Fucked Up

“David Comes To Life”
(Matador, 2011)

Si chiama planking e è l’ultima idiozia umana, ti stendi lineare (plank) in un luogo impervio, pericoloso o estremo e poi ti fai fotografare. In Australia, dove questo sport è nato, sono morte due persone praticandolo: una è caduta da un’insegna, un’altra da un’auto. Quindi ti dico, non bertela anche te. Anziché sprecare tempo in sport idioti (ma non bastava il parkour?) ascoltati i Fucked Up.
Perché sono appena tornati con un nuovo Lp e ancora una volta sono destinati a stupire, e probabilmente a segnare per sempre il loro percorso artistico. “David Comes To life” è infatti un concept album, un opera rock che si riallaccia alla tradizione senza rinunciare a quel misto di melodia, velocità e violenza, tipico dell’hardcore e con in più quella complessità compositiva cui ci avevano abituato i Fucked Up (vedi gli Ep dedicati ai segni zodiacali cinesi).
E’ riconosciuto che le opere rock non sono formati esclusivi del prog rock, ma che anzi la tradizione punk rock hardcore ha già dato i suoi frutti: “Zen Arcade” ovviamente ma anche gli sketch “Milo Goes to College”, oppure un concept profondo come “No Control” non legato da una storia ma da uniformità di suoni e di stile con i testi che vertono intorno alla solitaria condizione umana che sia nella preistoria o nell’era nucleare. Sì va bè, c’è anche là, quello là, “American Idiot” ma quello è punk pop, roba per chi fa parkour. E più indietro ancora, senza chiamare in causa gli anni settanta, le opere rock di Who e Kinks, o dei Pretty things, più secche per stile e vicine al punk nonostante ampi ventagli di influenze come folk, musica bandistica o blues.
I Fucked Up ancora una volta sotto la guida illuminata di Mike Haliechuk non hanno paura di sperimentare e infatti troviamo brani di cinque minuti e organi, rincorse epiche e duetti coinvolgenti; la novità, rispetto al loro repertorio, sta nella storia che attraversa l’intero disco: quella di David che lavora in una fabbrica di lampadine nell’Inghilterra degli anni ottanta, cui muore la ragazza e deve dimostrare la sua innocenza dalle accuse di essere un assassino.
Interessante è il taglio che i Fucked Up hanno dato al modo di raccontare la vicenda frammentando il focus attraverso gli altri personaggi che raccontano la vita di David, e che tutta la storia è un immenso processo di Kübler-Ross del povero David che deve accettare la morte.
I Fucked Up smorzano le asprezze, ma Demian non urla di meno, e adottano un’impostazione “classica” (niente sperimentazioni) che gli dà il diritto ancora una volta di entrare nell’olimpo di quei gruppi che negli ultimi dieci anni hanno saputo riscrivere i canoni della musica più hard, stravolgendoli e aggiungendo qualcosa di personale. Gruppi come Wavves, i Refused o i mai abbastanza compianti Blood Brothers (vai a sentirti “Giant Swan”).
Poi se tutto questo non ti basta a farti amare questo album pantagruelico, allora il parkour forse te lo meriti, e non so proprio che farci; io non so più cosa dire me ne vado di là a fare un po’ di planking estremo sul divano, davanti alla televisione.

Gregorio Enrico