Felpa – intervista in tour


Da poche settimane è iniziato il tour di Felpa (progetto di Daniele Carretti degli Offlaga Disco Pax) dopo aver dato alle stampe Paura, secondo disco dopo la pubblicazione di Abbandono. Abbiamo scambiato qualche parole dopo il concerto a Udine per capire la gestazione di queste nuove canzoni.

Foto di Kathrin Slawik

Come stanno andando queste date per la promozione del disco?
Direi tutto sommato bene, c’è sempre una bella atmosfera anche se alle date c’è più o meno gente. Comunque è sempre bello suonare live.

Durante i tuoi live vengono proiettate delle foto di edifici. Come mai proprio questo soggetto?
Semplicemente perché sono un appassionato di architettura e mi sembrava che creassero l’atmosfera giusta per i miei concerti.

“Paura” rispetto ad “Abbandono” mi sembra un disco più avvolgente. Che cosa è cambiato rispetto al tuo primo lavoro?
“Paura” lo considero come una naturale continuazione di “Abbandono”. Essendo stato registrato poco dopo non sono cambiate molte cose ma ho voluto semplicemente continuare il percorso iniziato con “Abbandono”, parlando e fermando nelle nuove canzoni le sensazioni che si provano dopo l’abbandono o quando ci si sente persi.

Anche parlando di suoni “Paura” mi sembra più avvolgente e ricco di effetti. Quali caratterizzano questo disco?
Principalmente delay, riverberi e overdrive.

Che rapporto hai con la paura? Pensi che serva o ne faresti tranquillamente a meno?
Penso che la paura a prescindere da tutto esista. È un sentimento che prima o poi dobbiamo affrontare, con cui dobbiamo confrontarci e in un certo senso mi dà anche una sensazione di tranquillità.

Nel tuo bandcamp ho letto che Felpa è Daniele Carretti nelle sue notti insonni. Però devo dire che “Paura” mi rimanda anche ad atmosfere sognanti. Quindi ti chiedo: i sogni influenzano la tua musica?
In genere sogno poco e se sogno non mi ricordo cosa. Quindi forse indirettamente.

Ho letto che mentre scrivevi “Abbandono”, stavi leggendo un libro che si chiama “La Ragazza dell’Addio” di Scerbanenco e ne hai anche allegato una pagina al disco. Per Paura ti ha ispirato qualche altro libro?
La ragazza dell’Addio parla di una ragazza ricca ma brutta che più volte e per varie ragioni viene abbandonata dall’uomo di cui è innamorata, incapace di sposarla per convenienza. È un libro che parla dell’essere abbandonati e del rimanere in attesa di qualcuno quindi mi piaceva l’idea di allegare al disco una pagina di questo libro perché le copie avessero un legame fra loro, ma per “Paura” non riesco a trovare un libro che mi abbia veramente ispirato anche perché “Paura” è più un disco autobiografico che riguarda episodi del passato accaduti a me o a persone che conosco.

Paura racconta una storia o comunque è un percorso. Il disco inizia con “Buio” e “Inverno” e finisce con “Estate” e “Luce”. Lo definirei un concept album.
“Paura” è un percorso che si risolve con l’accettazione di quello che succede anche perché devo dire che io sono più per il buio, la notte, il freddo e l’inverno che per la luce, l’estate e il caldo. Quindi non è che associ la paura al buio, anzi. L’inverno è poi la stagione che in assoluto preferisco.

E tu hai un tuo concept album preferito?
Non che mi venga in mente ora su due piedi, probabilmente anche se ne ho ascoltati non ci ho fatto caso. Però direi tutta la vita di ascoltare “Souvlaki” degli Slowdive.

I tuoi testi mi sembrano sempre molto diretti. Perciò ti chiedo: qual è il tuo rapporto con la prolissità?
Premettendo che sono un logorroico, forse scrivere in italiano mi permette di essere più efficace e diretto dal punto di vista della scrittura dei testi. Poi ultimamente ho notato che ci sono un sacco di gruppi italiani che cantano in inglese e mi sembra che a volte sia solamente un pretesto per dare meno importanza ai testi.

E quindi riusciresti a riassumermi in una parola come sarà il prossimo disco?
Penso che le parole più corrette siano: non lo so. Ho già fatto delle nuove registrazioni, ma non voglio anticipare o svelare ancora niente sul nuovo album che deve ancora prendere forma.

Chiudo con: come mai hai scelto Felpa per il tuo nome d’arte?
Mio zio aveva una ditta che si chiama proprio Felpa e quindi ho delle felpe in casa con su scritto Felpa, mi piaceva l’idea di avere già del merchandise pronto.

Valentina Giani