Fuga da Correggio e ritorno. L’insofferenza geografica in Tondelli. Intervista a Enos Rota.

La fuga e il ritorno in Pier Vittorio Tondelli sono un tema costante; “sempre in bilico”, come urlavano negli stessi anni ‘80 i torinesi Negazione, questione risolta, o forse no. Per saperne di più, in un intenso e luminoso pomeriggio di giugno sono andato a Correggio, borgo in cui Vicky è nato e cresciuto, da cui è fuggito più volte per poi ritornarci, definitivamente, nell’ultimo periodo della sua vita.

Lì, ho incontrato Enos Rota, scrittore, volontario, ma soprattutto amico di Tondelli, che da anni si spende per diffondere, attraverso interventi, libri (Caro Pier del 1995 e Biglietti a un amico del 2016) e visite guidate, l’opera e la memoria di Pier. A sancire quest’amicizia ventennale, molti ricordi, e, tra le tante righe scambiate, un biglietto a lui dedicato, il numero venti di Biglietti agli amici: “Ma io volevo baci larghi come oceani in cui perdermi e affogare, volevo baci grandi e baci lenti come un respiro cosmico, volevo bagni di baci in cui rilassarmi e finalmente imparare i suoi movimenti d’amore.”

 

Enos Rota

Intervista e istantanee di Davide Armento

 

Giorni prima, Enos si dimostra subito disponibile quando mi propongo per intervistarlo. Ci diamo appuntamento a Correggio, a Palazzo dei Principi, sede della biblioteca comunale. Siamo entrambi puntuali, e alle sette e mezza di sera ci troviamo nel patio del palazzo.
Enos è sorridente, indossa una delle sue tante camicie sgargianti, che lo slanciano e gli illuminano lo sguardo vispo. Ha capelli curati e di lì a poco scoprirò che spesso indossa una risata fragorosa e spiazzante. Ha con sé un sacchetto dal quale poi tirerà fuori cartoline, articoli, fotocopie, ricordi. 

Sono lì per fargli delle domande – poche – su un aspetto specifico di Tondelli, ma noto subito che Enos è un fiume in piena e ha il passo di chi non vuole perdere tempo, non per mancanza di disponibilità, ma perché ha molto da dire.
E allora, svoltato l’angolo del caffè del Teatro, proseguiamo dritti e passiamo davanti alle scuole elementari frequentate da Tondelli, per poi continuare la geografia tondelliana, sottotraccia per chi non sa, eppure, allo stesso tempo visibile ed invisibile, appiattita dal quotidiano. Arriviamo in via Vittorio Saltini, dove al penultimo piano di sei di un palazzo di mattoni rossicci, viveva Pier con la sua famiglia. Dove, di fronte, c’è il tempietto menzionato in Camere separate e dove la toponomastica correggese finalmente recita Piazza Pier Vittorio Tondelli, che in realtà è un parcheggio. Mentre scatto qualche foto, Enos continua a parlarmi di Pier, e sembra quasi un amico in comune.
È questo l’effetto che fa: non averlo mai conosciuto, eppure sentirlo vicino, sulla stessa onda, come se invece, leggendo le sue pagine, fosse lui a conoscerti meglio di quanto pensi di conoscere te stesso. Enos sciorina aneddoti e confidenze, dopodiché ci spostiamo alle spalle del Teatro Asioli, in un’area verde già tempestata di zanzare, e ci sediamo sulla terza panchina da destra, quella dove anni prima lui e Pier restavano seduti per ore a parlarsi.

 

Ma io volevo baci larghi come oceani in cui perdermi e affogare, volevo baci grandi e baci lenti come un respiro cosmico, volevo bagni di baci in cui rilassarmi e finalmente imparare i suoi movimenti d’amore.
(Biglietti agli amici. Ottava ora del giorno. Biglietto numero 20. E.R.)

 

Nei suoi libri, nelle interviste, Tondelli parla spesso di Correggio, e spesso tira in ballo il borgo per parlare di fuga. Com’era allora, era un ambiente soffocante?

E: Certo. Non ti dico a quel tempo lì com’era soffocante. Dicevo alla presentazione di un mio libro, qui, che a suo tempo nessuno spezzò una lancia in suo favore. Contro di lui si schierò il PC di allora, ottuso, intollerante verso l’omosessualità. Negli anni ‘70/’80 non c’era nessuna apertura. E poi la Chiesa. Lui (Tondelli, n.d.r.) stette male da matti, soffrì tantissimo in questa città per via di questo duplice rifiuto, e si sentì proprio giudicato e rifiutato.

[Nel frattempo Enos fruga tra i materiali che ha portato con sé: appunti, discorsi e ricordi.]

