Fuocoammare nominabile agli Oscar: sì o no?

E’ di ieri la notizia che “Fuocoammare” sarà il film candidabile agli Oscar per il Nostro Paese. Da buoni italiani, neanche il tempo di dare la notizia, e via lo scoppio di polemiche, guidate niente meno che da Paolo Sorrentino.
Un po’ come i suoi film, il regista napoletano ha espresso un parere estremamente negativo e che ha sempre quel sapore di snobbismo intellettuale (quando poi i suoi film di intellettualmente sopraffino non hanno praticamente nulla).

Mi sembra, invece, il caso di entrare nel merito di questa candidatura, che, se da un certo punto di vista è molto coraggiosa, dall’altro è in realtà molto prudente. Mi spiego meglio.

Innanzitutto l’idea di candidare un documentario e non un film vero e proprio mostra una certa volontà di andare oltre i “canoni”, e questo per un cinema come il nostro, che dal punto di vista produttivo è troppo conservatore, è sicuramente un passo in avanti. Senza dimenticare, poi, che l’opera di Gianfranco Rosi ha vinto l’Orso d’Oro a Berlino con sponsor una certa Meryl Streep, che a Hollywood ha un certo qual peso.

Dove, invece, la scelta mi è sembrata prudente è nel confronto con due pellicole (nella rosa delle 7) straordinariamente innovative come idee produttive, due vere ventate di intelligenza e sagacia cinematografica: mi riferisco a “Lo Chiamavano Jeeg Robot” e “Perfetti Sconosciuti”.
Il discorso che faccio non è riferito alla bellezza in sé del film, su cui si potrebbe stare a discutere anni senza trovare soluzione, ma l’immagine che si vuol dare del nostro cinema poteva essere, se vogliamo, “più nuova”.

Da una parte abbiamo il caso cinematografico dell’anno, un film di supereroi veramente italiano, con venature realistiche immerse nel pulp che farà la storia, cioè Jeeg (non vedo l’ora di sapere qualcosa del nuovo progetto di Gabriele Mainetti). Dall’altra la geniale visione dell’uomo attuale di Paolo Genovese, che per primo al mondo ha deciso di mettere in scena la “vera-virtuale” vita dell’uomo medio attraverso lo smartphone. Questo semplice format è già adesso preda di produttori da tutte le parti del mondo e sarebbe stato molto interessante rivedere la commedia italiana di qualità alla ribalta.

Ecco, forse, queste due scelte avrebbero potuto fungere da scossone magari e dare credito a due cineasti che hanno avuto molto coraggio e, nel caso di Mainetti, l’umiltà di studiare e capire i canoni di un genere, arricchendolo della provincialità italiana, a differenza del mezzo fallimento di Matteo Garrone, “Il Racconto dei Racconti”.

Insomma, senza parlare di suicidio o masochismo come detto da Sorrentino, penso che la scelta sarebbe potuta essere diversa, ma non per questo “Fuocoammare” non merita questo posto d’onore. Film che mi riprometto di rivedere, perché ad una prima visione non mi aveva pienamente convinto per mie aspettative leggermente diverse da quello che il film è effettivamente stato. Spero solo che la commissione non lo abbia scelto solo per la sua “storia” vera e per il tema, che è sì importante, ma quello che noi andiamo a promuovere è prima di tutto un film, con un’idea forte ed una realizzazione altrettanto importante.

1454676997_lochiamavanojeeg_1280B-1280x628

Matteo Palmieri