Grinderman

(Mute, 2012)

Ascoltare i Grinderman di Nick Cave è come dondolarsi su una sedia a dondolo davanti ad una casa coloniale in un’afosa giornata a New Orleans, il cane spiaggiato in veranda. È un rock sordido e lascivo che fa pensare a piantagioni sterminate, amori clandestini e serate torride. Grinderman 2 è intriso di malinconia à la swamp blues, rock & roll sofferto e ansante e inebriante.

Il fortunato side project del cantante australiano è giunto al capolinea, come da lui stesso annunciato, alla fine del 2011 ma ai suoi fan ha concesso un ultimo colpo di coda con una riedizione dell’album Grinderman 2 remixato e impreziosito di collaborazioni con artisti del calibro di Matt Berninger dei The National, Joshua Homme dei The Queen of the Stone Age, di Nick Zimmer degli Yeah Yeah Yeahs, degli A Place to Bury Strangers, di Robert Fripps (già chitarrista di Bowie e Eno) e degli stessi Grinderman, tra gli altri. Il risultato è una perla di citazioni rock, blues, country e soul da cui si diffonde un’impressionante energia data da assoli voluttuosi e dal contrasto di voci graffianti e seducenti al tempo stesso –indimenticabile in tal senso la rivisitazione di Matt Berninger del brano “Evil” remixato da Silver Alert-. Se Grinderman 2 era un’album notevole, Grinderman 2 RMX cela una raffinatezza melodica impagabile per cui non si può far altro che alzare il volume e premere il tasto replay.

Erica Boiano