E: Ah, forse è qui il biglietto lasciato a Canolo di cui mi parlavi…
D: Questo…Credevo si fosse perso.

Nella lettera in risposta a quella della sua maestra delle elementari, dopo che lei aveva letto Altri libertini – una cosa che non è finita nei libri – emerge proprio questo senso di rifiuto da lui percepito.

“Carissima Vanda, ti ringrazio di esserti ricordato di me. È un segno di grande attenzione che mi lascia commosso. Vorrei tranquillizzarti: non cerco né la gloria, né la cattiva strada. Se avrai la pazienza e la benevolenza di leggere qualche pagina del mio nuovo romanzo, ti accorgerai di come io stia maturando e da certi punti di vista crescendo.
Io credo, sinceramente, che stiamo percorrendo la stessa strada come tanti altri milioni di persone di buona volontà; l’unico problema è che veramente le vie della salvezza sono infinite, così come i cammini della provvidenza. E credo che sebbene su percorsi un tantino differenti – differenti come gli uomini – camminiamo con lo stesso passo. Tu non lo crederai, ma che l’abbia voluto o meno, ho fatto del bene a molti emarginati che mi hanno scritto e cercato, dato loro la forza di andare avanti, la volontà di essere se stessi, al di là dei giudizi della gente. Alcune persone hanno trovato in alcune pagine una ragione per andare avanti e dare un senso alla propria vita. Io sono testimone di queste migliaia di persone. Ti sembrerà strano, ma è andata proprio così.
Vedi, dunque, che tutto dipende dall’imperscrutabile volontà dell’Altissimo.”

Ride Enos, per la risposta così arguta e sottile, ma ben assestata. E quando ride, getta la testa all’indietro, la voce gli si soffoca in gola, e ogni tanto si picchia il ginocchio con la mano.

È ammirazione, quella che prova per Tondelli. Mi parla di lui, dei suoi difetti amplificati, della sua altrettanta generosità, del loro rapporto così sfacciato e diretto.

Se cerchi su Un weekend postmoderno – mi dice – c’è un ricordo su Andrea Pazienza, dopo la sua morte (trentuno anni lo scorso 16 giugno, n.d.r.); se lo leggi, è l’identikit dello stesso Tondelli, vale esattamente anche per lui. Uguale, identico.

 

tempio_camere separate

 

La fuga è servita a qualcosa?

E: Fai conto di vedere la parabola, da Altri libertini dell’80 a Camere separate dell’89, dove, in quest’ultimo, il registro cambia completamente, dove tutta la trasgressione di un tempo si è tramutata – come ha detto Pampaloni (Geno, n.d.r.) – nella riscoperta dei valori veri, universali: la vita, la morte, le amicizie, la famiglia, il dolore. Tutte quelle componenti che sono proprio caratteristiche di Camere separate.

C’è poi un quadro del Correggio, a Dresda, che era qui, nella Chiesa di San Francesco, che ci rubò il Duca di Modena. Quando Tondelli vide quella madonna, sostenne subito che Antonio Allegri, detto il “Correggio”, aveva ritratto la sua maestra di catechismo e la sua maestra di scuola. Erano lì, davanti a lui. Anche quel momento è stato fondamentale per il ritorno, perché gli ha rievocato la sua terra.

E poi, sei mesi prima della morte, in una lettera a Carlo Coccioli, autore da lui tanto stimato:

“È pur vero che ognuno è scontento nella propria situazione. Io vedo l’invecchiamento come un continuo processo di sviluppo, di essenzialità e di interiorità” – pensa, lui giovane e morente insegna ad un ormai vecchio Coccioli come si fa a stare al mondo! –  “e la prerogativa di dire addio alle cose, ai paesaggi, che non è disperante, ma consolatorio. Non creda che io sia il suo unico ammiratore italiano, ce ne sono tantissimi che la ritengono un autore fondamentale”.

Enos smette di leggere, tiene il segno con il dito, ed inizia a spiegare.

E: Lui è quello che nel ‘53 ha scritto Fabrizio Lupo, primo romanzo sull’omosessualità, un affresco meraviglioso e che ha anticipato tutti. Uscì in Francia – in Italia fu pubblicato venticinque anni dopo, e comunque con parti censurate. Tondelli l’aveva letto, tanto è vero che quella volta che ammise, esattamente, la sua confidenza, la sua intimità, nei miei confronti – l’11 novembre dell’81 – mi regalò tre libri, e uno di questi fu proprio Fabrizio Lupo di Carlo Coccioli. All’inizio non capii. Mi disse solo “questo libro è per te”. Io ero cattolico praticante, lo sono ancora, e così mi regalò anche un libro che si intitola La chiesa e gli omosessuali di John McNeill, un gesuita poi “estromesso” dalla Chiesa, che scrisse questo libro bellissimo, e poi mi regalò Frammenti di un discorso amoroso di Roland Barthes.
Mi diede questi tre libri e mi fece scegliere le tre fotografie che più mi piacevano di lui. E da quel momento ci siamo frequentati, sai, tantissimo; vacanze insieme, uscite, ci divertivamo come dei grilli. 

