Grunge Surfing pt.2 – Microsoft, Reagan e il Punk
Seconda puntata del diario di viaggio a Seattle, dormendo su divani troppo corti, tra pioggia e ricordi del Grunge. Passando dalla Microsoft e da una mostra piena di chicche…
Ho visitato la Microsoft e per un pelo non sono riuscito a dire al figlio di Ronald Reagan che ero lì con un iPhone. E che suo padre ha avuto a che fare con gli Alice in Chains e compagnia cantante molto più di quanto si creda.
Penso di far parte della minoranza, in Italia, che possiede un Windows Phone. Altri modelli di “telefononi” regnano sovrani e alcuni di questi amici “sovrani” mi prendono in giro da tempo perché gli aficionados della Apple li conoscete anche voi, dai…
Ecco. Tre giorni prima di partire per Seattle, sede della Microsoft e residenza di Bill Gates (che è nato dall’altra parte del Lago Washington) il mio amato Windows Phone si rompe.
Eh.
Io che ero già pronto a dire a Bill Gates o al nuovo boss Steve Ballmer di dedicarmi una strada.
Eh.
Io orgoglioso “perché, vedi che belle foto che fa?”.
Eh.
Si rompe. E per il viaggio devo chiedere umilmente in prestito un iPhone ad un amico. Che me lo dà con estrema gentilezza ed estreme prese per i fondelli.
Quel telefono è il mio contatto col mondo anche all’EMP, lo strepitoso Experience Music Project di Seattle (opera di Frank O. Gehry, lo stesso del Guggenheim di Bilbao) dove passo un’intera giornata stregato da ciò che vedo e ascolto. C’è una mostra appena inaugurata sui Rolling Stones, una sugli AC/DC, diversi megaschermi dove passano documentari. Giochi “musicali” interattivi, strumenti, fotgrafie. Un paio di sale sono dedicate a una permanente su Mr. Jimi Hendrix, un altro dei grandi di Seattle di cui avremo modo di riparlare.
E poi ecco “Nirvana: Taking Punk to The Masses“, mostra curata da Jacob McMurray visitabile fino al 2013.
Parti e ti imbatti, tanto per gradire, nella Mosrite Gospel usata da Cobain per la prima live di Smells Like Teen Spirit all’OK Hotel di Seattle, incroci il Gibson Ripper di Novoselic, ammiri una Tama Superstar martellata da Dave Grohl nel 1994. Memorabilia a non finire, come la magliettaccia che Kurt indossa nel video di Teen Spirit, come appunti, lettere e scalette di concerti, come un demo finito nella mani di Jack Endino nel 1988 e dove il produttore di Bleach scrisse per errore Kovain. E poi ecco l’angelo simbolo del tour di In Utero, creatura che gli stessi curatori si chiedono come possa aver resistito per mesi, seppur ferita, alla furia live del terzetto. Da diverse postazioni interattive, è possibile godersi ore di interviste video ai protagonisti dell’epoca, che illustrano i loro perché e percome del Grunge.
Non male, per niente.
E’ vietato, all’EMP, scattare foto con flash o aggeggi particolarmente evidenti.
Uso l’iPhone e nel casino generale riesco a rubacchiare qualche immagine.Esco carico come dopo un bel concerto. Lo Space Needle, simbolo della città, è lì fuori con la sua coda di turisti più interssati al ristorante che c’è in cima che alla storia dei Melvins o della Sub Pop Records.
Be’, qualche giorno dopo e stesso telefono in tasca, eccomi dunque alla Microsoft scortato da David, simpatica canaglia amico di un’amica, geniale programmatore e tra i creatori, tra l’altro, di qualche edizione di Office e sviluppatore della XBox.
David mi mostra tutto quanto gli è possibile, comprese la sale del quartier generale, compreso il pezzo di muro di Berlino (!) che qualcuno donò a Bill Gates, compresi i mille viali, i campi da basket e da football e i laghetti interni che allietano la vita dei 40mila impegati della sede principale.
Microsoft gestisce anche una tv, la Msnbc, assieme al colosso NBC. Proprio in questi giorni si va verso una nuova versione dell’accordo, ma mentre sono nel palazzone della tv mi dicono che sopra, come ospite, c’è appunto il figlio di Ronald Reagan, Ron, giornalista e opinionista.
David mi dice che se voglio posso fermarlo e chiedergli gentilmente di immortalarlo per i miei articoli: “Tanto il tuo telefono fa le foto, vero?”.
“Ovvio”.
Gli avevo detto di essere possessore di un Windows Phone… E adesso? Mi metto a fare le foto con un iPhone a Reagan Jr., qui dentro, con i dirigenti che passano di continuo e con David che – immagino – scomparirebbe di vergogna?
Temporeggio. Racconto a David la storia che mi sento propinare da quando sono atterrato in città e che comunque, a logica, indiziavo da tempo: “Qual è la differenza tra il Grunge e la scena attuale di Seattle? Semplice: adesso chi suona ha comunque in tasca telefoni da 400 dollari e questo benessere nelle canzoni si sente… Nella seconda metà degli anni ’80, invece, quasi tutti i musicisti facevano fatica a fare giornata. Nasce lì la rabbia poi sfociata nel Grunge. Nasce lì, dagli anni difficili di Bush padre e ancora prima da quelli di Ronald Reagan“.
Il cui figlio è adesso a pochi metri da me, dietro una porta che però non si apre finché viene troppo tardi.E si deve tornare, dunque, verso il cuore della città.
Per raggiungere il centro si passa su di un lunghissimo ponte con piloni alternati a strati che galleggiano letteralmente sull’acqua. Tutto molto moderno. Ogni tanto però, quando il mare si arrabbia più del solito, il ponte viene bloccato. Tocca riavviarlo. Proprio come fosse un PC.
Marcello Micheloni è un giornalista emiliano. Tra le varie collaborazioni, ha effettuato reportage da oltreoceano sul basket NBA (per Dream Team, Quotidiano Nazionale e Radio24) e sull’esperienza di un mese in una riserva Sioux (per il gruppo de Il Sole 24 Ore). Racconta Seattle muovendosi tramite il CouchSurfing, dormendo su divani spesso troppo corti. Il tutto due decadi dopo l’affermazione della scena Grunge, diciotto anni dopo lo sparo di Cobain, settant’anni dopo la nascita di Jimi Hendrix.
Twitter: @ilmonch
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