo esserti riscoperto cantautore e del tuo modo di vedere queste tue nuove vesti.
Ho semplicemente grosse difficoltà a prendere sonno, poi lavorando di giorno la notte rimane il momento in cui mi posso meglio concentrare e avere il giusto tempo per fare le cose come vorrei. La notte sicuramente stimola anche una parte musicale che più facilmente riporta ad atmosfere da me preferite, oltre a dare uno stimolo più istintivo. Non parlerei di nuove vesti in quanto scrivo e suono e registro quasi da sempre, un tempo in inglese, oggi in italiano, lingua che visto la provenienza ritengo più interessante e sensata. Alcune cose sono pubblicate, altre non credo lo saranno mai, ma era importante per me farle e quindi rimarranno lì dove sono.

Molto carina anche l’idea di pubblicare il disco in copie numerate a mano e con allegata una pagina dal libro “La Ragazza dell’Addio” di Giorgio Scerbanenco. Raccontaci un po’ di questa piccola chicca e di com’è nata l’idea di questo tributo con questo piacevole accostamento.
Scerbanenco è uno dei miei scrittori preferiti, ho perso il conto di quanti suoi libri ho letto e continuo a riprendere per leggerne estratti, credo che il modo in cui lui scriveva e analizzava le persone e la società italiana dell’epoca fosse unico. Molti dei sui libri letti oggi non sono minimamente invecchiati, sembrano essere scritti e parlare del contemporaneo, e non di 50 anni fa.
Il libro non parla esattamente di abbandono, anche se il titolo è perfetto, ma riporta molto ad alcuni episodi che riguardano l’essere abbandonati, il rimanere soli e sempre in attesa di qualcuno mantenendo comunque sempre un contatto con quello che ci circonda. Volevo che tutte le copie di “abbandono” avessero un legame tra loro e non rimanessero semplici dischi cloni di se stessi e mi piaceva l’idea che il legame fosse quel libro, che leggevo mentre ho scritto una buona parte dei testi.

Per questo tuo primo progetto discografico hai deciso di affidarti a sonorità prettamente anni ’90, per certi versi anche un po’ lontane dal suono tipico degli Offlaga Disco Pax. C’è l’Italia, c’è l’Inghilterra, c’è un tocco leggero di wave ma anche di cantautorato puro e semplice come nel brano “Quando noi”. Come è nato questo tuo desiderio di mescolare e oltrepassare determinati confini sonori e generici che molto spesso annichiliscono quella che è la musica d’autore?
Non mi sono posto un limite nello scrivere ed arrangiare i brani, ho messo quello che mi piace suonare e che mi piace sentire per creare le giuste atmosfere, chiaramente cercando di scostarmi un minimo da quello che faccio con gli Offlaga, sarebbe stato limitante rimanere ancorato ad un tipo di suono preciso. Sono sempre stato molto legato a gruppi come Scisma e Lula, che nella musica italiana cantata in italiano sono riusciti a metterci sonorità lontanissime dai soliti canoni cantautorali che abbiamo nel nostro paese, anche se metterla così è un po’ generalizzare il fatto che in Italia i cantautori sono tutti uguali e non abbiamo una cultura nostra etc etc. In Italia io ritengo ci sia una grandissima cultura musicale che ha radici lontanissime, la musica operistica del passato veniva in gran parte scritta in lingua italiana in tutta europa, e a partire dagli anni ’50 fino ad oggi abbiamo avuto tantissimi esempi di cantautori e gruppi che non avevano nulla da invidiare ai colleghi stranieri e che sperimentavano, tenendo la lingua italiana nei loro testi, molto più di altri e che continuano a godere di grandissima stima sopratutto all’estero. Che poi negli ultimi anni sopratutto si sia cercato di generalizzare un mercato già di suo in crisi per massimizzare le poche vendite che purtroppo la musica sostiene, per me è solamente un problema economico che le major non hanno saputo affrontare nel modo giusto, nell’ambito indie la musica cantautorale e non in italiano per me si sta riscoprendo interessantissima e al passo con i tempi.

“Abbandono” è uscito come un prodotto molto underground, quasi in sordina, ma con quell’eco necessaria ad essere fruibile un po’ in tutto lo stivale. Per un tuo eventuale futuro prodotto discografico vorresti mantenerti sempre su questa linea, editorialmente parlando, oppure no? Quanto credi sia importante questo mantenere comunque ben salde le radici underground che sono alla base un po’ di molti artisti che come te si affidano ad etichette indipendenti e di nicchia pur avendo alle spalle un grosso vissuto, come quello che hai avuto tu con gli Offlaga Disco Pax?
Preferisco fare le cose quando ritengo sia giusto per me farle e con i miei tempi quindi credo che vorrò rimanere nel mio piccolo mondo seguendo una mia linea dettata da caso e sensazioni. L’essere indipendenti da equilibri e tempistiche esterne significa fare le cose perchè si ha il bisgno di farle per un’esigenza personale e quindi essere onesti con se stessi e con le proprie capacità, e credo che per fare musica con una certa visione sia la cosa più importante. Non escludo però che, se trovassi qualcuno interessato, chiaramente in linea con quello che faccio, come lo faccio e che non ponga dei limiti, non vedo perchè non collaborare.
Credo comunque che al giorno d’oggi, con tutti i canali comunicativi che abbiamo a disposizione, se si ha un mano un prodotto interessante e la voglia di farlo conoscere, non sia sempre necessario doversi affidare ad altri per riuscire a farsi ascoltare e arrivare a un discreto numero di persone. Quello che etichette più importanti possono fare per gruppi di una certa estrazione sonora non è così differente da quello che può fare una piccola etichetta che fa bene il suo lavoro, anzi, spesso l’etichetta più grossa e importante è un limite da cui, contratto alla mano, è difficile liberarsi se non fa il lavoro come andrebbe fatto. Ma tutto dipende sempre da come si considera il proprio lavoro e che aspettative ci si crea per esso.

So che è presto per dirlo, ma quali sono le tue prossime mosse per il futuro per quel che riguarda la promozione di “Abbandono”? Quale credi che sarà il feedback che riceverai?
Se riesco vorrei portare in giro il disco con qualche concerto, suonare dal vivo è sempre molto importante, ma vorrei farlo nei posti giusti e non in grandi locali, dal vivo non porto in giro il disco ma le canzoni, che sono suonate chitarra effetti e voce quindi diversamente dagli arrangiamenti presenti nel disco, vorrei trovare posti adatti a questo tipo di concerto.
Non mi sono posto nessun tipo di domanda su come possa essere accolto il disco. Come ho già detto era una necessità che avevo e che ho sentito di dover fare a priori. Spero piaccia e riesca ad essere accolto nel giusto modo per essere riconosciuto come tale, questo mi farebbe molto piacere. Sono già molto contento per i primi commenti e recensioni letti in giro, in quento a soddisfazione personale ho già ampiamento superato le mie aspettative.