Poi riprende a leggere.

“[…] ho lasciato Milano e sono tornato qui, a Correggio. Corsi, ricorsi, regressioni, nostalgie? Però quando stavo male, lo scorso inverno, era bello pensare di avere un luogo in cui poter tornare: Correggio” Ecco il ritorno, la nostalgia del paese, delle radici, della famiglia, di tutto. “Il successo non mi interessa, preferisco vivere isolato – mancavano sei mesi alla sua morte. Le porto anche i saluti di Fulvio, altro suo ammiratore. La prego, ci dia presto un altro libro come Piccolo karma. Un caro abbraccio, Pier Vittorio Tondelli.”
Di Piccolo karma Tondelli scrisse una recensione su l’Espresso, che Coccioli stampò ingrandita ed espose nella sua sala, a Città del Messico.

 

“[…] era l’odore della mia terra, di una campagna in cui vivevano più porci che uomini.”
(“L’abbandono”, postumo)

 

E: Sempre a proposito di queste zone, nessuno conosce bene Tondelli se non conosce il pittore Edi Brancolini. Vive a Carpi, a nove chilometri da qui. Allora dipingeva nudi, nudi strepitosi – certo, articoli difficili da collocare – poi ha avuto una crisi mistica e si è dato a soggetti di carattere sacro. Per dire, il vescovo di Carpi l’ha chiamato per farsi fare un ritratto (ride, n.d.r.), e ora dipinge delle deposizioni che mi piacciono tantissimo. Beh, insomma, dopo l’uscita di Altri libertini, un giorno Edi disse a Tondelli “Beh, ora che sei famoso, scrivi una recensione dei miei quadri”. E Tondelli non gliela scrisse subito, ma dopo una serata passata nel suo studio, dove bevemmo, tanto che mi toccò accompagnarlo fin su, a casa, alle tre di notte. La mattina dopo, verso le nove, Tondelli si presentò da Edi e gli disse “tieni, ecco la recensione”. Allora, si vede chiaramente che di critica in fatto di arte non se ne intendesse troppo, ma è una pagina letteraria sublime, in cui si riferisce ai corpi dipinti da Brancolini paragonandoli ad opere cinquecentesche. È una recensione bellissima ed inedita, non è mai finita in nessun libro.

Hai molto materiale inedito di Tondelli?

E
Beh, sì (intanto fruga nei suoi raccoglitori, n.d.r.). Tieni, abbi almeno l’emozione di dare un’occhiata e tenere in mano la copia personalizzata di Biglietti agli amici. Ognuno di noi destinatari ha la dedica personale. Natale ‘87. C’è il nostro biglietto con la dedica autografa (mi mostra alcune lettere e cartoline speditegli da Tondelli, n.d.r.).

Il 24 dicembre del ‘91 Tondelli si presentò con un pacchetto in ufficio, nel Comune di Correggio, dove lavoravo, e mi disse “Enos, questo è il regalo di Natale”. Allora io lo scartai, vidi che c’era un libro, lo lanciai sulla scrivania e gli dissi “Beh, tutto qua?” e lui “ho speso sei milioni per queste copie personalizzate e tu prendi la tua e la sbatti in un angolo!?!” (ride, n.d.r.). Avevamo un rapporto diretto, conflittuale, aperto. Come quella volta in cui lessi la recensione negativa di Angelo Guglielmi. Lo vidi e gli dissi “veh, ho letto l’Unità, c’è quella recensione in cui vieni stroncato”, e lui “Enos, su novantanove recensioni positive tu hai letto solo quella in cui mi stroncano!”. Quanto abbiamo battagliato. Che poi, tra l’altro, Tondelli era uno che si adeguava alle persone che aveva davanti, e quando si parlava, di qualsiasi argomento, dopo due minuti scoprivi che lui ne sapeva più di te (ride, n.d.r.). 

Vedendo una colata di lava sull’Etna, il 14 agosto dell’86, a Taormina, mi scrisse questa cartolina. “Perché c’è chi ama e chi è amato, e sono due universi differenti”, citazione di Carson McCuller. “E tu non permettere che il tuo fuoco d’amore si fermi e si solidifichi”. Questa frase mi è rimasta impressa da quel momento. In quel periodo ci frequentammo tantissimo, andammo in vacanza insieme. Perché poi ognuno di questi biglietti agli amici ha una storia particolare, e i lettori possono avere solo una chiave di lettura, mentre ne esistono altre, più profonde, legate alle singole storie, al rapporto che Tondelli aveva con i rispettivi destinatari.

Mentre fruga ancora tra i ricordi, Enos mi mostra una foto di una ragazza dall’aria dolce. È Rosanna Cagarelli, la ragazza alla quale Tondelli dedicò Altri libertini, presente in diversi passaggi della narrazione di Viaggio, l’ultimo racconto. Una sua carissima compagna di liceo, morta suicida a Milano, al secondo anno di università.

C’è poi un’altra cosa importante da ricordare – riprende Enos. Una persona. Filippo Betto, un altro scrittore amico di Tondelli, conosciuto a Bologna. C’è una raccolta di racconti intitolata Certi giorni sono migliori di altri giorni, e l’omonimo racconto mi ha commosso anche più del biglietto di Biglietti agli amici. In quel racconto c’è lo stile, il sound di Tondelli, episodi e riferimenti che abbiamo vissuto insieme. E quindi io credo che forse sia stato dettato da lui, e racconta i suoi ultimi giorni in ospedale. Sono pagine commoventi, strazianti, una ventina circa, in cui vengono descritti gli ultimi momenti della sua vita. 

 

casa pvt

 

Qual era il suo modo di evadere da Correggio?

E: Beh, quel luogo, lo studio di Brancolini, era il nostro rifugio, perché qui, a Correggio, eri e sei sotto i riflettori, sotto gli occhi di tutti. Invece lì, a Carpi, andavamo spesso, festeggiammo anche tanti ultimi dell’anno. Tondelli lo ricorda anche nella recensione che scrisse: “[…] nel suo studio, sempre echeggiante di belle musiche e con bei ragazzi” (ride, n.d.r.). I primi tempi andavamo sempre lì. Tra l’altro c’è un dipinto di Edi in cui Tondelli è ritratto come uno scrittore del Settecento e stringe una copia di Altri libertini
[http://www.edibrancolini.it/ritratti2.htm].

Nel frattempo ci alziamo e andiamo verso il centro di Correggio. Attraversiamo i portici, passiamo davanti al municipio in cui Enos ha lavorato per trentacinque anni. Tondelli ogni tanto si presentava in ufficio e insieme andavano a prendere un caffè nel bar appena sotto.

Poi passiamo davanti alla Chiesa di San Francesco, che è un po’ il luogo simbolo del ritorno a Correggio in Tondelli, che lo richiama alla sua gente, alla sua identità, la chiesa in cui erano conservati i dipinti di Antonio Allegri che Pier aveva voluto vedere a tutti i costi a Dresda. Enos mi mostra il fianco della costruzione, per lui lo scorcio più bello di Correggio, illuminata da un sole che inizia a diventare rossiccio, ormai al tramonto. 

Mi parla spontaneamente di Tondelli, lascia fluire i pensieri, le riflessioni, salta da un argomento all’altro con frenesia e potrebbe restare ore a raccontarmi di loro due, come del resto sta già facendo. Gli si illumina ancora di più il volto quando parla di Vicky, come lo chiamavano gli amici, e mi spiega che capisce molto di più adesso le sue parole, frammenti di discorsi passati. Sottolinea la sua intuizione, anche quando era molto giovane, la sua lucidità, la capacità di visione di insieme.

Non c’è più uno studioso dei fenomeni giovanili come lui – riprende Enos. Addirittura, riusciva ad anticiparli, non aspettava che esplodessero, riusciva ad intuirli. È difficilissimo – dice, e su questo concordiamo. Aveva doti straordinarie, una ricchezza interiore. Era molto più straordinario come uomo che come scrittore, devo dire, il ché vuol dire tanto. Ed era e continua ad essere apprezzato da tutti. Lo dicono i biglietti che raccolgo sulla sua tomba. “Nei tuoi libri trovo quello che sono stato, sono e vorrei essere”, e altri messaggi simili. C’è tutto un mondo.
E ci si potrebbe scrivere un libro con tutti i biglietti che raccolgo da lì.

 

[…] Ed era e continua ad essere apprezzato da tutti. Lo dicono i biglietti che raccolgo sulla sua tomba. “Nei tuoi libri trovo quello che sono stato, sono e vorrei essere”, e altri messaggi simili.
C’è tutto un mondo.

 

Focus

Elena Buia, Verso casa: viaggio nella narrativa di Pier Vittorio Tondelli;
Morena Sericoli, Scenari italiani nelle opere di Pier Vittorio Tondelli ;
Un weekend postmoderno e Immagini – Sezione Multimedia, Centro Documentazione “Pier Vittorio Tondelli”